Lewis Hamilton e Ferrari. Il pilota più titolato di sempre nel team più titolato di sempre. Al momento dell’annuncio, gli appassionati si sono divisi: alcuni erano entusiasti, altri parlavano di mera operazione di marketing. Sicuramente, al momento, dopo i primi 5 GP, il matrimonio del secolo non sta funzionando.

Nessuno ha la verità

Le ragioni potrebbero essere complesse e molteplici. Diffidate da chi rigurgita giudizi affrettati, soprattutto se il rigurgito arriva dagli hater di professione.   di professione. Ma evitate anche le fantasiose e complottiste teorie dei fan più sfegatati del pilota britannico. La verità, come spesso accade, è sicuramente figlia di più ragioni, è più sfaccettata e ineffabile delle lapidarie evacuazioni corporee dei leoni da tastiera e dei ciarlatani dell’informazione.
Lewis Hamilton, Scuderia Ferrari - Foto: Getty Images

Lewis Hamilton: l’età conta?

Sicuramente l’età non è un parametro insignificante. Ma quanto conta? Nessuno può dirlo, visto che il passare degli anni ha effetti diversi da persona a persona. Infatti c'è Mick Jagger, che sembra aver fatto un viaggio nei pressi di un buco nero supermassiccio; e poi c’è Thom Yorke, che in 20 anni è invecchiato di 40. Si potrebbe obiettare che Alonso, dopo i 40 anni, ha messo in mostra ancora ottime prestazioni, certo. Ma il motorsport è molto complesso: quanto quelle prestazioni dipendevano dall’ottimo stato di forma dell’Aston Martin? E chi lo sa? Nessuno può dirlo. Quest’anno l’auto verde non va più e Alonso... anche. E, allora, stessa domanda: quanto dipende dalla vettura e quanto dalla sua età? Nessuno può dirlo, forse nemmeno lui stesso. E comunque le belle prestazioni di Alonso potrebbero essere state esaltate dalle scarse prestazioni di Stroll. Magari, se al fianco di Alonso ci fosse stato Verstappen o Russell, l’Aston Martin avrebbe raccolto più vittorie. Chi può dirlo? Sicuramente l’età che avanza, in genere, penalizza il giro di qualifica più del passo gara (soprattutto in questa F1 stile endurance, con gare di gestione). E infatti, negli ultimi anni, Hamilton ha subito molto Russell in qualifica, per poi essere quasi sempre più veloce sul passo gara. I precedenti casi di quarantenni illustri sembrerebbero asserire che oltre i 40, in F1, si fa poco. Schumacher, in Mercedes, le prese sonoramente da Rosberg. Mansell, in McLaren, le prese sonoramente da Hakkinen. Ma è una regola sempre valida? Non è detto, proprio perché il passare dell’età ha effetti diversi su ognuno.
Il momento in cui si avvia il testacoda per Lewis Hamilton durante la Q2 delle qualifiche del GP d'Australia 2025 - Scuderia Ferrari HP

Vetture “Venturi”

Un altro tra i mille fattori da considerare è l’attuale regolamento. Queste vetture a effetto suolo esigono uno stile di guida del tutto diverso dalle precedenti e il pilota inglese sembra non aver mai digerito pienamente l’approccio ad esse necessario: è dall’introduzione dell’attuale regolamento che il pilota di Stevenage sembra in difficoltà. E qui si aprirebbe un altro discorso infinito: quanti di quelli che sono stati definiti campioni avrebbero avuto lo stesso appellativo con dei regolamenti diversi? Un esempio limite? Stroll. Sì, Lance Stroll. Tanti lo definiscono un brocco (ovviamente giudizio emesso stando seduti sul divano o sul cesso) e, certamente, in genere non mostra prestazioni esaltanti. Ma sul bagnato emerge. Allora lancio una provocazione: se il regolamento tecnico fosse stato tale da partorire vetture con scarsa aderenza, magari Stroll sarebbe stato annoverato tra i fenomeni. E magari alcuni di quelli che sono considerati fenomeni sarebbero stati additati come brocchi. Tutto questo discorso fantasioso per evidenziare che mille variabili rientrano nell’equazione quando si tratta di valutare le prestazioni di un pilota. Il motorsport è complesso, per questo bisognerebbe evitare giudizi sommari emessi senza includere un’attenta analisi delle molteplici variabili.

Adattamento

Se c’è una spiegazione che proprio mi rifiuto di considerare valida è quella dell’adattamento a questa vettura. Se si parlasse del proverbiale vecchio col cappello, potrei anche capirlo. Ma stiamo parlando di Sir Lewis Hamilton, il pilota più vincente della storia della Formula Uno. Ok l’erogazione del motore diversa, ok un freno motore diverso, ok una vettura generalmente diversa dalle Mercedes precedentemente guidate, ma parliamo sempre di vetture della stessa categoria e con lo stesso regolamento. Dovrebbero bastare 20 giri per trovare il limite. Facciamo 50 giri. Facciamo un GP. Non 5 GP. Tra l’altro, una delle caratteristiche che ha permesso grandi imprese al campione inglese, già dalle categorie minori, è sempre stata la sua sensibilità, che gli consentiva, tra l’altro, un adattamento repentino alle condizioni mutevoli in caso di pioggia, quando trovava il limite prima degli altri. E ora, dopo 5 GP, starebbe ancora “imparando” l’auto? hamilton e leclerc

Lewis Hamilton e l'ambiente Ferrari

Se un problema di adattamento c’è, è più probabile che sia soprattutto nei confronti della sua nuova “casa”. Sicuramente Lewis in Ferrari ha incontrato un ambiente, un approccio e delle metodologie di lavoro completamente diversi rispetto al lungo passato in Mercedes. Ce la sta mettendo tutta, lo si vede spesso prendere appunti su un block notes, resta fino a tardi nei box, ha l’atteggiamento di chi vuole capire e imparare. Ma poi ascolti un team radio col suo ingegnere di pista Adami e capisci che qualcosa non va: i due sembrano non capirsi e, in generale, non sembra esserci l’intesa che legava Hamilton a Bonnington. Questo potrebbe avere sicuramente la sua parte di ripercussioni nella gestione dei mille parametri di una monoposto nell’arco del weekend di gara. Il pilota lamenta continuamente problemi di feeling con la vettura, lui e Adami sembrano parlare due lingue diverse quando interagiscono nei team radio e ciò di sicuro non contribuisce ad ottimizzare l’auto.Possibile che l’ambiente Ferrari sia così tanto diverso da quello Mercedes? Possibile che Hamilton non si senta “a casa”?

Cosa dice la pista?

La pista racconta di una vettura che non segue i comandi impartiti dal pilota, di un mezzo che non dona a Lewis la necessaria fiducia per poter spingere al limite, di traiettorie che disegnano linee spezzate da mille correzioni anziché una più redditizia linea continua. La gestione delle gomme è pessima: talvolta non entrano in temperatura, talvolta si surriscaldano. Il bilanciamento, poi, resta al momento solo un miraggio. Le premesse di questa stagione parlavano di una resurrezione Ferrari, soprattutto grazie proprio all’uomo squadra Hamilton. Al momento, però, oltre ad un progetto inconsistente, si è aggiunto un pilota che sembra smarrito. La sua frustrazione è evidente, nelle parole, nei gesti, nelle espressioni facciali.
Lewis Hamilton, Scuderia Ferrari HP

Conclusioni

E quindi Hamilton è bollito, sì o no? Vi aspettavate una risposta? Non era quello l’intento dell’articolo, perché una risposta certa non esiste. Se qualcuno ha già emesso la sentenza, sta solo vendendo una certezza che non ha. L’intento dell’articolo era quello di invitare tutti (ma soprattutto quelli dal giudizio facile e veloce) a valutare le cose con gli strumenti della ragione e non con quelli del culo. Al momento le evidenze sono due: Hamilton sta soffrendo, rendendosi protagonista di prestazioni indegne del suo passato, ma Hamilton è anche stato colui che ha ottenuto l’unica vittoria Ferrari di quest’anno fino a questo momento. Come a dire che, nell’unica occasione in cui la Ferrari era “da vittoria”, lui c’era. È stato solo un episodio isolato di quello che sarà invece un lungo calvario? Il colpo di coda di una carriera giunta ormai al termine? Oppure l’ennesima e reiterabile incarnazione del motto che si è tatuato, “Still I Rise”?
Crediti foto: Scuderia Ferrari HP

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