Mercedes è ormai a un passo dal raggiungere la Ferrari nel computo complessivo delle vittorie in Formula 1. Dato relativo ai propulsori che potrebbe sembrare il semplice riflesso di un ciclo tecnico particolarmente favorevole per la casa di Stoccarda. In realtà, se contestualizzato storicamente, racconta molto di più. Narra di una fragilità strutturale e ciclica di Maranello, incapace da decenni di imporsi con continuità in linea con il proprio nome, il proprio blasone e la propria centralità simbolica nella massima serie.
F1: le vittorie per motorista
| Posizione | Motore | Numero vittorie | % di GP vinti |
| 1 | Ferrari | 249 | 22.15 |
| 2 | Mercedes | 238 | 38.95 |
| 3 | Ford Cosworth | 176 | 34.11 |
| 4 | Renault | 169 | 21.92 |
| 5 | Honda | 89 | 18.50 |
| 6 | Climax | 40 | 41.67 |
| 7 | Honda RBPT | 38 | 54.29 |
| 8 | TAG Porsche | 25 | 36.76 |
| 9 | BMW | 20 | 7.41 |
| 10 | BRM | 18 | 9.52 |
| 11 | RBPT | 17 | 77.27 |
| 12 | Alfa Romeo | 12 | 5.61 |
| 13 | Offenhauser | 11 | 91.67 |
| 14 | Maserati | 11 | 10.19 |
| 15 | Vanwall | 9 | 32.14 |
| 16 | TAG Heuer | 9 | 14.52 |
| 17 | Repco | 8 | 24.24 |
| 18 | Mugen Honda | 4 | 2.72 |
| 19 | Matra | 3 | 2.40 |
| 20 | Porsche | 1 | 2.86 |
| 21 | Weslake | 1 | 5.56 |
| 22 | BWT Mercedes | 1 | 2.63 |
Ferrari è presente in Formula 1 sin dalla prima stagione del Mondiale, nel 1950. Nessun altro costruttore può vantare una permanenza paragonabile, né una longevità così intimamente intrecciata con la storia stessa della categoria. Mercedes, al contrario, ha una presenza più breve. Dopo la parentesi iniziale, è stata un fornitore che ha contribuito alle vittorie della McLaren negli anni ’90 e 2000. Poi il ritorno ufficiale come team e costruttore che risale al 2010, dopo l’acquisizione della Brawn GP, con un progetto che ha raggiunto la piena maturità solo a partire dal ciclo ibrido inaugurato nel 2014. Eppure, in meno tempo, Mercedes è riuscita ad accumulare un numero di successi tale da avvicinarsi pericolosamente al primato Ferrari.

Ferrari: inno alla discontinuità prestazionale
Questo scarto temporale è il cuore del problema. Ferrari ha avuto oltre settant’anni per costruire e consolidare un dominio che avrebbe dovuto risultare irraggiungibile. Mercedes, invece, ha capitalizzato una finestra regolamentare ben definita, trasformandola in una macchina da vittorie sistematica, efficiente e spietata. Il confronto non è quindi solo numerico, ma profondamente qualitativo.
La differenza principale risiede nella stabilità. Mercedes, nel suo ciclo vincente, è stata un soggetto compatto, coerente, capace di pianificare a lungo termine e di proteggere il proprio vantaggio tecnico senza disperderlo. La Rossa, al contrario, ha attraversato fasi alterne, con picchi di eccellenza seguiti da lunghi periodi di regressione o stagnazione. Dopo l’era Schumacher-Todt-Brawn, Maranello non è mai riuscita a ricostruire una catena decisionale altrettanto solida e impermeabile alle pressioni esterne.
Il risultato è una Ferrari che, ciclicamente, si presenta come un soggetto debole. Debole nella governance, debole nella capacità di reagire agli errori, debole soprattutto nel trasformare il potenziale tecnico in continuità di rendimento. Anche quando le basi progettuali sembrano valide, il sistema tende a sfaldarsi sotto il peso delle aspettative, delle rivoluzioni interne e di una comunicazione spesso più orientata alla difesa che alla visione.
Mercedes ha beneficiato anche di un altro fattore chiave: la capacità di anticipare e interpretare i regolamenti. Questo fu confermato ai nostri microfoni direttamente da Luca Cordero Di Montezemolo (leggi qui). Il dominio nel ciclo ibrido non è stato un incidente, ma il frutto di una preparazione iniziata anni prima, con una power unit che ha creato un vantaggio strutturale difficilmente colmabile.
Ferrari, pur avendo risorse e know-how comparabili, non è mai riuscita a costruire un margine simile né a difenderlo nel tempo quando si è affacciata a fasi di competitività. Ancora, i motori di Brixworth hanno equipaggiato vetture capaci di vincere gare come le McLaren. I clienti Ferrari sono stati molto deboli, quasi comparse, nell’era turbo-ibrida. Anche questo ha fatto la differenza.

Il fatto che oggi Mercedes sia vicina a raggiungere Ferrari nel numero di vittorie, pur con una permanenza decisamente inferiore nella massima serie, non è quindi una celebrazione del successo tedesco, ma una diagnosi severa dello stato di Maranello. È la dimostrazione che la storia, da sola, non protegge. Che il blasone non basta. E che in Formula 1 la continuità vale più della tradizione.
Per il Cavallino Rampante, questo dato dovrebbe essere un campanello d’allarme potente. Non tanto per la classifica dei record, ma per ciò che rappresenta: la perdita progressiva di quella centralità tecnica e culturale che dovrebbe essere naturale per chi ha fondato, scritto e dominato intere epoche di questo sport. Se Mercedes riuscirà nel sorpasso, non sarà un evento improvviso. Sarà semplicemente la conseguenza logica di anni in cui Maranello ha smesso, troppo spesso, di comportarsi come la Ferrari che la Formula 1 si aspetta.
Crediti foto: Mercedes-AMG Petronas F1 Team, Scuderia Ferrari HP, Formulacritica
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