Un anno esatto. Tanto è passato dall’ultimo podio di Lewis Hamilton in Formula 1. Las Vegas 2024: una rimonta dal decimo al secondo posto (a vincere fu George Russell, ndr), il 202º podio della carriera, il canto del cigno con la Mercedes. Nessuno immaginava che quel giorno potesse diventare una linea di confine netta tra due vite sportive: l’ultima gioia a Brackley e l’inizio del lungo digiuno in Ferrari.
La statistica più crudele è anche la più simbolica. Hamilton è l’unico pilota nella storia ad essere salito sul podio per 18 stagioni consecutive, dal 2007 al 2024. Un record di costanza, competitività e capacità di adattamento. Eppure il 2025 rischia di essere l’anno che spezza la sequenza, il mondiale in cui il sette volte campione del mondo si ritrova improvvisamente umano, vulnerabile, quasi irriconoscibile.

La verità è che il campanello d’allarme era già suonato prima della pausa estiva: dopo la Spagna, molti avevano intuito che la stagione non sarebbe stata quella del grande rilancio. Ma c’era fiducia nelle piste-talismano, quelle dove Hamilton ha costruito una parte del suo mito: Silverstone, Ungheria, Austin, Brasile. Nessuna di queste, però, gli ha regalato il riscatto sperato. Avvicinamenti, intuizioni, qualche sprazzo… ma mai il passo decisivo.
Il primo anno in Ferrari è stato un percorso a ostacoli amplificato da un adattamento più complesso del previsto a vetture che da 2022 sembrano soffocare il suo stile di guida. Le difficoltà del triennio 2022-2024 sono diventate un muro insormontabile con la SF-25. Ventidue gare in rosso, ventidue gare senza podio, ovviamente escludendo un primo e un terzo posto nelle sprint race. Nessuno aveva impiegato così tanto per trovare lo champagne con la tuta di Maranello.
Oggi, a un anno di distanza dal podio di Las Vegas, quella rimonta brillante con una Mercedes che volava nel freddo del deserto sembra appartenere a un’altra epoca. Da allora, Hamilton non è più riuscito a rientrare nei primi tre. Ha sfiorato il bersaglio più volte – cinque “medaglie di legno” tra Abu Dhabi 2024 e le gare di Imola, Austria, Silverstone e Austin nel 2025 – ma sempre senza varcare la soglia della gloria.
L’unico lampo è arrivato nelle Sprint: vittoria in Cina, terzo posto a Miami. Trofei utili per le bacheche Ferrari, ma insufficienti per mascherare una stagione complicata, in cui è stato Charles Leclerc a portare i risultati nelle gare che contano, con sette podi contro zero.
Il tempo stringe, le possibilità sono gli sgoccioli: con solo Qatar e Abu Dhabi rimasti, una SF-25 ormai ferma da mesi nello sviluppo e un Hamilton che non trova feeling né nelle curve lente né nei passaggi ad alta velocità, la probabilità di chiudere un anno intero senza podi è altissima. Sarebbe la prima volta in carriera. Un colpo duro per chiunque, devastante per chi ha costruito la propria identità sulla continuità.

E allora la domanda, inevitabile, si fa strada: chi te l’ha fatto fare di andare in Ferrari? La risposta, però, non è superficiale. Hamilton non ha cercato una squadra più competitiva: ha cercato un nuovo inizio. Ha cercato motivazioni, un ultimo grande capitolo da scrivere prima che il libro si chiuda. E le nuove regole del 2026 rappresentano proprio questo: un reset totale, auto completamente diverse, un anno extra di esperienza con gli uomini di Maranello, la possibilità di ritrovare un’armonia tecnica che oggi sembra svanita.
A 41 anni, inutile girarci intorno, il regolamento 2026 è la sua occasione. Probabilmente l’ultima. Perché o Lewis tornerà Hamilton, oppure le critiche che lo hanno accompagnato per tutta questa stagione si faranno più pesanti, più insistenti, più definitive. Il 2025, a prescindere da come finirà, rimarrà la stagione più deludente della sua carriera. Ma potrebbe anche essere il prologo del grande riscatto.
E tra un anno, quando guarderemo indietro a questo interminabile digiuno, potremmo magari scoprire che la scelta di andare in Ferrari non è stata un errore, ma il prezzo da pagare per un ultimo salto nella storia.
Crediti foto: Mercedes-AMG Petronas F1 Team, Scuderia Ferrari HP
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