In questi giorni ha fatto il giro del web l’intervista dell’attuale pilota Cadillac, Sergio Perez, nella quale si è aperto ai microfoni di Cracks Podcast parlando di uno dei tanti momenti difficili di cui è stato vittima durante i suoi anni in Red Bull, in particolare riferendosi a un “consiglio” dato da Helmut Marko riguardo la visita da uno psicologo al fine di migliorare le proprie performance in pista.
C’è un altro pilota che ha vissuto più o meno la stessa sorte del messicano. Stiamo parlando di Juan Pablo Montoya, la quale ha avuto modo di lavorare con l’ex consigliere Red Bull nel 1997, quando il colombiano correva per la scuderia dell’austriaco, la RSM Marko. Durante quel periodo, Helmut Marko lo esortò a farsi controllare da qualcuno.
Qualcuno direbbe che il lupo perde il pelo ma non il vizio. D’altronde, conosciamo bene ormai le uscite di Helmut. Tante volte hanno reso divertenti i pre e i post Gp o hanno fatto discutere. Parlando al podcast colombiano MontoyAS, Montoya ha dichiarato che l’unica persona che lo abbia mai mandato a farsi visitare durante la sua carriera, è stata proprio Helmut.

Juan Pablo Montoya ricorda le parole di Helmut Marko: “Mi diceva che qualcosa non andasse in me”
“Era il periodo in cui correvo per la sua squadra, ma non mi mandò da uno psicologo. Mi mandò da un guaritore energetico, perché diceva che la mia velocità e la mia stupidità non potevano assolutamente coesistere. Sinceramente, me lo ricordo bene e ricordo esattamente quanto costò. All’epoca vivevo in un appartamento fornito dal suo team e finanziavano loro la mia stagione, quindi quando diceva di saltare, io saltavo”.
“Ci andai una volta, forse due. Tuttavia, non venne fuori nulla. Avevano tutti questi aggeggi, persino una bacchetta con la punta d’oro che lei usava per leggere le energie”, ha aggiunto Montoya continuando il suo racconto che ha dell’assurdo.

“Spesi circa 100 dollari all’epoca, e non avevo un soldo. Non potevo nemmeno permettermi un auto, mi spostavo in bus, e a volte non prendevo nemmeno quello. Usavo i pattini per risparmiare. Mi recavo alle gare con la squadra di solito”.
E alla fine, più che un problema di energia, Montoya aveva solamente bisogno di un ambiente che credesse nel suo talento senza cercare di aggiustarlo con metodi esoterici. In fin dei conti, la sua carriera contornata di successi tra la F1 e l’IndyCar, ha dimostrato che quella velocità che Marko trovava incompatibile con il suo carattere era in realtà il suo più grande punto di forza.
Crediti foto: F1, Oracle Red Bull Racing
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