Oggi, 5 gennaio 2026, entra in vigore il nuovo patto parasociale tra Exor e Piero Ferrari sul controllo della casa di Maranello. Durata triennale, con rinnovo automatico salvo recesso. Una mossa che arriva in un momento particolare per l’azienda del Cavallino Rampante, chiamata a gestire la svolta elettrica e una Scuderia che in Formula 1 non vince un titolo mondiale da troppo tempo.
Il patto blocca quasi un terzo del capitale, precisamente il 32%, e quasi metà dei diritti di voto, il 48%. Exor mantiene il 21,2% delle azioni ma controlla il 32,17% dei voti grazie al meccanismo di voto maggiorato che premia chi resta. Piero Ferrari ha il 10,6% del capitale e il 16% dei diritti di voto.
L’accordo non si limita a fotografare le quote. Prevede consultazioni obbligatorie prima delle assemblee e, soprattutto, diritti di prelazione incrociati se uno dei due volesse vendere a terzi. Un sistema che blinda l’assetto proprietario e riduce al minimo le sorprese.
La holding di John Elkann aveva venduto il 4% delle azioni Ferrari nei mesi scorsi per fare cassa, operazione che aveva fatto nascere qualche domanda sul futuro dell’impegno in Ferrari. Il rinnovo del patto risponde a quei dubbi: Exor aveva bisogno di liquidità per altri dossier, ma non mette in discussione la presenza in Ferrari.

Per chi investe in Ferrari, il messaggio è rassicurante: niente scossoni in vista. L’azionariato resta stabile, le decisioni strategiche saranno coordinate, la governance prevedibile. Tutti elementi che dovrebbero sostenere il valore del titolo, anche se la Borsa negli ultimi tempi ha mostrato scetticismo sulla transizione elettrica del marchio.
La vera partita si gioca sui risultati industriali e sportivi. La gamma elettrica non ha ancora convinto gli analisti, mentre in Formula 1 la stagione 2025 è stata un fallimento. Ferrari deve dimostrare che la stabilità dell’azionariato si traduce in risultati concreti, non solo in continuità gestionale. Il patto tra Exor e Piero Ferrari tiene insieme l’azionariato storico e la holding di controllo, ma le risposte devono arrivare dalla pista e dai bilanci.
Crediti foto: Ferrari
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