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Mercedes – Toto Wolff e la filosofia del leader collettivo

Le dichiarazioni a Forbes rivelano l'approccio manageriale del Team Principal della Stella a Tre Punte: leadership, responsabilità condivisa e zero tolleranza per la mediocrità

Diego Catalano by Diego Catalano
8 Gennaio 2026
in F1, News
Tempo di lettura: 5 minuti
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Mercedes Toto Wolff

Foto di gruppo per il team Mercedes

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Il Team Principal della Mercedes-AMG Petronas ha aperto le porte del suo approccio gestionale in un’intervista a Forbes, delineando una visione della leadership che si distacca dai tradizionali modelli gerarchici del motorsport. Toto Wolff, alla guida di una delle strutture più vincenti nella storia della Formula 1, presenta un paradosso affascinante: un capo che si sente “in imbarazzo” a parlare di leadership.

Il disagio del comando verticale

“Mi sento in imbarazzo a parlare di leadership“, ha dichiarato Wolff a Forbes. “Questa idea di un solo leader è qualcosa con cui faccio davvero fatica. Non potrei essere il miglior CFO, il miglior CMO, il miglior CEO, tutto in uno. Mi vedo tra quella squadra“.

Questa ammissione colpisce per la sua sincerità. In un ambiente come la Formula 1, dove figure carismatiche e accentratrici hanno dominato per decenni – da Enzo Ferrari a Ron Dennis, da Jean Todt a Christian Horner – Wolff presenta un modello alternativo. Non il generale che impartisce ordini dall’alto, ma il coordinatore di talenti specializzati, ciascuno eccellente nel proprio ambito.

L’austriaco non rinnega però il peso delle decisioni finali: “Se c’è una decisione finale da prendere, allora la prenderò. Ma mi affido al collettivo“. È una distinzione sottile ma fondamentale. Wolff non abdica alla responsabilità ultima, ma la inquadra all’interno di un processo decisionale collettivo dove il suo ruolo è quello di sintesi, non di imposizione.

Il team principal e CEO di Mercedes F1, Toto Wolff. 

La tribù e la missione

Il linguaggio utilizzato da Wolff è significativo. “Io la vedo un po’ come la mia tribù, dovrei proteggerli. Ma devo anche chiarire la missione“, ha spiegato. Il termine “tribù” evoca un senso di appartenenza, di legami orizzontali, di comunità unita da valori condivisi piuttosto che da rigide gerarchie. È una scelta lessicale che rivela molto sulla cultura organizzativa che l’austriaco ha costruito a Brackley.

La protezione della tribù, tuttavia, non si traduce in paternalismo accomodante. Wolff delinea standard elevatissimi: “Devi essere grande. Se passi da bravo a buono perché non sei abbastanza motivato, o non stai al passo con lo sviluppo della tecnologia, allora questo è un punto di espulsione“.

La durezza di questa affermazione – “punto di espulsione” – contrasta con la retorica della leadership collaborativa, ma ne rappresenta in realtà il complemento necessario. La meritocrazia richiede eccellenza costante, e il collettivo funziona solo se ogni componente mantiene standard altissimi.

Il peso della responsabilità sociale

Ciò che emerge con particolare forza è la consapevolezza del ruolo sociale che Wolff ricopre. “Sono responsabile delle 2000 persone che lavorano in questo team, delle loro famiglie, dei loro standard di vita, dei loro mutui, dei loro sogni, delle loro speranze“, ha dichiarato.

Questa prospettiva allarga l’orizzonte della leadership sportiva. Non si tratta solo di vincere gare o campionati, ma di gestire un ecosistema umano ed economico che impatta su migliaia di vite. È una responsabilità che va oltre le prestazioni in pista e che spiega, forse, l’intensità emotiva con cui Wolff vive ogni successo e ogni fallimento del team.

Andrea Kimi Antonelli
L’abbraccio tra Toto Wolff e Andrea Kimi Antonelli dopo il secondo posto nel Gp del Brasile 2025

La leadership attraverso la comprensione individuale

La testimonianza di Valtteri Bottas, che ha corso per cinque stagioni al fianco di Lewis Hamilton e ha operato come pilota di riserva nel 2025, offre uno sguardo esterno sulla metodologia Wolff. “Uno dei suoi punti di forza è leggere le persone e imparare a gestire persone diverse perché ognuno è diverso”, ha affermato il finlandese come riportato da Motorsport.com. “Alcuni potrebbero aver bisogno di più pressione. Alcuni potrebbero aver bisogno di meno. E cerca di capire per ciascuno cosa funziona“.

Questa capacità di personalizzazione gestionale rappresenta forse il vero talento distintivo di Wolff. In un ambiente tecnologico come la Formula 1, dove l’ingegneria e i dati dominano, il viennese ha compreso che l’elemento umano rimane il fattore differenziante. Gestire un genio aerodinamico richiede approcci diversi rispetto a motivare un ingegnere di pista o un meccanico. La leadership efficace, nella visione Wolff, è profondamente contestuale e relazionale.

Nessuna intenzione di lasciare

Dopo aver venduto una quota del 15% nella sua holding a Crowdstrike – corrispondente al 5% del team Mercedes F1 – alla fine del 2025, si erano diffuse speculazioni su un possibile passo indietro di Wolff. L’interessato ha però chiarito la sua posizione: “Non ho alcun piano per vendere la squadra né per lasciare il mio ruolo. In realtà sono in uno stato buono e mi sto godendo. E finché sento di contribuire e gli altri sentono che contribuisco, non c’è motivo di pensare in quella direzione“.

F1
Stefano Domenicali insieme al team principal della Mercedes Toto Wolff

La decisione di cedere una quota minoritaria, quindi, non prelude a un’uscita ma rappresenta probabilmente una razionalizzazione finanziaria. Toto rimane saldamente al comando, in quello che lui stesso definirebbe un ruolo di “primo tra pari” piuttosto che di comandante solitario.

Le riflessioni di Wolff arrivano in un momento di transizione per la Mercedes, che dopo otto titoli costruttori consecutivi (2014-2021) ha attraversato anni di difficoltà con le monoposto a effetto suolo. Il biennio 2024-2025 ha mostrato segni di ripresa, ma la sfida rimane immensa contro Red Bull, Ferrari e McLaren.

In questo contesto, la filosofia della “leadership collettiva” di Wolff rappresenta un test importante. Funzionerà anche quando la macchina non è dominante? Può un modello basato sulla collaborazione orizzontale competere con strutture più verticistiche quando la pressione è massima?

Le risposte arriveranno dalla pista. Ma ciò che Wolff ha costruito a Brackley va oltre i risultati sportivi immediati: è un modello organizzativo che riconosce la complessità della Formula 1 moderna, dove nessun singolo individuo può padroneggiare tutti i domini tecnici, strategici e umani necessari al successo.

“Mi vedo tra quella squadra“, ha detto Wolff. Forse è proprio questa umiltà – genuina o strategica che sia – la vera chiave del suo successo. In un’epoca di ego ipertrofici e personalità ingombranti, l’austriaco propone un paradigma diverso: il leader come catalizzatore di talenti altrui, piuttosto che come protagonista assoluto. Una lezione che potrebbe valere ben oltre i confini del paddock di Formula 1.


Crediti foto: Mercedes-AMG Petronas F1 Team

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Tags: F1MercedesNewsToto Wolff
Diego Catalano

Diego Catalano

Partenopeo Classe 1977 con formazione nell’ambito delle Relazioni Internazionali. La passione per il motorsport nasce sin dalla prima adolescenza. Proprio questa forte pulsione mi ha portato, negli anni, a volermi cimentare con la narrazione di ciò che circonda la Formula Uno. Ho fatto parte, come fondatore, di diversi progetti editoriali a tema: MotorQube, Fatti di Motori, Undici Metri; esperienze chiusesi ma che mi hanno permesso di approdare in FormulaUnoAnalisiTecnica. Realtà nella quale, per cinque anni, ho ricoperto il ruolo di caporedattore e coordinatore. Nel gennaio del 2024 ho deciso di rimettermi in gioco creando Formulacritica.it, un contenitore plasmato sulle mie necessità espressive che ho voluto impostare su un modo di raccontare il motorsport diverso, votato all’analisi concettuale del fenomeno. In parallelo curo un altro figlio editoriale: PuntoNapoli. A tempo perso pesto sui tamburi e sui piatti di una batteria e provo a dare del tu a un paio di bassi elettrici. Con risultati rivedibili. La musica e il prog-rock sono un’altra ragione di vita. Ne parlo su No Limits Radio nello spazio denominato "Blog To The Edge" del quale esistono proiezioni sui principali social network e su YouTube.

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