GP Cina, Ferrari: l'illusione disattesa
Diciamolo senza giri di parole: la Ferrari SF-25 ha deluso su tutta la linea nel Gp della Cina (qui il report). Dopo la pole position nella Sprint Race e la vittoria perentoria di Lewis Hamilton nella gara breve, le speranze per il popolo rosso erano ben diverse dal mesto quinto e sesto posto con cui si è chiuso l'evento di Shanghai.
La chiave dell'arretramento prestazionale della SF-25 è da ricercarsi nelle modifiche al setup effettuate dopo la qualifica del sabato. Lewis Hamilton aveva sottolineato come fosse stato necessario cambiare il bilanciamento per provare a gestire meglio le gomme durante i 56 giri appena conclusi.
Evidentemente la mossa non ha pagato o, quantomeno, non è riuscita a dare i risultati attesi rispetto a quanto visto nel comparto simulativo. Uno dei problemi di questa Formula 1 è la scarsa conoscenza delle gomme, un fattore che si aggrava nei weekend Sprint, dove l'unica sessione di prove libere non consente di testare tutti i compound.
La Ferrari - così come gli altri competitor, va sottolineato - è arrivata al Gran Premio domenicale senza aver praticamente testato il composto Hard C2. Questo si è rivelato una vera e propria incognita che piloti e ingegneri non sono riusciti a gestire.

Ferrari SF-25: una vettura per ora incapace di leggere l'evoluzione della pista
Inutile ripercorrere la cronaca della gara che ha rischiato di chiudersi anzitempo per un contatto involontario ma pericoloso tra i due alfieri rossi. Un "tocco" che ha determinato la rottura della parte esterna dell’alettone anteriore della SF-25 di Leclerc che ha impattato pericolosamente la posteriore destra della monoposto di Lewis Hamilton, per fortuna senza arrecare foratura. Ciò che emerge con chiarezza dalle prime gare di un Mondiale ancora lunghissimo - pertanto è inutile intonare il De Profundis - è che la Ferrari non è riuscita a leggere l’evoluzione della pista. Questo ha portato a “sballare” un assetto che sabato sembrava perfetto. Vero che Hamilton ha disputato la gara breve in aria pulita, ma anche oggi, senza traffico diretto davanti a sé, la SF-25 non ha mostrato le performance che avevano illuso piloti, tecnici e tifosi. Ferrari deve quindi interrogarsi su questa costante emersa finora e, soprattutto, su dove e come trovare gli strumenti per confermare quanto di buono fatto in qualifica, evitando di smarrirsi nel momento in cui le condizioni ambientali cambiano. Ed è proprio questo il problema principale: la SF-25 ha una finestra operativa molto stretta e fatica a entrare nel range di funzionamento corretto quando anche solo alcune variabili dell'equazione - per quanto limitate - mutano.
Crediti foto: Scuderia Ferrari HP