Da quando Oscar Piastri ha cominciato a collezionare vittorie su vittorie, il primo aspetto su cui tutti ci siamo soffermati una volta che l’australiano rimuoveva casco e balaclava, è stato il suo viso calmo, considerato da alcuni “freddo”, senza far trasparire alcuna emozione.
In effetti, nella prima parte di stagione, questo suo modo di fare lo aveva contraddistinto come il nuovo ice man. Sul podio non si lasciava andare mai a grandi festeggiamenti, quasi come a voler mandare un messaggio chiaro ai rivali.
Tuttavia, sempre nell’ultimo campionato, abbiamo conosciuto anche un Piastri diverso dal solito. Dopo Zandvoort, è iniziato il declino del pilota McLaren. Probabilmente, l’inesperienza dovuta alla sua giovane età – ricordiamo che è stato il primo pilota nato dopo il 2000 a guidare la Classifica Piloti – e alcune insicurezze fino a quel momento celate, hanno favorito infine la vittoria del compagno di squadra.
Per la prima volta da quando è approdato in F1, Piastri ha concesso un’intervista speciale ai microfoni di Off the Grid in cui ha raccontato un momento particolare della sua adolescenza trascorsa lontana dall’Australia. É in quel preciso periodo della sua vita che si è formato il pilota che conosciamo oggi.

Oscar Piastri: “Quello che sono oggi deriva dalle mie esperienze in Europa”
Lasciare presto la propria casa per trasferirsi dall’altra parte del mondo è un’esperienza che indubbiamente marcherebbe a vita chiunque. Questo è quanto successo a Piastri. A soli 14 anni, Oscar ha lasciato la sua cara Melbourne per trasferirsi nel Regno Unito. L’obiettivo era gareggiare nelle categorie europee e un giorno arrivare a correre in F1.
“Durante la mia adolescenza ho imparato tante lezioni di vita e come cavarmela da solo. Trovare il punto giusto tra il non lasciarsi prendere troppo dall’entusiasmo e riuscire a mettere dentro un pò di passione è stata un’esperienza di apprendimento. Parte di ciò, credo derivi dal modo in cui sono cresciuto in Europa”.
A detta dell’australiano sono stati tanti i momenti di nostalgia di casa. Ma se vuoi ambire a una carriera nella massima serie, devi essere disposto a dei sacrifici sin da da piccolo. Il fatto di dover tenere duro, gli ha permesso di sviluppare una sorta di distacco emotivo, lo stesso che vediamo oggi dopo una sua vittoria.
“Ovviamente ero triste di dover lasciare la mia casa, ma ero emozionato e volevo provare a inseguire il mio sogno. Andare in Europa è stata la scelta più giusta. Mi sono divertito durante quegli anni. Ho potuto gareggiare contro i migliori del mondo. Mi dicevo che sarebbe stato un peccato tornare indietro”, ha confessato Piastri.

Per concludere, dietro quello sguardo freddo davanti le telecamere convivono sacrifici precoci, solitudine, nostalgia e una maturità forgiata lontano da casa. Le crepe emerse nella fase finale di stagione non ne ridimensionano il talento. Lo rendono, anzi, più autentico e umano.
Piastri è un pilota ancora in costruzione, che ha già imparato cosa significhi cadere dopo aver assaporato l’idea di diventare il nuovo campione del mondo. Proprio da questo mix di esperienze e da questa stagione, dunque, potrebbe nascere il campione del futuro.
Crediti foto: McLaren
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