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Mercedes continua a riscrivere se stessa dopo l’era ground effect

La riorganizzazione del vertice tecnico e l’uscita graduale di John Owen raccontano un cambiamento strutturale profondo, pensato per ritrovare metodo e chiarezza in vista del prossimo campionato

Dario Sanelli by Dario Sanelli
20 Gennaio 2026
in F1
Tempo di lettura: 4 minuti
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Mercedes F1
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Dopo quattro stagioni vissute costantemente in inseguimento nell’era ground effect, Mercedes F1 ha avviato una trasformazione interna che non passa da rotture traumatiche, ma attraverso una riorganizzazione delle sue strutture tecniche. Una rivoluzione silenziosa, coerente con la cultura di Brackley, che guarda al 2026 come a un punto di ripartenza non solo regolamentare ma anche concettuale.

La notizia dell’imminente uscita di scena di John Owen, storico direttore del design, va letta esattamente in questa chiave. Non come una frattura, ma come il naturale completamento di un ciclo. Owen è stato una figura centrale in tutte le Mercedes vincenti dell’era moderna, uno dei pilastri su cui si è costruito il dominio tecnico più lungo e strutturato della Formula 1 recente. Il suo percorso attraversa Honda, Brawn e infine Mercedes, seguendo l’evoluzione di una squadra che ha saputo trasformarsi più volte senza mai perdere continuità.

Mercedes verso la nuova era della F1

Il dato rilevante non è tanto la sua uscita, quanto il contesto in cui avviene. Mercedes non sta reagendo a un singolo fallimento tecnico, ma a una difficoltà sistemica che dura dal 2022: l’incapacità di interpretare pienamente il regolamento dell’effetto suolo e di ritrovare quella chiarezza concettuale che in passato aveva fatto la differenza. In questo senso, la riorganizzazione del vertice tecnico è una risposta strutturale, non un correttivo emergenziale.

Mercedes, la W16 convince al sabato ma cede la domenica: Allison a caccia del passo gara

Già all’inizio del 2023, con il ritorno di James Allison nel ruolo di direttore tecnico al posto di Mike Elliott, Mercedes aveva avviato una redistribuzione delle responsabilità per rendere l’organizzazione più efficiente in un contesto dominato dal tetto dei costi. La promozione di Owen a direttore del design automobilistico andava in questa direzione: liberare le figure chiave dal peso amministrativo e permettere loro di concentrarsi sulla progettazione pura. Parallelamente, parte delle competenze operative venivano condivise con Giacomo Tortora, direttore ingegneristico, incaricato di gestire l’ufficio tecnico e lo sviluppo organizzativo.

Da quel momento, Owen, Tortora, Allison e Simone Resta hanno lavorato come un nucleo compatto, cercando di ricostruire una catena decisionale più lineare dopo anni in cui il team guidato da Toto Wolff aveva probabilmente perso parte della propria leggibilità interna. È un aspetto spesso sottovalutato, ma centrale nell’era moderna della F1: non basta avere risorse e competenze, serve un’organizzazione che sappia trasformare rapidamente i dati in direzione tecnica.

L’approvazione del progetto W17, il diciassettesimo supervisionato da Owen, rappresenta quindi una sorta di punto di chiusura naturale. Il fatto che la squadra abbia pianificato una transizione graduale, con Owen che resterà fino a metà stagione per accompagnare il passaggio di consegne, conferma la volontà di preservare stabilità e continuità. Nessuna epurazione, nessuna accelerazione forzata. Mercedes cambia pelle senza strappi.

La promozione di Giacomo Tortora a nuovo direttore del design automobilistico è un segnale altrettanto chiaro. Si tratta di una figura cresciuta internamente, perfettamente integrata nella struttura e già abituata a lavorare a stretto contatto con Allison e Resta. Il fatto che riferirà direttamente a quest’ultima rafforza ulteriormente la verticalità del modello tecnico che Mercedes sta costruendo in vista del 2026, con una catena di comando più corta e responsabilità meglio definite.

Emerge un messaggio preciso: Mercedes ha compreso che le difficoltà dell’era ground effect non erano riconducibili a singoli errori progettuali, ma a un sistema che doveva essere adattato a una Formula 1 profondamente diversa da quella dominata tra il 2014 e il 2021. Il passaggio dal concetto di supremazia tecnica continua a quello di ottimizzazione costante, sotto vincoli economici stringenti, richiede una struttura più agile e meno dipendente da figure accentratrici.

Mercedes
Esterno della sede di Brackley del team Mercedes

La scelta di Owen di prendersi una pausa, entrando in una fase di gardening prima di valutare il prossimo passo professionale, si inserisce in questo quadro senza contraddizioni. Mercedes non perde competenze nel modo in cui le aveva perse altre squadre in momenti di crisi, ma accompagna l’uscita di uno dei suoi uomini simbolo mentre prepara la nuova generazione tecnica a raccoglierne l’eredità.

In definitiva, quella che sta andando in scena a Brackley non è una rivoluzione rumorosa, ma una trasformazione metodica. Dopo quattro anni difficili nell’era effetto suolo, la Stella a Tre Punte non sta inseguendo soluzioni miracolistiche, bensì ricostruendo le fondamenta organizzative su cui poggerà il progetto 2026. È una scelta coerente con la storia della squadra e forse l’unica strada percorribile per tornare a essere un riferimento, in un contesto in cui il vantaggio non nasce più da un’idea geniale isolata, ma dalla capacità di far funzionare l’intero sistema meglio degli altri.


Crediti foto: Mercedes-AMG Petronas F1 Team

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Tags: F1MercedesNews
Dario Sanelli

Dario Sanelli

Parlo poco, scrivo tanto. E lo faccio sul motorsport per formulacritica.it.

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