Gp Qatar 2025, strategia gara – La griglia di partenza dopo le qualifiche di Lusail offre un’immagine perfetta della lotta mondiale: Oscar Piastri, Lando Norris e Max Verstappen occupano le prime tre caselle. Una fotografia limpida di un campionato che arriva nel suo punto di massima tensione tecnica e psicologica. La combinazione tra un circuito ad alto carico laterale e una gestione delle gomme resa ancora più complessa dai nuovi limiti Pirelli che introduce un elemento di imprevedibilità che può spostare equilibri e aprire spazi tattici inattesi.
Per Norris la matematica titolata esiste già oggi, ma prima che l’aritmetica provi a sorridergli dovrà battere il compagno di squadra e piegare la resistenza di Verstappen, in un confronto che potrebbe essere deciso più dal modo in cui verrà gestita la corsa che dal ritmo puro espresso nei primi giri.
Gp Qatar: cosa è successo nel 2024
Lusail è un circuito che porta i piloti alla sfida, a chi solleva per ultimo il piede in curve a percorrenza violentissima. L’anno scorso questo scenario aveva prodotto un contesto strategico apparentemente semplice, costruito intorno alla superiorità della mescola media.
La scelta dominante fu la media-dura su una singola sosta, con uno stop ottimale intorno al ventesimo giro, ma con la maggior parte dei piloti che forzò la vita della gomma ben oltre la soglia consigliata, spingendosi fino alla trentina di tornate. Proprio in quella zona limite arrivarono le forature di Lewis Hamilton e Carlos Sainz, sintomo chiaro di un circuito che non perdona chi prova a resistere troppo a lungo con un pneumatico al capolinea.
Max Verstappen vinse quella gara con tattica una media-dura gestita al millimetro, fermandosi al giro 35 approfittando della Safety Car. Charles Leclerc replicò la stessa struttura strategica per chiudere al secondo posto, mentre Oscar Piastri passò ai box un giro prima ma riuscì comunque a proteggere il podio. In quel contesto Russell fu il primo a rompere lo schema, scegliendo un pit-stop anticipato al giro 23 e spingendo verso una corsa su due soste, agevolato poi da un ulteriore cambio gomme imposto dalla neutralizzazione.
Il caso più particolare fu quello di Fernando Alonso, settimo al traguardo: dopo essersi fermato al 35° giro per montare la dura, rientrò subito per tornare alla media, recuperando interamente le posizioni sacrificare nell’operazione. Una dimostrazione cristallina della superiorità della mescola gialla su una pista che tende a massacrare soprattutto l’anteriore sinistra.

Gp Qatar 2025: Pirelli detta la strategia
Quest’anno però tutto cambia. Pirelli ha imposto un limite di 25 giri per ogni set di pneumatici, conteggio cumulativo che include sia prove che qualifiche oltre ai giri dietro la Safety Car. È un vincolo pensato per evitare il ripetersi delle criticità strutturali del 2023 e che, nei fatti, trasforma la gara in un obbligato percorso a due soste. Nessuno potrà più permettersi stint da 35 giri su una media: al contrario, ogni pilota dovrà assicurarsi almeno sette giri nel primo stint per evitare problemi di rotazione dei set e costruire poi la corsa su due sequenze molto simili tra loro.
Mario Isola, responsabile motorsport Pirelli, ha ribadito che tutte e tre le mescole sono teoricamente utilizzabili, anche se la simulazione ufficiale indica come più rapida una strategia media-media-soft, con due stint centrali simmetrici e la morbida utilizzata solo nel finale, quando la macchina è più leggera e la pista offre un livello di grip superiore.
La finestra ideale per il primo pit-stop si colloca tra il giro 21 e il 25, con un margine che si chiude drasticamente per chi dovesse aver già consumato parte della vita della gomma nelle sessioni precedenti. La seconda sosta, nell’impostazione più conservativa, si posiziona tra il 40 e il 46. La Sprint di 19 giri non ha mostrato fenomeni significativi di graining, ma ha evidenziato un’usura marcata sull’anteriore sinistra, esattamente il punto più stressato del tracciato.
Questo elemento potrebbe spingere le squadre meno sicure del comportamento della media verso un utilizzo più massiccio della dura nel tratto centrale, pur mantenendo la stessa logica delle finestre di pit stop. Tuttavia la durezza intrinseca del compound a banda bianca compromette la performance relativa rispetto allo scenario ottimale media-media-soft.

Per la top ten l’incognita vera resta la gestione della morbida. Nessuno l’ha utilizzata nella Sprint e i giri raccolti nelle prove erano orientati principalmente alla simulazione di qualifica, non a stint ad alto carburante. Se la media dovesse soffrire più del previsto, la soft pagherebbe un degrado ancora più marcato e sarebbe logico vederla solo in chiusura.
Esiste però un’alternativa prudente e teoricamente valida: media-dura-media, con stop tra i giri 19-25 e 38-44. Nessuna squadra dispone di due treni di dure nuove, quindi nessuno potrà tentare due stint consecutivi con la bianca, mentre quasi tutti avranno a disposizione due set freschi di medie, scelta che invita a un approccio più lineare e conservativo.
La seconda metà della griglia (occhi puntati su Lewis Hamilton che parte in P18) affronta un problema diverso: l’impossibilità di deviare dalle linee guida imposte dal limite Pirelli. Non c’è spazio per esperimenti a singola sosta e la capacità di interpretare la gara con creatività dipenderà dalla volontà di rischiare con la morbida in apertura, sfruttando un primo stint brevissimo da sette giri per liberarsi dalla scia e costruire poi due segmenti da 25 tornate su mescola media. Isola non esclude questa possibilità, ma resta un’opzione ad alto rischio e potenzialmente sensibile alle variazioni del traffico.
Più equilibrato potrebbe essere un approccio costruito su dura-media-media, con finestre identiche a quelle standard, oppure una dura-media-soft che sposterebbe leggermente più avanti le soste, ritardando la prima tra i giri 21 e 25 e la seconda tra il 40 e il 46. Anche in questo caso, il limite massimo di utilizzo della gomma influisce pesantemente sulla costruzione della strategia e sull’efficacia dell’undercut, che potrebbe diventare un’arma più solida per chi cerca aria libera in un gruppo particolarmente compresso nelle prime fasi.

Le condizioni meteo non introdurranno ulteriori variabili. La giornata sarà asciutta e la sera offrirà temperature stabili, un vento contrario leggero sul rettilineo principale e nessun rischio di surriscaldamento. È un contesto perfetto per una notte di corsa pura, in cui la gestione della gomma, più che il degrado termico, sarà l’unico elemento di complessità.
Il Qatar si prepara quindi a ospitare una gara che non sarà una replica di quella dell’anno passato e che porterà i piloti dentro un equilibrio delicatissimo tra ritmo, controllo e disciplina strategica. In un Mondiale che vive sul filo dei dettagli, la vittoria non passerà soltanto dal duello diretto tra Piastri, Norris e Verstappen, ma dalla capacità di interpretare un regolamento gomme che, più di qualunque altro elemento, potrebbe scolpire la classifica finale.
Crediti foto: F1.com, Scuderia Ferrari HP
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