“Vicino alla perfezione“, è stato il commento di Laurent Mekies sul weekend della Red Bull. Forse, questo aggettivo andrebbe utilizzato anche per il suo modo di gestire un team che, fino a qualche mese fa, era destinato a concludere il campionato come quarta forza della griglia, lontano dai primi tre.
Invece, da quando la presenza ingombrante di Christian Horner ha lasciato l’ufficio di Milton Keynes, per accogliere un team principal giovane e pieno di idee, la Red Bull si è rilanciata andando a vincere, solo da settembre in poi, ben quattro gare, più della McLaren che, ancora a oggi, è la macchina migliore della griglia.
Eppure, nonostante l’egregio lavoro svolto dalla compagine di Woking, la Red Bull si ritrova a due appuntamenti dalla fine, a inseguire un quinto titolo Mondiale, con Max Verstappen, che la farebbe entrare nella storia di questo sport. La strategia attuata da Laurent Mekies, conforme appieno con la filosofia della squadra austriaca, sta dando i suoi frutti.

Red Bull e la strategia vincente di Laurent Mekies
Chiaramente, avendo a disposizione un pilota dal calibro di Verstappen, l’ingegnere francese ha fatto – per rimanere in tema Las Vegas – all in sul proprio pilota di punta. Okay, il simulatore è importante, ma l’ex Ferrari ha sempre messo in chiaro nelle sue interviste l’importanza del feedback di Max. D’altronde, come si spiegherebbero altrimenti le abissali differenze di performance tra il venerdì e il sabato.
Questa strategia ha permesso a una squadra che ha perso le principali figure di spicco negli ultimi due anni, di arrivare a lottare per un Titolo Mondiale anche in una situazione di totale dominio tecnico di un altro progetto. Tocca comunque ribadire che la RB21, sebbene non abbia performato ad alti livelli nella prima parte della stagione, adesso la si può considerare quasi alla pari di McLaren, se non migliore in alcuni tracciati dalle caratteristiche atipiche.

Inoltre, e questo è l’aspetto che forse più di tutti contraddistingue la Red Bull, gli ingegneri di Milton Keynes non hanno mai smesso di credere al progetto RB21, introducendo sempre delle novità, anche a costo di ridurre il budget della vettura 2026 con il rischio di dover sin da subito inseguire. In fin dei conti, questa è la filosofia che ha permesso a un team “giovane” di vincere così tanto in altrettanto pochi anni.
E se pure Helmut Marko, conosciuto per le sue dichiarazioni integerrime, elogia il lavoro del giovane ingegnere, allora vuol dire che la strada è quella giusta. L’austriaco, in particolare, ha elogiato le ottime doti comunicative dell’ex Ferrari, capace di utilizzare le parole giuste per caricare un intero organico che, dopo il negativo weekend di Budapest, aveva bisogno di una scossa per ritornare ai vecchi tempi.
La Red Bull ha ritrovato l’identità che l’ha resa un modello nel paddock?
Da tempo non si respirava un’aria così positiva intorno a Milton Keynes. La lunga scia di negatività che aveva avvolto il team, quindi tensioni interne, figure di riferimento perdute e una leadership sempre più in bilico, sembrava aver lasciato cicatrici profonde, difficili da rimarginare nel breve periodo. E invece, proprio quando molti davano la Red Bull in declino, la gestione fresca e incisiva di Mekies ha riportato compattezza e soprattutto risultati.

La squadra ha ritrovato quell’identità tecnica e umana che l’aveva resa un modello nel paddock: una struttura che ha il coraggio di rischiare, di evolversi e di trasformare le difficoltà in un motore per spingere ancora più avanti. Oggi, a due gare dalla fine, la Red Bull non è semplicemente tornata in corsa, bensì è tornata a credere in se stessa. Che questo aspetto possa fare la differenza in questo rush finale?
Crediti foto: Oracle Red Bull Racing
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