La stagione 2025 di Lewis Hamilton con la Ferrari si è sviluppata sotto il segno delle difficoltà. Hanno pesato le aspettative elevate e un adattamento tecnico complesso, cose che hanno portato a risultati inferiori al peso specifico del suo nome. Complice una vettura, la SF-25, disastrosa da un punto di vista tecnico. In questo contesto, viene da sé, la tentazione di leggere il momento come un segnale di declino definitivo è forte. Tuttavia, la carriera del sette volte campione del mondo offre un precedente che invita a una valutazione più accorta basata sul 2022, l’anno successivo alla beffa di Abu Dhabi 2021.
La sconfitta maturata nell’ultimo giro dell’ultima gara del 2021 rappresenta uno spartiacque non solo sportivo, ma umano. Hamilton, a poche tornate dal termine di quel Gran Premio, aveva il titolo virtualmente in tasca. La Mercedes ci arrivava dopo una rimonta tecnica e prestazionale che aveva ribaltato l’inerzia del campionato. Il modo in cui quel titolo gli sfuggì è rimasto impresso nell’immaginario collettivo come uno degli episodi più controversi nella storia recente della Formula 1. Eppure, ciò che colpì non fu soltanto l’epilogo sportivo, ma la reazione del pilota.

Sebastian Vettel, che di titoli persi, vinti e combattuti ha conoscenza diretta, ha indicato proprio quel momento come una delle più alte dimostrazioni di intelligenza emotiva mai viste in Formula 1. Hamilton, appena sceso dalla vettura, si congratulò con Max Verstappen e con i vertici Red Bull, mantenendo una compostezza e una dignità che andavano oltre il protocollo. Un gesto che, nelle parole del tedesco, dice molto di più sulla sua forza interiore rispetto a qualsiasi statistica.
Vettel sottolinea come il confronto tra il Lewis del 2007 e quello del 2021 restituisca l’immagine di due piloti profondamente diversi. Il primo era istinto puro, aggressività immediata, lettura del rischio limitata dall’inesperienza. Il secondo è un atleta consapevole, capace di leggere la gara come un processo lungo, di accettare la sconfitta senza farsene travolgere, di trasformare la frustrazione in controllo. È una maturità che non attenua il talento, ma ne modifica l’espressione.
Ed è proprio questa evoluzione che rende il parallelo con il 2022 particolarmente calzante. Dopo Abu Dhabi, Hamilton attraversò una fase di evidente disorientamento, personale e professionale. La Stella a Tre Punte non era più il riferimento tecnico e il britannico si trovò, per la prima volta, a dover ridefinire il proprio ruolo all’interno di un progetto in difficoltà. La risposta non arrivò sotto forma di titoli, ma di leadership silenziosa, metodo, capacità di sostenere la squadra in un contesto sfavorevole. Fu una stagione che non arricchì il palmarès, ma consolidò la sua statura.
Applicando questa chiave di lettura al presente, il 2025 può essere interpretato come una fase simile, seppur in un contesto profondamente diverso. Hamilton non era chiamato solo a guidare una vettura, ma a inserirsi in un ecosistema, quello Ferrari, che storicamente fatica a trovare continuità e riferimenti stabili. In questo scenario, la dimensione mentale diventa centrale. Non si tratta soltanto di prestazione sul giro secco o sulla distanza di gara, ma di capacità di assorbire la pressione, filtrare il rumore esterno e trasformare l’esperienza in direzione tecnica.

Se Hamilton riuscirà a ritrovarsi mentalmente, come già accaduto dopo il trauma sportivo del 2021, la Ferrari potrà beneficiare di qualcosa che va oltre i risultati immediati. Potrà ritrovare un punto di riferimento interno, un pilota capace di dare struttura, di interpretare le fasi difficili senza esasperarle, di offrire una linea di continuità in un ambiente spesso oscillante.
La fiducia espressa da Vettel non è un endorsement banale, è il riconoscimento di una qualità rara: la capacità di attraversare la sconfitta senza perdere identità. È questa la vera forza a cui Hamilton può attingere per reagire a un 2025 profondamente negativo. Ed è su questa base che la Rossa, se saprà accompagnarlo, può riscoprire in lui un campione e magari una guida.
Crediti foto: Scuderia Ferrari HP, F1
Seguici e commenta sul nostro canale YouTube: clicca qui





