C’è un tratto che distingue i buoni piloti da quelli destinati a lasciare il segno: la capacità di migliorare quando la pressione diventa quasi insostenibile. Jacques Villeneuve, campione del mondo 1997 e voce tagliente della F1, non ha dubbi su chi appartiene a questa ristretta categoria. Secondo il canadese, Oliver Bearman ha “tutto quello che serve per competere ad altissimi livelli”. Un giudizio che suona come una vera e propria investitura per il talento della Ferrari Driver Academy.
Intervistato da Sky Sports UK, Villeneuve ha spiegato cosa lo ha colpito del giovane britannico: “È sempre bello vedere quando un pilota si migliora con l’analisi e lo studio, trovando una soluzione ai problemi. Vedi i suoi progressi e ti chiedi quando smetterà di crescere. È un ragazzo molto promettente, e il fine settimana del Messico è stato da campione assoluto. Era veloce e la pressione non lo ha influenzato”, ha dichiarato.

Un’osservazione che trova piena coerenza con quanto Bearman ha mostrato fin dal suo debutto in Arabia Saudita: la capacità di affrontare il caos e l’imprevisto con freddezza e lucidità, come se la Formula 1 fosse casa sua da anni. In Messico, dove ha avuto di nuovo l’occasione di mettersi in mostra, il britannico ha confermato di essere cresciuto ancora, guadagnando la stima di addetti ai lavori e rivali.
Villeneuve ne traccia un identikit preciso: “È un pilota molto aggressivo ma sempre sotto controllo, abilissimo in gara e con una buona percezione dello spazio: non molti piloti in F1 oggi hanno queste qualità, anche con i più forti talvolta ci chiediamo cosa stessero pensando quando hanno compiuto certe manovre”.
Parole che risuonano come un avvertimento per chi, a Maranello, dovrà decidere la line-up del futuro. Perché se c’è un pilota che ha dimostrato di esaltarsi nelle situazioni più complesse, quello è proprio Bearman. Non si limita a sopravvivere alla pressione: la trasforma in prestazione pura, in consapevolezza, in spinta verso il limite.
“Oliver è molto promettente, e in più è il tipo di pilota che sembra essere più bravo a gestire la pressione, dunque più bravo nei grandi team. È più forte ora rispetto a quando gareggiava nelle categorie minori, e questo è molto importante”, ha concluso Villeneuve.
In un ambiente come quello Ferrari, dove ogni risultato viene pesato col bilancino e la pressione è una costante, questa caratteristica vale più di qualsiasi decimo guadagnato in qualifica. Bearman non ha soltanto il talento: ha la testa, la freddezza e il coraggio per reggere la tempesta emotiva del Cavallino.
Da anni a Maranello si parla di gestione della pressione, di quella sottile linea rossa che separa il sogno Ferrari dal peso di indossarne i colori. È un tema che ha logorato generazioni di piloti: la paura di sbagliare, il timore di deludere, l’incapacità di trasformare l’enorme aspettativa in energia positiva.
Eppure Bearman sembra nato per quel tipo di sfida. La sua calma, la capacità di restare lucido anche nei momenti più caotici, sono segnali di una solidità rara per un ventenne. Vero è che si tratta del classico “giovane da coltivare”, ma si intravedono le caratteristiche di un profilo già temprato, che reagisce alla pressione come un veterano.

Villeneuve, con la sua esperienza diretta in ambienti di altissima pressione, coglie il punto: la Ferrari non ha bisogno soltanto di un talento veloce, ma di un pilota emotivamente impermeabile. Qualcuno che non tema la luce dei riflettori, che sappia trasformare l’attesa in performance, che viva il rosso non come un peso ma come un privilegio.
In questo senso, Bearman potrebbe rappresentare una ghiotta opzione futura. Se Maranello avrà il coraggio di scommettere su chi brilla quando la pressione aumenta, allora il nome giusto potrebbe essere già davanti ai loro occhi.
Crediti foto: Haas, F1
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