Le dichiarazioni di Arturo Merzario su Charles Leclerc, rilasciate ad automoto.it, appartengono a una categoria ben riconoscibile del dibattito motoristico italiano: quella della sentenza apodittica, costruita più sull’autorità del nome che sulla solidità dell’analisi. Una visione che richiama un passato mitizzato e che, proprio per questo, fatica a confrontarsi con la complessità della Formula 1 moderna. Sostenere che Leclerc “non sia speciale” perché “uno vale l’altro” significa ignorare non solo i dati oggettivi, ma anche il contesto tecnico e sportivo in cui si è sviluppata la sua carriera in Ferrari.
Dal 2020 a oggi, Leclerc ha guidato monoposto profondamente imperfette, spesso concettualmente sbagliate, talvolta fragili sul piano aerodinamico, talvolta penalizzate da scelte strutturali che ne hanno limitato il potenziale ben oltre il talento del pilota. Ridurre tutto a una valutazione comparativa astratta, scollegata dalla macchina, equivale a negare uno dei fondamenti stessi della Formula 1: la centralità del progetto tecnico.

La SF1000 del 2020, la transizione regolamentare, la lunga ricostruzione post-accordo FIA su motori che interpretavano il testo un po’ troppo liberamente, fino ad arrivare a vetture instabili e imprevedibili come la SF-25, hanno imposto a Leclerc un ruolo che va ben oltre quello del semplice driver. In più stagioni è stato chiamato a fare da riferimento tecnico, a mascherare limiti strutturali, a estrarre prestazione da pacchetti che non offrivano continuità né margine. In questo scenario, sette podi nel 2025 e l’assenza di vittorie non raccontano un fallimento individuale, ma il perimetro massimo di un progetto che non ha mai realmente lottato per il bottino grosso.
Ancora più fragile è l’argomentazione secondo cui il confronto vinto con Lewis Hamilton nel primo anno in Ferrari sarebbe privo di valore perché il britannico “ha mollato il colpo”. Qui la lettura di Merzario scivola apertamente nel terreno dell’opinione non verificabile. La Formula 1 non è un contesto in cui si può “non dare il 110%” senza che questo emerga immediatamente in termini di prestazione, reputazione e dinamiche interne. Hamilton ha attraversato difficoltà di adattamento, certo, ma ciò non cancella il dato sportivo né il fatto che Leclerc abbia mantenuto una continuità di rendimento superiore nell’arco della stagione.
Leclerc bocciato da Enzo Ferrari? Un esercizio pericoloso
Il passaggio più emblematico, però, è quello in cui Merzario chiama in causa Enzo Ferrari. È un artificio retorico antico, quasi rituale: evocare il Drake per delegittimare il presente. Ma è anche un esercizio sterile. Enzo Ferrari operava in un mondo che non esiste più, con logiche, strumenti e criteri di valutazione radicalmente diversi. Usarlo come metro per giudicare un pilota della F1 contemporanea non è un atto di fedeltà storica, bensì una scorciatoia narrativa che serve a rafforzare un giudizio preconfezionato.
Non a caso, la realtà attuale della Ferrari racconta una storia opposta. Piero Ferrari è un estimatore dichiarato di Leclerc, e il gesto simbolico del Gran Galà FIA 2025 – portarlo sul palco in un momento istituzionale e altamente rappresentativo – non è folklore, ma comunicazione strategica. È la conferma che Maranello vede in Leclerc non solo un pilota veloce, ma un asset centrale in vista della rivoluzione tecnica del 2026.

Ed è proprio qui che la visione espressa dall’ex pilota italiano mostra il suo limite più evidente: l’incapacità di leggere il presente come un sistema complesso. Il 2026 non sarà un banco di prova “romantico”, ma una verifica tecnica totale. Leclerc lo sa, la Ferrari lo riconosce e l’intero paddock ne è consapevole. Se la monoposto sarà all’altezza, il monegasco avrà finalmente gli strumenti per dimostrare ciò che i numeri parziali non hanno ancora raccontato fino in fondo. Se non lo sarà, allora sì, il mercato piloti esploderà. Ma non perché Leclerc “non è speciale”, bensì perché la Formula 1 moderna non aspetta nessuno.
In questo senso, le parole di Merzario non aprono un dibattito: lo chiudono. Parlano più di un’idea di Formula 1 che non c’è più che del valore reale di Charles Leclerc. E per una disciplina che vive di evoluzione continua, è un limite non da poco.
Crediti foto: Scuderia Ferrari HP
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