Non abbiamo ancora visto un abbozzo di una vettura 2025 (se non i render della F1 che, statene certi, saranno superati non appena osserveremo un’auto vera) che già impazzano le previsioni. È l’inverno e la scarsità di notizie che fanno sì che certi giochetti siano un po’ troppo abusati. La stagione 2025 di Lewis Hamilton è uno dei grandi temi della pausa. Il britannico ha ancora qualcosa da dire? Sarà capace di ritornare ai suoi standard? Avrà compreso le dinamiche Ferrari? Quesiti a cui si prova a dare risposte ricorrendo a esempi storici e a teorie più o meno credibili. Ne ha parlato Ralf Schumacher lanciando un monito non proprio incoraggiante.
La Ferrari, dopo voci e indiscrezioni, parrebbe aver confermato Riccardo Adami come ingegnere di pista di Lewis anche per il 2026. Una decisione che potrebbe sembrare di routine, ma che Schumacher interpreta come un segnale preoccupante per il futuro del sette volte campione del mondo a Maranello. Il tedesco, vincitore di sei Gran Premi in carriera e oggi opinionista per Sport1, non usa mezzi termini: la mancanza di sintonia tra pilota e ingegnere rappresenta “un enorme svantaggio” in un momento delicato.

Hamilton – Ferrari, il peso della comunicazione
Il 2025 di Hamilton è stato segnato da evidenti difficoltà di comunicazione con il muretto Ferrari. Le conversazioni radio tra il britannico e Adami hanno mostrato più volte una mancanza di sincronizzazione, con Hamilton che esprimeva frustrazione in modo sempre più frequente. Non si è trattato di episodi isolati, ma di una dinamica costante che ha minato la fiducia reciproca in un anno già complicato dalla debolezza tecnica della SF-25.
“La chimica non è quella giusta“, osserva Schumacher con una punta di sarcasmo. “Dovrebbero andare in vacanza insieme“. La battuta nasconde una verità amara: in Formula 1, il rapporto tra pilota e ingegnere di pista è paragonabile a quello tra un chirurgo e il suo assistente. Quando manca l’intesa, anche il talento più cristallino fatica a esprimersi.
La decisione di Fred Vasseur di mantenere Adami al suo posto solleva interrogativi. Perché non intervenire dopo una stagione così travagliata? La risposta potrebbe risiedere nella necessità di continuità in vista dello sconvolgimento regolamentare, ma il rischio è quello di perpetuare un problema strutturale pensando di risolverlo con il tempo.

Il 2025: una stagione da dimenticare
La prima annata di Hamilton in Ferrari è stata devastante sotto ogni aspetto. La SF-25, incapace di sfruttare efficacemente l’effetto venturi che domina la generazione di monoposto appena andata in pensione, si è rivelata una vettura profondamente squilibrata. Il divario con le squadre di vertice si è materializzato fin dai test invernali e non si è mai colmato. Anzi, si è aperto tanto che, nella fase finale, anche Mercedes e Red Bull hanno fatto un solo boccone della derelitta rossa.
Per Hamilton, abituato a lottare per vittorie e titoli, l’adattamento è stato traumatico. Non si è trattato solo di guidare una macchina lenta, ma di confrontarsi con una filosofia progettuale che non si sposava con il suo stile di guida. Il britannico necessita di stabilità al posteriore, di poter attaccare le curve con fiducia nell’avantreno. La SF-25 non gli ha offerto né l’una né l’altra cosa.
Il confronto con Charles Leclerc ha accentuato le difficoltà. Il monegasco, cresciuto in Ferrari e più incline a domare vetture nervose, è riuscito a estrarre prestazioni superiori dalla stessa macchina. Non una sentenza definitiva sul valore dei due piloti, ma un dato oggettivo che ha alimentato dubbi sulla capacità del britannico di adattarsi a contesti tecnici diversi da quelli che ha conosciuto in Mercedes.
2026: un altro cambio di paradigma
Proprio quando Hamilton avrebbe bisogno di stabilità per ricostruire, la Formula 1 si prepara a un’altra rivoluzione. I regolamenti 2026 porteranno power unit completamente nuove, con maggiore enfasi sulla componente elettrica, e un’aerodinamica ridisegnata che promette vetture più leggere ma anche più instabili.
Schumacher non ha dubbi: “La macchina sarà più nervosa. Leclerc può gestirla. Hamilton ha bisogno di stabilità al posteriore“. È una valutazione che trova conferma nella storia recente. Lewis ha costruito i suoi successi in su vetture dominate, bilanciate, che gli permettevano di esprimere la sua guida fluida e precisa. Quando la W13 del 2022 si è presentata con il porpoising e l’instabilità cronica, il britannico ha faticato più del giovane George Russell. Il cliché si è ripetuto anche negli anni seguenti.
Il rischio concreto è che Hamilton si trovi ad affrontare un altro ciclo tecnico sfavorevole proprio nel momento in cui la sua carriera entra nella fase conclusiva. A 41 anni nel 2026, non avrà il tempo di aspettare che Ferrari converga verso una soluzione più adatta al suo stile. Serve competitività immediata, o la sua avventura a Maranello rischia di concludersi senza acuti rimarchevoli.

Il paradigma Mercedes: forza o limite?
Schumacher solleva un punto controverso ma degno di riflessione. Citando Toto Wolff, ricorda che a Brackley era la squadra a stabilire l’assetto della vettura, limitando il margine di intervento dei piloti. “È una debolezza che non si può cambiare dall’oggi al domani“, sostiene l’ex pilota Williams.
L’argomento merita cautela. Hamilton ha vinto sette titoli mondiali, un palmares che non si costruisce solo guidando macchine dominanti. La sua capacità di gestire gare, gomme e pressione è innegabile. Tuttavia, è altrettanto vero che il britannico ha operato per oltre un decennio all’interno di un sistema altamente strutturato, in cui il pilota era un componente di una macchina perfetta, non l’artefice della sua messa a punto.
In Ferrari, la cultura è diversa. Il pilota ha maggiore voce, ma anche maggiore responsabilità nell’indirizzare lo sviluppo. Hamilton ha dimostrato nel 2025 di non avere ancora piena padronanza di questo ruolo, complice anche la barriera linguistica con Adami e la mancanza di feeling immediato.
Il 2026 potrebbe essere l’ultima vera opportunità per Hamilton di competere per un ottavo titolo mondiale. Se Ferrari sbaglierà l’interpretazione dei nuovi regolamenti, o se la monoposto risulterà inadatta al suo stile di guida, il britannico si troverà con le spalle al muro. A quell’età, in questo sport, non ci sono seconde possibilità.
Leclerc, dal canto suo, rappresenta il presente e il futuro della Scuderia. Ancora relativamente giovane, veloce, capace di adattarsi a vetture difficili. Abituato a farlo. Se il divario prestazionale dovesse confermarsi anche nel 2026, Ferrari non avrà esitazioni su chi sacrificare. La conferma di Adami come ingegnere di pista va letta in questo contesto. Non una scelta tecnica neutrale, ma un messaggio: Hamilton deve adattarsi al sistema Ferrari, non il contrario. Resta da vedere se il britannico avrà la forza e il tempo per farlo.
Crediti foto: Scuderia Ferrari HP
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