Gp Qatar 2025 – A due gare dal termine del Mondiale e con 58 punti ancora da assegnare, la McLaren decide di non ammorbidire le cosiddette “papaya rules”, quelle dinamiche interne che in certe situazioni sono risultate troppo rigide. Un dettaglio tutt’altro che secondario quando alle tue spalle, staccato di 24 lunghezze, hai un mastino come Max Verstappen, abituato a ribaltare classifiche e campionati. Uno squalo che si attiva non appena sente l’odore del sangue nell’acqua.
Andrea Stella, uno dei più grandi promotori delle ferree regole d’ingaggio interne, mantiene la rotta e sceglie di non snaturare l’identità del team, lasciando Lando Norris e Oscar Piastri liberi di giocarsi le loro carte fino all’ultimo metro. Almeno a parole.
La narrativa di McLaren è chiara e coerente: la squadra si presenta in Qatar consapevolezza del proprio potenziale. Norris parla di entusiasmo nell’affrontare con la MCL39 un circuito favorevole al pacchetto tecnico di Woking. Piastri aggiunge un ricordo personale, quello della prima vittoria in Formula 1 nella Sprint del 2023, sottolineando come Lusail rappresenti uno dei suoi tracciati preferiti. È una cornice ideale per spingere, ma proprio per questo aumentano le responsabilità.

Gp Qatar 2025, McLaren: le papaya rules non si toccano
In questo contesto, Stella compie la scelta più delicata del suo mandato, ribadendo che non ci saranno ordini di scuderia. Sostiene che quanto accaduto a Las Vegas, quella dolorosa doppia squalifica che rimette in gioco la Red Bull n°1, non modificherà l’approccio del team, ricordando che la mentalità che ha riportato McLaren ai vertici – due titoli Costruttori e due piloti in piena corsa per il Mondiale Piloti – si basa sulla spinta costante al limite e sulla massimizzazione del potenziale.
È un messaggio politico, tecnico e culturale. Stella afferma di aver analizzato ogni dettaglio della notte di Vegas, ma allo stesso tempo di voler voltare pagina e mantenere la squadra unita, focalizzata sull’obiettivo di fornire ai piloti la miglior MCL39 possibile in un circuito che ne esalta le qualità.
Questa visione, però, apre il fronte più intrigante. Concedere piena libertà significa anche esporsi al rischio di un duello interno che potrebbe far perdere punti preziosi, soprattutto se alle spalle c’è Verstappen, capace di approfittare del minimo spiraglio.
Il quattro volte campione del mondo non ha nulla da perdere e un vantaggio psicologico enorme quando il margine si stringe. Woking, dal canto suo, deve bilanciare l’ambizione dei piloti con la lucidità necessaria a chiudere un Mondiale che sarebbe storico per la squadra e per un Norris che non ha ancora messo le mani sul primo titolo.

Gp Qatar: Lusail dà fiducia alla McLaren
Lusail è una pista amica della MCL39, per filosofia tecnica e caratteristiche aerodinamiche. Lo è nelle curve veloci, nel bilanciamento richiesto in appoggio e nella capacità di generare carico efficiente. È un circuito che tende a premiare chi osa. Ma proprio qui nasce il paradosso: rischiare troppo, in una fase del Mondiale in cui ogni punto ha peso specifico rilevante, può diventare un esercizio pericoloso. Lo sa Stella, lo sa il muretto, lo sanno i piloti. Eppure il team sceglie la strada della fiducia totale, quella di un team che ha costruito la propria stagione non sulla prudenza, ma sull’audacia.
Ma questa, se gestita male, può aprire la porta al predatore che segue in scia. Verstappen resta lì, a distanza controllata. Non vicinissimo ma nemmeno lontano. Max è pronto a strappare punti in qualunque scenario di indecisione. McLaren cammina sul filo, sospesa tra il desiderio di non ingabbiare i propri piloti e la necessità di proteggere un vantaggio che potrebbe evaporare in una singola curva.
Le prossime due gare diranno se questa filosofia porterà la squadra a un finale epico o a un rimpianto grande quanto un Mondiale. Lusail accoglie la MCL39 come un territorio favorevole, bisogna rimarcarlo ancora una volta. Ma quando si gioca con il fuoco – e un po’ lo stanno facendo in McLaren evitando di rendere Piastri uno scudiero in un contesto unico e forse irripetibile (si chiama ragion di stato) – anche una pista amica può trasformarsi in una trappola.
Crediti foto: McLaren F1
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