Nella giornata di ieri, venerdì 23 gennaio, Ferrari ha svelato la nuova monoposto, ossia la SF-26 con la quale Lewis Hamilton e Charles Leclerc disputeranno la prossima stagione. La prima impressione nel vedere la livrea è stata positiva. Un rosso più chiaro, un bianco più presente rispetto allo scorso anno. Un insieme piacevole da guardare, nonostante sia mancato un po’ l’effetto wow.
È condivisibile però, il paragone con la Ferrari 312T di Niki Lauda oppure con quella dell’era di Sebastian Vettel e Kimi Räikkönen. Un ritorno al passato. Un ritorno ai tempi d’oro, ai tempi vittoriosi o, semplicemente, un ritorno ai tempi in cui si era maggiormente competitivi. E chissà, magari un messaggio velato che si traduce in quella volontà di volere un cambio netto con il passato.
Anche dal punto di vista aerodinamico, per quel poco che si è visto, è molto diversa rispetto alla SF-25. Come normale che sia in un nuovo sistema di regolamenti. La prima vera vettura di Loic Serra stravolge quanto fatto per la stagione passata. Non voglio addentrarmi nei tecnicismi, lascio il compito a chi è più bravo, ma è evidente che il lavoro effettuato assume un peso rilevante. Con la speranza che ci faccia gioire nel corso delle ventiquattro gare.
Presentazione Ferrari: la passione prende il sopravvento
Tralasciando la vettura e la sua evoluzione prima di Melbourne, torniamo a porre l’attenzione sulla presentazione avvenuta a Fiorano. Sono anni che raccontiamo costantemente una Ferrari sottotono, che diventa fallimentare, con riferimento al 2025. Ma sono momenti come quelli di ieri che ci fanno ricordare perché si è tifosi, perché si è appassionati del Cavallino.
Che vinca o che perda, si è sempre presenti. Sempre pronti a sostenerla. Anche dopo un anno di promesse infrante e di aspettative deluse. Ma basta un semplice evento, uno shakedown che mostra la nuova macchina, e tutto passa in secondo piano. Tutto lascia spazio all’emozione di vedere i piloti girare, far rombare il motore, salutare i fan, rilasciare autografi, concedersi ai selfie e chi più ne ha più ne metta.
Quanto appena descritto non è altro che passione. Un sentimento. Una sensazione strana che ogni anno si ripete. Un brivido puntuale, a cui è impossibile dare una spiegazione. Un momento, seppur breve, che ti fa sentire parte di un qualcosa. Poi magari la stagione dirà tutt’altro, ma il sentiment che regala tale giornata, in pista, guardando la tv o i social, è lo stesso. E potranno suonare come parole smielate, ma provate ad ammettere il contrario.
Stagione 2026: l’anno delle risposte per Ferrari
Mettendo da parte i sentimentalismi e tornando “alla realtà”, è chiaro che la stagione 2026 rappresenta l’anno delle risposte. I piloti ne sono ben consapevoli. Leclerc ed Hamilton sanno benissimo che sarà un anno fondamentale, lo hanno ammesso più volte. E non solo per i nuovi regolamenti che portano con sé e richiedono, a loro volta, molti cambiamenti.
Ma l’impressione è che sono motivati. Rilassati, anche se forse più Lewis, che probabilmente si è allontanato da tutto come affermò ad Abu Dhabi. Ma sono pronti e questo è evidente. Non ci sono state dichiarazioni ad hoc, ma come giusto che sia – anche in termini di coerenza – hanno mantenuto un low-profile.
I messaggi, se così possiamo definirli, sono stati mandati con dei piccoli segnali. Come ad esempio la grande bandiera con il logo Ferrari, voluta da Charles Leclerc. Una volontà – forse – di dimostrare il pieno focus sulla nuova stagione e allontanare quelle voci di mercato, quegli interessamenti da parte degli altri team, primo tra tutti – pare – di Aston Martin.

Ferrari: speranze più che domande
Eh già. Perché delle domande che meritano risposte da parte di Ferrari si è parlato durante i mesi precedenti e se ne parlerà ancora qualora non ci dovesse essere un taglio netto col passato. E allora, apriamo spazio alle speranze, ai nostri desideri.
La speranza che risiede nella volontà di non dover raccontare, quest’anno, di una nuova monoposto poco competitiva in pista. Di non dover narrare nuovamente una stagione deludente, fallimentare. La speranza di non dover scrivere di un Fred Vasseur che si rifugia in un “dobbiamo mettere tutto insieme e capire cosa migliorare”.
E ancora. Il 2026 non deve essere l’anno in cui raccontare Lewis Hamilton non a suo agio con la macchina e con l’ambiente. Di un pilota giunto al suo ultimo anno in carriera. E non si vuole raccontare di un Charles Leclerc deluso dinanzi alle telecamere. Di un Leclerc arrabbiato perché non riesce a fare di più. Ma soprattutto, non si vuole raccontare di un pilota che trasformi la sua ottava stagione in rosso nell’ultima e andare poi altrove. Significherebbe un fallimento non indifferente.
Vogliamo raccontare – e perdonerete l’essere ripetitivo – una Ferrari vittoriosa, una Ferrari campione, tornata a vivere quei magici momenti dei primi anni 2000. Un team che non lasci gli altri trionfare, ma che sappia imporsi al vertice e giocarsi il titolo fino alla fine. L’anno scorso Andrea Stella disse che il suo obiettivo era rendere la competizione noiosa. Ecco, che diventi il motto della Ferrari.
Crediti foto: Scuderia Ferrari, Lewis Hamilton
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