Sono passati quasi sette anni da quando il talento cresciuto in casa Ferrari, Charles Leclerc, fece palpitare i tifosi della Rossa di Maranello. Due vittorie consecutive: la prima in Belgio, tra gioia e dolore, segnata dalla scomparsa del suo amico Anthoine Hubert, avvenuta il giorno prima in Formula 2; la seconda a casa nostra, a Monza, ottenuta grazie a una difesa estrema davanti a Lewis Hamilton, oggi suo compagno di squadra.
Proprio al “Tempio della Velocità” nacque il suo epiteto più famoso, “il predestinato”, o, come lo urlò il telecronista della Formula 1 in Italia Carlo Vanzini, al quale auguriamo ogni bene per la malattia che sta affrontando, “IL PREDESTINATO VINCE”. Quella frase, gridata e carica di speranza per noi ferraristi, a oggi non ha ancora trovato compimento. Dal 2019 a oggi, due coetanei di Leclerc, Max Verstappen e Lando Norris, sono diventati campioni del mondo di Formula 1: il primo quattro volte, il secondo appena incoronato. Il monegasco, invece, è rimasto “il predestinato”.

Gli anni del “si pensa già al prossimo anno” di Charles Leclerc
Dopo quelle due vittorie del 2019, Leclerc avrebbe dovuto attendere oltre due anni per tornare a lottare seriamente per il titolo. Ma quella fase durò poco, troppo poco per il talento Ferrari. Errori propri, strategie sbagliate, power unit andate in fumo: il tutto si concluse a Silverstone, con il celebre dito puntato di Mattia Binotto, dopo la prima vittoria del compagno di squadra Carlos Sainz. Da lì in avanti, Charles Leclerc non ha più avuto reali chance nemmeno per competere per il titolo mondiale.
Il 2023 è stato stradominato da Verstappen, con la beffa che l’unica vittoria non Red Bull sia stata proprio della Ferrari, ma non quella del pilota di Monte Carlo: a vincere fu Sainz, a Singapore, lo stesso pilota che gli aveva negato il trionfo in Inghilterra l’anno precedente. Nel 2024 Leclerc ha vissuto una sorta di remake del Gran Premio di Monza, tenendo dietro le due McLaren e facendo riaffiorare i fasti del GP di cinque anni prima, con il sogno di riportare almeno il titolo costruttori a Maranello. Sogno poi svanito ad Abu Dhabi per appena 14 punti. Sul 2025 appena trascorso stendiamo un velo pietoso.

Guidare per la Ferrari, più che un onore, è un supplizio
Guidare oggi per la Ferrari, la Ferrari odierna, ben lontana dai gloriosi fasti dell’era Michael Schumacher, è forse la condanna più dura che possa capitare a un pilota. Charles Leclerc è costretto a combattere in prima linea contro gli altri top driver, il fenomeno Max Verstappen, l’attuale campione del mondo Lando Norris e l’onda giovane dei nuovi arrivati, senza diritto all’errore e con mezzi quasi mai all’altezza della concorrenza. Una condanna che, al momento, sembra non avere fine.
La parola “fine” possono scriverla solo la Ferrari e Leclerc. La prima deve consegnare al monegasco una monoposto in grado di lottare davvero per il prossimo Campionato del Mondo; il secondo, qualora questa richiesta non venisse soddisfatta, dovrà guardarsi intorno. Il 2026 è un’incognita che potrebbe trasformarsi in certezze nel 2027, e quelle certezze potrebbero essere lontane da Maranello. Aston Martin, Mercedes, Red Bull e McLaren potrebbero puntare sull’asso di Monte Carlo ed esaudire il suo sogno più grande: diventare campione del mondo di Formula 1.
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Crediti foto: Ferrari, F1, XPB





