Il sodalizio tra HP e Scuderia Ferrari ha raggiunto il suo apice visivo con la SF-26. Se nel 2025 l’integrazione del logo blu sul rosso era sembrata un “urto” estetico (criticato anche dai suoi rivali), sulla nuova vettura siamo di fronte a una pianificazione millimetrica che sfida i limiti del manuale di stile aziendale per piegarli alle esigenze della velocità e della televisione.
Il manuale di stile HP vs la pista: la regola del contrasto
Il manuale di stile HP (il Brand Central) è molto severo: il logo blu (“Electric Blue”) non dovrebbe mai convivere direttamente con colori caldi e saturi come il rosso, a causa dell’effetto di vibrazione cromatica che riduce la leggibilità.
- Le Varianti Negative: Di norma, HP prevede una versione “Reverse” (completamente bianca) per sfondi scuri o complessi;
- La Scelta Ferrari: Per la SF-26, la scelta è stata diversa. Non si è cercata l’armonia, ma la dominanza. Il logo è quasi sempre presente nella sua versione originale blu, protetto però dalla cosiddetta “Keyline” (bordo bianco). Questo sottile anello bianco serve a isolare il blu, garantendo che il logo mantenga la sua identità indipendentemente dal colore della carrozzeria.
Anatomia dei 9 Loghi: Una Strategia Multidimensionale
La disposizione degli sponsor sulla SF-26 non è casuale, ma mappata sui movimenti delle telecamere (FOM) e sulla nuova aerodinamica attiva:
La sezione “billboard” (cofano motore)

I due loghi più imponenti dominano il cofano motore, adagiati su una vasta sezione di vernice bianca lucida. Qui la funzione è puramente istituzionale: il bianco serve a staccare il brand HP dal corpo rosso della vettura, rendendolo il “Title Sponsor” indiscusso nelle riprese laterali a lungo raggio.
L’aerodinamica attiva: Loghi a Scomparsa (Ali)

Sulle ali anteriori e posteriori troviamo 4 loghi su fondo nero (carbonio a vista):
- La Curiosità Tecnica: Con il regolamento 2026, la vettura opera in due configurazioni: Z-mode (carico alto) e X-mode (bassa resistenza). Quando la vettura passa in X-mode, i flap mobili si aprono. In quel momento, i loghi HP letteralmente “si spezzano” o si nascondono, un sacrificio estetico accettato in nome dell’efficienza aerodinamica, ma compensato dalla visibilità totale in tutte le zone di frenata e curva (Z-mode).
L’onboard e l’effetto “Halo” studiato a puntino

La zona dell’abitacolo è la più pregiata per gli sponsor:
- Halo Frontale: Un logo su carbonio nero, visibile nelle inquadrature rivolte verso il muso della vettura (ideali per foto di sorpassi);
- Halo Pilota (The Money Shot): Un logo più piccolo, su fondo bianco, rivolto verso il pilota. Questo è posizionato chirurgicamente per essere al centro dell’inquadratura onboard. Rispetto a Shell e IBM, relegati ai lati o su carbonio scuro, il logo HP su bianco brilla per contrasto, diventando l’elemento visivo principale durante le riprese più coinvolgenti;
- Poggiatesta: Un ultimo logo posizionato strategicamente per le foto statiche e i video di presentazione in cui il pilota è fuori dalla macchina, poiché riempie il vuoto visivo tra il casco e l’airbox del cofano motore.
I limiti dell’Identità: perché il logo HP non può essere né Rosso né Nero
Un interrogativo sorge spontaneo osservando la distesa bianca sul cofano motore: perché non optare per un logo HP rosso su fondo bianco, coordinandosi perfettamente alla livrea Ferrari? La risposta risiede nel concetto di Brand Equity:
- Il Tabù del Rosso: Per HP, il blu non è solo un colore, ma un asset proprietario. Un logo “hp” rosso verrebbe percepito dal pubblico non come un’affermazione del brand tecnologico, ma come una sottomissione visiva alla Ferrari. Trasformare il cerchio blu in rosso significherebbe “diluire” il marchio, rendendolo un elemento decorativo della vettura anziché una firma d’autore. In termini di marketing, HP paga per essere il blu in un mondo rosso, non per mimetizzarsi;
- L’Esclusione del Nero: Il manuale di stile HP prevede una variante nera (monocromatica), ma il suo utilizzo è strettamente limitato a contesti di “utilità”: documenti interni, comunicazioni fax o stampe su stampanti monocromatiche dove la riproduzione del colore è impossibile. Utilizzare il logo nero sulla SF-26 sarebbe un errore di posizionamento: il nero è associato alla “bassa fedeltà” o al risparmio, mentre una Formula 1 richiede la massima espressione del colore aziendale. Anche sulle parti in carbonio a vista, HP preferisce il logo blu con keyline bianca o la variante negativa bianca pura, per mantenere quel prestigio tecnologico che il nero monocromatico non saprebbe comunicare.
Il mistero del “bianco su bianco”: metamerismo e materiali
Un dettaglio che sfugge all’occhio inesperto, ma che rivela la cura maniacale di questa livrea, è l’uso della Keyline bianca anche quando il logo è poggiato sulla vernice bianca lucida del cofano.
Perché aggiungere un bordo bianco su uno sfondo già bianco?
- Disallineamento Cromatico: La vernice bianca lucida della Ferrari riflette la luce ambientale in modo unico. Lo sticker del logo (prodotto tramite stampa chimica) ha un punto di bianco differente. Senza il bordo bianco integrato nella stampa, il cerchio blu sembrerebbe “sporco” o mal rifinito ai bordi;
- L’Effetto Adesivo: La Keyline garantisce che il blu HP sia sempre circondato dal suo “bianco certificato”, annullando le discrepanze visive tra la vernice metallica e la pellicola vinilica.
Marketing engineering at its finest
La SF-26 non è solo una macchina da corsa, è un ufficio mobile ad alta velocità. HP ha occupato ogni centimetro disponibile, imponendo il proprio blu in un ecosistema rosso. La brutalità del product placement è mitigata solo da soluzioni tecniche avanzate che dimostrano come, in F1, anche un adesivo debba sottostare a leggi fisiche e cromatiche precise.
Crediti foto: Scuderia Ferrari HP





