Il revisionismo storico della F1 ha stancato
Quante volte abbiamo letto che la F1 del passato è più bella, più entusiasmante, più corretta, più competitiva… più tutto. È un meccanismo classico della psiche umana che rivaluta il trascorso e il trapassato ogni qualvolta appone il filtro nostalgia. Poi basterebbe vedere i numeri per capire che non tutto quel che è stato è oro che luccica.
Old but Gold direbbero gli anglosassoni. Ma è sempre così? Se guardiamo, ad esempio, al numero medio di sorpassi, la Formula 1 odierna ne offre molti di più di quanto non se ne producessero nell'epoca d'oro del motorsport. Chiaramente molto fa il DRS, ma in generale la vecchia scuola non era poi così prodiga di manovre di sorpasso. Anche negli anni Settanta o Ottanta c'erano gare basate su trenini e con poche emozioni, solo che si ricordano determinati episodi scordandosi di tutto il contesto circostante.

La "vecchia" F1 non era esente da punti oscuri
Ma forse qualcuno dimentica cosa è stata la categoria negli ultimi tempi sotto Bernie Ecclestone. Oggi si dice che la proprietà è troppo presente e tende a condizionare l'azione dei piloti in pista. Forse a qualcuno sfugge quello che accadeva, ad esempio, nel 2014, quando Mercedes, in virtù di un vantaggio tecnico clamoroso, aveva conquistato il titolo costruttori con larghissimo anticipo. Cosa si inventò zio Bernie per tenere vivo l'interesse nelle ultime gare? L’assurdo raddoppio dei punti, una mossa che permetteva a Nico Rosberg, secondo in classifica, di poter ribaltare sul rush finale l’esito di un campionato che l'aveva visto sempre inseguitore rispetto a Lewis Hamilton, che alla fine quella stagione la portò a casa.
F1: l'eredità di Ecclestone
Si ricordi anche che un'altra critica feroce mossa allo status quo attuale è quella di presentare delle power unit che non incarnerebbero lo spirito del motorsport perché poco rumorose e soprattutto troppo durature. Bene, si rimembri anche stavolta che l'abolizione dei motori aspirati e l’introduzione degli ibridi fu decretata sotto la gestione Ecclestone, che ha lasciato in eredità qualcosa che egli stesso non fa altro che criticare. Quindi, signore e signori, bisognerebbe un attimo calibrare il mirino dell'accusa e comprendere che forse determinati passaggi sono necessari per non rendere la classe regina del motorsport un qualcosa di anacronistico, non al passo con i tempi e incapace di proiettarsi al futuro. Cosa che ha sempre saputo fare in 75 anni di storia.Crediti foto: Scuderia Ferrari, F1