Le parole, in Formula 1, andrebbero pesate con calma. Soprattutto se arrivano da chi, come Damon Hill, un titolo mondiale lo ha vinto davvero. Proprio per questo le dichiarazioni rilasciate dall’ex campione del mondo 1996 nel podcast Stay on Track su Lando Norris colpiscono più per l’audacia che per la solidità dell’analisi.
Hill ha tracciato una previsione estremamente ambiziosa – e forse un po’ azzardata – sul futuro del pilota McLaren, affermando: “Ce l’ha fatta e ora può essere più rilassato. Si tratta di vedere quanta spinta abbia ancora per ottenere altri successi. Penso che Lando possa vincere più di un mondiale, può arrivare a tre o quattro”. Una frase che, letta così, sembra quasi voler anticipare una carriera già scritta, quando in realtà il percorso di Norris è ancora largamente in divenire.

Il primo punto critico è proprio l’assunto di partenza: “Ce l’ha fatta”. Cosa significa, esattamente, in Formula 1? Norris ha dimostrato talento, continuità e una crescita tecnica evidente, ma il salto definitivo – quello che separa i grandi interpreti dai campioni seriali – passa inevitabilmente attraverso una lotta mondiale sostenuta, vinta contro avversari e contesti regolamentari differenti. Un singolo successo o una stagione competitiva non costituiscono una consacrazione definitiva, soprattutto nell’era moderna della F1, dove finestre tecniche e cicli di dominio possono chiudersi rapidamente.
Ancora più discutibile è la proiezione numerica. Parlare oggi di “tre o quattro titoli mondiali” non è solo prematuro, ma rischia di essere fuorviante. La storia recente dimostra quanto vincere ripetutamente dipenda da una combinazione rarissima di fattori: superiorità tecnica prolungata, stabilità regolamentare, squadra costruita attorno al pilota e capacità di adattamento a contesti in continua evoluzione. Elementi che, al momento, non possono essere dati per acquisiti nemmeno per McLaren, nonostante i progressi evidenti.

Infine, l’idea che Norris possa ora essere “più rilassato” apre un ulteriore interrogativo. La pressione vera, per un pilota di vertice, non diminuisce quando arrivano i risultati: semmai aumenta. Gestire aspettative, status e responsabilità è spesso più complesso che inseguirli.
Le uscite di Damon Hill appaiono quindi più come esercizi di entusiasmo che come analisi ponderate. Comprensibili da un commentatore, meno da un ex campione del mondo. In Formula 1 il talento è una condizione necessaria, ma non sufficiente. E la storia insegna che i titoli si vincono in pista anche grazie a incastri particolari che dipendono dalla competitività del mezzo a disposizione, non nelle previsioni alimentate forse da un pizzico di patriottismo.
Crediti foto: McLaren, F1
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