Nel teatro abitualmente rutilante delle presentazioni ferrariste, la SF-26 ha fatto il suo esordio in sordina, quasi in punta di piedi. Una cerimonia-non cerimonia che ha sostituito i riflettori di Maranello con la discrezione di pochi e mirati contenuti digitali, affidati al sito ufficiale e ai canali social della scuderia. Niente palcoscenico, niente proclami roboanti, niente promesse urlate al vento: solo la vettura, nella sua nudità tecnica (piuttosto basilare), lasciata parlare attraverso l’eloquenza del silenzio.
È un cambio di paradigma che non può passare inosservato. Dove sono finiti gli annunci trionfalistici, le dichiarazioni d’intenti che preludevano all’assalto al titolo mondiale? Quest’anno, dalla bocca di Vasseur, di Elkann, di Vigna e dell’intero establishment del Cavallino Rampante, non è filtrata alcuna velleitaria dichiarazione di vittoria. Nessuno ha osato pronunciare la parola “campionato”, nessuno si è sbilanciato in pronostici ottimistici. Nemmeno i piloti. La SF-26 è stata mostrata per quello che è: una macchina da sviluppare, da affinare, da portare alla perfezione attraverso il lavoro metodico e silenzioso dei tecnici, non attraverso la retorica mediatica.

Anche il programma di testing riflette questa nuova filosofia minimalista. Poche, pochissime ore a Fiorano – giusto il tempo di verificare che tutto funzionasse – prima di smontare il “circo” e trasferirsi a Barcellona, dove martedì prossimo la Ferrari avvierà il suo trittico di giornate catalane, propedeutiche ai canonici test del Bahrain. Solo folklore, solo tifosi accalcati lungo i cordoli di Fiorano per intravedere la nuova creatura. In pista e in garage solo lavoro, dati, telemetria. La sostanza, finalmente, privilegiata sulla forma.
Chi ha memoria storica non può non scorgere, in questa sobria presentazione, l’ombra lunga del 2025. Un anno in cui si fece troppo rumore, nel quale le aspettative vennero gonfiate oltre ogni ragionevole misura, salvo poi infrangersi contro la dura realtà di una stagione deludente. La lezione, evidentemente, è stata metabolizzata. Il management ferrarista ha compreso che le promesse scritte sulla sabbia non servono a conquistare campionati, ma solo a inasprire le delusioni quando i risultati tardano ad arrivare.
All’alba di un nuovo regolamento tecnico – che ridisegna gli equilibri della Formula 1 e rimescola le carte tra i protagonisti – Vasseur, Elkann e l’intero establishment di Maranello hanno scelto il low profile. Una linea che solleva un interrogativo non banale: si tratta di paura, di timore per l’ennesimo anno deludente, oppure di saggezza maturata attraverso l’esperienza? La risposta, probabilmente, contiene entrambe le componenti. C’è il realismo di chi sa quanto sia complesso decifrare un regolamento inedito, quanto sia aleatorio prevedere chi abbia interpretato meglio le nuove direttive tecniche. Ma c’è anche la consapevolezza che il silenzio, talvolta, vale più di mille proclami: che le vittorie si costruiscono nei box, non nelle conferenze stampa.

La Ferrari SF-26 si presenta dunque come un enigma avvolto nel riserbo. Senza clamori, senza trionfalismi, senza quella spocchia che troppo spesso ha preceduto brucianti delusioni. Che questo sia l’anno della rinascita o l’ennesimo capitolo di una saga incompiuta, lo scopriremo solo in pista. Nel frattempo, il Cavallino Rampante ha scelto di galoppare in silenzio, con gli zoccoli sordinati. E forse, proprio in questo silenzio, si cela la sua forza più autentica.
Crediti foto: Scuderia Ferrari HP, Formulacritica
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