Le dichiarazioni rilasciate da Nikolas Tombazis a RacingNews365 al termine dell’ultima riunione tecnica sul tema del rapporto di compressione restituiscono l’immagine di una Federazione Internazionale in difficoltà nel gestire un nodo regolamentare che rischia di trasformarsi in un caso politico prima ancora che sportivo. Non tanto per l’esistenza di una violazione conclamata, quanto per l’incapacità, ammessa implicitamente, di aver costruito un quadro normativo sufficientemente chiaro e inattaccabile.
Il responsabile tecnico della FIA ha chiarito sin dall’inizio la natura dell’incontro, sottolineando come non fosse previsto alcun passaggio decisionale. “Non è stata una riunione in cui sono state prese, o si intendeva prendere, decisioni importanti. L’ordine del giorno dell’incontro era molto chiaro: discutere gli aspetti tecnici e la metodologia di misurazione del rapporto di compressione”. Un’affermazione che, letta tra le righe, certifica come l’ente di Place de la Concorde non sia ancora nella fase di governo del problema, ma in quella preliminare, quasi esplorativa, della sua definizione tecnica.

Il punto centrale, infatti, non è tanto cosa stiano facendo i team, ma cosa la FIA sia effettivamente in grado di misurare, controllare e soprattutto normare. Tombazis insiste sul carattere “scientifico” del confronto, precisando che l’incontro è stato riportato su binari strettamente ingegneristici dopo alcuni tentativi di allargare il dibattito. “Tutti i partecipanti si sono dimostrati costruttivi e hanno parlato come scienziati e ingegneri con un problema da risolvere, non in termini di opinioni sul regolamento”. Una considerazione che suona come un’ammissione indiretta: il regolamento, così com’è oggi, non è sufficiente per chiudere la questione.
Power unit F1: le zone grigie ci sono ma la FIA non le sa controllare
È qui che emerge il vero cortocircuito. La FIA riconosce apertamente che esistono zone grigie, ma evita accuratamente di definirle come violazioni. “Non credo che si parli di violazioni specifiche, non sappiamo neanche quali sono le soluzioni proposte. Direi che la parola scappatoia ha diversi significati, e credo sia giusto dire che ci sono aree in cui le regole non sono chiare a tutti”. In sostanza, non c’è un colpevole perché non c’è una norma sufficientemente chiara da essere violata.
Il tentativo della Federazione è ora quello di arrivare a una “chiarezza preventiva”, evitando che il campionato inizi con interpretazioni divergenti e, soprattutto, con proteste formali. “Non vogliamo assolutamente che il campionato inizi e le persone interpretino i regolamenti in modi leggermente diversi”, spiega Tombazis ammettendo subito dopo il limite strutturale dell’azione FIA. “È chiaro che non abbiamo mai alcun controllo su nessuno sul fatto che voglia protestare o meno”. Una frase che pesa come una lastra marmorea, perché certifica l’assenza di un vero potere dissuasivo a monte.
Il passaggio più significativo arriva in chiusura, quando Tombazis ammette che una soluzione non esiste ancora. “Stiamo ancora lavorando su quale sarà la soluzione”. A poche settimane dall’inizio della stagione, la Federazione non ha definito né il perimetro del problema né lo strumento regolamentare per risolverlo. E questo, più di qualsiasi sospetto tecnico, rappresenta il vero segnale di allarme.

Il quadro che emerge è quello di una FIA costretta sulla difensiva, impegnata a inseguire l’evoluzione tecnica dei team piuttosto che a guidarla. Non c’è una linea chiara, non c’è una decisione, non c’è nemmeno una tempistica certa. L’obiettivo dichiarato è evitare proteste, ma senza una norma inequivocabile questo resta un auspicio, non una strategia.
In questo senso, più che una gestione prudente, le parole di Tombazis sembrano raccontare una bandiera bianca tecnica: la consapevolezza che il regolamento, così come scritto, non consente alla FIA di imporre una soluzione netta senza passare da lunghi processi di governance e compromesso. Un’ammissione che rischia di avere conseguenze profonde, perché in Formula 1 ogni zona grigia non chiarita diventa terreno di scontro, prima tecnico e poi politico.
Crediti foto: Honda, FIA
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Siamo alle solite : qualcuno vuol fare il furbo . Non dovrebbe essere cosi difficile inchiodare i parametri di base delle POWER UNIT dopo una tale rivoluzione , dato che gli strumenti per il controllo ci sono.(Che fra l’altro è frutto del lavoro di ingegneri terrestri , non MARZIANI). Senza offesa per nessuno , ma solo LOGICA.