Rifornimenti in F1, un tema che ritorna con una ciclicità quasi polibiana. Un argomento che, evidentemente, stuzzica la fantasia e stimola l’immaginario collettivo degli appassionati e degli addetti ai lavori. Proprio tra questi, vi sono da registrare le dichiarazioni di Zak Brown che recentemente ha disquisito del possibile ritorno dei rabbocchi di carburante in gara. Osservazioni che riaprono un dibattito che in Formula 1 riaffiora soprattutto nei momenti di transizione regolamentare.
“Penso che se tornassimo al rifornimento, sarebbe fantastico”, ha affermato il manager americano, sottolineando come il rientro di questa variabile introdurrebbe una pluralità di scelte strategiche oggi assenti: gestione del peso, finestre di pit stop più elastiche, compromessi tra prestazione pura e flessibilità tattica. Un ragionamento che, sul piano sportivo, ha una sua logica e intercetta una delle criticità della F1 moderna, ovvero la crescente convergenza delle strategie.

Rifornimenti in F1: un boost per lo spettacolo
Dal 2010, anno dell’abolizione dei rabbocchi, la gara è stata progressivamente ricondotta a un esercizio di gestione degli pneumatici e del ritmo, con differenze strategiche spesso limitate a undercut, overcut e alla tempistica delle soste. Il carburante è diventato una variabile statica, caricata al via e poi semplicemente consumata e amministrata in base alle fasi dei Gran Premi. Reintrodurre i rifornimenti significherebbe rimettere in gioco il peso della vettura come fattore dinamico, con effetti immediati sulla prestazione, sulla durata degli stint e sulla lettura della gara.
Il punto evidenziato da Brown è centrale: partire pesanti per allungare il primo stint o leggeri per massimizzare la partenza e la posizione in pista. In un contesto regolamentare stabile (ormai i vertici della F1 hanno deciso di procedere con quadri regolamentari fissi da modificare con cadenza quinquennale), questo amplierebbe il ventaglio delle soluzioni possibili, rendendo meno prevedibili le gare e più complesso il lavoro dei muretti. Da questo punto di vista, il rifornimento agirebbe effettivamente come acceleratore di variabilità strategica e, potenzialmente, di spettacolo.
Rifornimenti in F1: pro e contro
Tuttavia, l’analisi non può fermarsi al solo piano sportivo. Il primo nodo critico riguarda la sicurezza. La Formula 1 ha abbandonato i rifornimenti non solo per ragioni di costi e standardizzazione, ma anche a seguito di incidenti che avevano evidenziato i rischi legati alla gestione del carburante in pit lane. È vero che le tecnologie e i protocolli di sicurezza sono evoluti, ma reintrodurre i rifornimenti significherebbe aumentare nuovamente la complessità operativa dei pit stop, già oggi estremamente tirati al limite. In un’epoca in cui si cerca di ridurre i fattori di rischio superflui, questo aspetto pesa in modo netto.
C’è poi una questione strutturale legata alla natura della Formula 1 contemporanea. La categoria è oggi definita come campionato ibrido, in cui la gestione dell’energia elettrica è parte integrante della prestazione e della strategia. Introdurre rifornimenti di carburante per la parte endotermica rischierebbe di creare una frattura concettuale: da un lato, sistemi sempre più sofisticati di recupero e utilizzo dell’energia; dall’altro, una pratica che richiama una F1 del passato, fortemente dipendente dal consumo e dalla logistica del carburante fossile.

Sotto il profilo ecologico e simbolico, il ritorno dei rifornimenti sarebbe difficile da inquadrare. La categoria, soprattutto dal ciclo 2026 in avanti e in virtù del programma Net Zero Carbon, sta costruendo la propria narrativa su sostenibilità, carburanti avanzati e riduzione dell’impatto ambientale. Anche se i carburanti saranno sostenibili, aumentare il numero di operazioni legate al rifornimento in gara potrebbe essere percepito come un passo indietro, più antistorico che innovativo, almeno sul piano dell’immagine.
Esistono anche controindicazioni sportive meno evidenti ma altrettanto rilevanti. I rifornimenti tendono a spostare parte della competizione dalla pista al muretto, premiando le squadre con maggiore capacità di simulazione, previsione e gestione del rischio. In un campionato che già soffre di divari strutturali tra top team e centro gruppo, questa dinamica potrebbe accentuare le differenze invece di ridurle, andando in direzione opposta rispetto all’obiettivo dichiarato di livellare la competizione.
In sintesi, il ritorno dei rifornimenti rappresenterebbe senza dubbio una leva efficace per aumentare la complessità strategica e l’imprevedibilità delle gare, come suggerito da Brown. Allo stesso tempo, però, si scontra con vincoli di sicurezza, coerenza tecnologica ed evoluzione identitaria della Formula 1 moderna. Nel contesto post-2026-2030, più che una soluzione strutturale, i rifornimenti appaiono come una suggestione affascinante, ma difficilmente conciliabile con la traiettoria tecnica e culturale intrapresa dal campionato. La vera sfida, probabilmente, resta quella di aumentare lo spettacolo senza ricorrere a strumenti che appartengono a una F1 che il regolamento attuale ha già scelto di superare.
Crediti foto: F1, Scuderia Ferrari HP
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