Helmut Marko non ha perso l’occasione per mettere il dito nella piaga dopo il caotico Gran Premio di Las Vegas, un weekend in cui Max Verstappen ha rimesso in discussione un Mondiale che sembrava ormai nelle mani di Lando Norris. Tra analisi tecniche, piccoli affondi dialettici e frecciate sottili, il super consulente Red Bull ha sorriso osservando come l’errore della McLaren abbia riaperto clamorosamente la lotta per il titolo. Ma da Woking filtra una convinzione precisa: quella risata non durerà a lungo.
Marko ha raccontato con gusto un momento chiave della gara, quello in cui dalla McLaren è arrivato via radio il messaggio “Attaccate Max”. Un incitamento che voleva spingere Norris all’assalto, ma che ha innescato una risposta immediata del campione olandese: un giro veloce secco, piazzato con la naturalezza di chi sente l’intera corsa nelle proprie mani. Per Marko è stato il segnale definitivo del controllo Red Bull sull’evento e dell’intesa totale tra Verstappen e il suo muretto.
E infatti non ha trattenuto un sorriso: “La cosa più divertente è stato il messaggio della McLaren. Loro chiedono di attaccare Max, e lui replica con una serie di giri veloci giusto per mettere le cose in chiaro”. E questo dà la cifra di cosa sia la RB21, una macchina assolutamente performante che certa stampa, in una stucchevole narrazione al ribasso, descrive come qualcosa di poco efficace.

Per il manager austriaco, la gara in Nevada si è decisa già alla prima curva. Norris è scattato bene, lo ha persino chiuso nei primi metri, ma Verstappen ha insistito fino a indurre l’inglese all’errore in frenata. Un attimo di sbavatura e la Red Bull si è ritrovata davanti a pista libera, mentre Norris doveva ancora liberarsi della Mercedes di Russell.
Da quel momento in poi, per Verstappen è stato soltanto un esercizio di gestione: passo, gomme, tempi, tutto sotto controllo. Persino quando, a una manciata di giri dalla fine, la McLaren ha chiesto a Norris di spingere per puntare alla Red Bull, il tre volte iridato ha risposto aumentando il ritmo a piacimento. Secondo Marko, era la dimostrazione definitiva della superiorità mostrata da Max sulla lunga distanza.
Laurent Mekies ha confermato la stessa lettura da dentro al team: Verstappen aveva “ancora più velocità di quella mostrata”, e ogni volta che la McLaren alzava la pressione, Max era in grado di rispondere senza esitazioni. Una “lezione magistrale”, l’ha definita, considerando anche una preparazione al weekend completamente stravolta dagli imprevisti delle prove.
La doppia squalifica delle McLaren, però, ha cambiato radicalmente la cornice del mondiale. Il distacco su Oscar Piastri è evaporato, mentre quello su Norris è ora di appena 24 punti con due gare e 58 ancora in palio. Un margine che trasforma Max da inseguitore lontano a serio contendente, specialmente con una Red Bull che nel finale di stagione ha ritrovato un equilibrio tecnico e operativo insospettabile solo poche settimane fa.
Il sorriso di Marko, oggi, è radioso. Ma a Woking sanno che, senza la penalizzazione che ha ribaltato la classifica, la narrazione sarebbe stata radicalmente diversa. La McLaren crede di avere ancora la vettura più completa del lotto e la consapevolezza è che, in condizioni normative e tecniche regolari, saranno loro a dettare il ritmo nelle ultime due gare.

Per questo, tra i box arancioni, l’umore non è di frustrazione ma di sfida. Si sente forte l’idea che la battuta di Marko sia soltanto un capitolo momentaneo e che la squadra abbia tutte le carte in regola per far cambiare espressione al dirigente di Milton Keynes già dal prossimo fine settimana. Il mondiale si è riaperto, questo è innegabile. Ma per McLaren la musica non è finita: anzi, è appena ripartita.
Crediti foto: Oracle Red Bull Racing, McLaren F1
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