Il passaggio di Lewis Hamilton alla Ferrari continua a essere analizzato non soltanto sul piano tecnico, ma anche su quello umano e metodologico. In questo senso, le dichiarazioni rilasciate da Martin Brundle a Sky Sports UK offrono uno spaccato particolarmente significativo su ciò che non ha funzionato – e che forse continua a non funzionare – nel rapporto tra il sette volte campione del mondo e il suo nuovo ambiente di lavoro.
Brundle non mostra particolare sorpresa di fronte ai recenti cambiamenti avvenuti nel box Ferrari, anzi lascia intendere come fossero in qualche modo attesi già da tempo, alla luce di quanto emerso nel corso della stagione precedente: “Sono sorpreso che probabilmente non sia successo un po’ prima, a dire il vero, considerando tutto quello che stava accadendo lo scorso anno“.

Il punto centrale dell’analisi dell’ex pilota britannico riguarda però la necessità, per Hamilton, di non arrivare in Ferrari da solo, ma di essere accompagnato da una struttura capace di comprenderlo fino in fondo, soprattutto dal punto di vista comunicativo e tecnico:
“Ma è una cosa che avevo già detto a Sky: Lewis ha bisogno di andare lì con una squadra, con persone che almeno comprendano il modo in cui Lewis parla, quando è dentro la macchina, cosa significhino davvero le sue parole e come interpretare ciò di cui ha realmente bisogno al volante“.
Un passaggio che chiarisce come il problema non sia semplicemente la prestazione della monoposto, ma la capacità del team di tradurre correttamente il feedback di Hamilton in soluzioni operative. Un aspetto che in Mercedes era diventato quasi automatico e che, a Maranello, non sembra essersi mai pienamente consolidato.
Brundle insiste sul fatto che Hamilton abbia bisogno di un supporto mirato per potersi esprimere rapidamente ai massimi livelli nel nuovo contesto: “Penso che abbia bisogno di un po’ di aiuto per riuscire a fiorire rapidamente in quell’ambiente“.
Hamilton – Ferrari: il peso del rapporto mai sbocciato con Riccardo Adami
Il tema dell’ingegnere di pista diventa centrale, non come semplice figura tecnica, ma come snodo fondamentale del rendimento complessivo del pilota: “Vedremo chi si presenterà ora come suo ingegnere“.
Infine, Brundle fa riferimento diretto a ciò che è emerso ascoltando le comunicazioni radio e osservando l’andamento delle prestazioni, sottolineando come, al di là della narrazione ufficiale, i segnali di difficoltà fossero evidenti già da tempo: “Ma ascoltando semplicemente la radio e osservando le prestazioni – anche se ovviamente durante la scorsa stagione ci hanno messo sopra una certa vernice – era chiaro che qualcosa dovesse cambiare“.

Dichiarazioni che, lette nel loro insieme, delineano un quadro preciso: le difficoltà di Hamilton in Ferrari non sono riconducibili a un singolo fattore, ma a una combinazione di elementi in cui la comunicazione tecnica, l’interpretazione del feedback e l’allineamento umano tra pilota e squadra hanno avuto un peso determinante.
In vista del mondiale 2026, con un cambio regolamentare radicale, Ferrari non potrà permettersi ulteriori fraintendimenti. Perché, come emerge chiaramente dalle parole di Brundle, senza una struttura capace di capire davvero Lewis Hamilton, anche il talento e l’esperienza rischiano di restare parzialmente inespressi.
Crediti foto: Scuderia Ferrari HP
Seguici e commenta sul nostro canale YouTube: clicca qui





