La nuova stagione di Formula 1 per la Ferrari di Lewis Hamilton si apre con un tema delicato quanto: la definizione dell’ingegnere di pista che accompagnerà il sette volte campione del mondo nella prima vera fase operativa del progetto SF-26 (leggi la nostra analisi). Una decisione che a Maranello viene gestita con estrema cautela e che per il momento resta avvolta dal massimo riserbo.
Durante la settimana di test in Spagna (si parte martedì 27 febbraio per la rossa, ndr), il ruolo sarà affidato a Carlo Santi, chiamato a ricoprire la posizione in via temporanea. Una scelta che garantisce continuità in una fase ancora esplorativa, ma che non rappresenta necessariamente l’assetto definitivo con cui Hamilton affronterà il prossimo Mondiale. Ferrari, anche a margine della presentazione ufficiale della SF-26, ha preferito non esporsi pubblicamente, limitandosi a un secco “no comment”.

Santi non è una figura marginale nell’organigramma tecnico della Scuderia. In passato è stato ingegnere di pista di Kimi Raikkonen, maturando esperienza in contesti tecnici complessi e dimostrando una gestione metodica del rapporto pilota-muretto. A Fiorano, il suo lavoro si è intrecciato anche con quello di Bryan Bozzi, riferimento di Charles Leclerc, a conferma di un’impostazione collaborativa nella fase iniziale di sviluppo della nuova monoposto.
Il nodo dell’ingegnere di pista va però letto in una prospettiva più ampia. La ricerca di un successore di Riccardo Adami, recentemente promosso ad altro incarico (resposabile programma TPC, ndr)dopo una stagione complicata al fianco di Hamilton, non è soltanto una questione di ruoli, ma un passaggio chiave nella costruzione dell’equilibrio operativo attorno al pilota britannico. In questo contesto si inseriscono le indiscrezioni su un possibile arrivo da McLaren (ne abbiamo parlato qui), ipotesi che segnerebbe una discontinuità rispetto alle soluzioni interne considerate fino a poche settimane fa.
Ferrari 2026: il “nuovo” Hamilton
Parallelamente, lo shakedown della Ferrari SF-26 sulla pista di proprietà del Cavallino Rampante ha restituito l’immagine di un Hamilton emotivamente coinvolto e motivato dopo una stagione quasi catatonica. Le sue parole raccontano un impatto profondo con l’ambiente: “Svegliarmi qui alla Ferrari, è davvero, molto speciale”, ha detto. Un sentimento alimentato dal contatto quotidiano con il lavoro dei reparti tecnici: “Vedo l’auto che si monta, vedo quanto lavorano tutti, settimana dopo settimana”.

Hamilton ha sottolineato il valore del processo che porta dalla simulazione alla pista: “[Vedere] tutto il lavoro che abbiamo fatto sul simulatore e poi un’auto assemblarsi è la parte più entusiasmante dell’anno”. Un passaggio che evidenzia come la SF-26 non sia soltanto una nuova monoposto, ma il primo vero prodotto di un percorso condiviso tra pilota e squadra.
L’emozione non è mancata nemmeno al momento dell’accensione e dell’uscita dal garage: “È così emozionante quando accendono la macchina e senti la nuova vibrazione attraverso il corpo”. Un’esperienza amplificata dal contatto con i tifosi, che Hamilton ha definito indimenticabile, ma anche funzionale a una riconnessione più profonda con il team: “Si tratta davvero di riconnettersi con il team e con la passione delle persone che seguono questa squadra”.
Dal punto di vista tecnico e mentale, il britannico ha chiarito come l’inverno sia stato utilizzato per un vero reset: “È stato un focus enorme sul resettare, imparare nuovi schemi, annullare i pattern”. Un approccio che si sposa con l’introduzione del nuovo regolamento tecnico e con la necessità di costruire nuovi automatismi, soprattutto nel dialogo con il proprio ingegnere di pista.
Non a caso Hamilton ha ammesso un entusiasmo insolito rispetto al passato: “Non direi mai che mi entusiasmo, ma sono estremamente contento ed è giusto dirlo”. Una gioia che non cancella la prudenza: “Dobbiamo tenere la testa bassa e concentrarci sul nostro lavoro”, ha ribadito, sottolineando come il vero confronto arriverà solo nei test ufficiali e nelle prime gare.

In questo scenario, la convergenza di più fattori appare un elemento chiave. Un nuovo ingegnere di pista, destinato a ridefinire il metodo di lavoro quotidiano, un regolamento tecnico completamente rinnovato e stimoli personali evidenti dopo la presentazione della SF-26 potrebbero creare le condizioni ideali per riportare Hamilton sul suo livello di competitività abituale.
Per un pilota che ha costruito la propria carriera sull’adattamento ai cambiamenti, la stagione 2026 rappresenta una sfida tecnica e umana. In Ferrari lo sanno bene: il talento non è in discussione, ora la priorità è metterlo nelle condizioni di esprimersi con continuità nella nuova era della Formula 1.
Crediti foto: Scuderia Ferrari HP, Alessio Garofoli per Formulacritica
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