La Ferrari ha imboccato con pragmatica lucidità, ma anche con una dose inevitabile di rischio strategico, la strada della rinuncia anticipata. Un finale di stagione fallimentare (ratificato dal mezzo disastro della qualifica sprint del Qatar), quasi abbracciato deliberatamente, per concentrare ogni energia sull’anno che verrà.
Frédéric Vasseur lo aveva fatto capire tra le righe nei mesi scorsi, ma in Qatar ha deciso di mettere tutto nero su bianco, spiegando che la scelta di interrompere gli sviluppi sulla SF-25 è stata ponderata, condivisa con i piloti e considerata l’unica via possibile per non compromettere il futuro.
Una strategia che può apparire saggia considerando che la monoposto di quest’anno è una macchina nata male, incapace di reggere il passo della McLaren ma anche delle Mercedes e della Red Bull di Max Verstappen che dopo la pausa estiva hanno tracciato il solco. Ma è anche una strategia perniciosa, perché non esistono garanzie che la scommessa sul 2026 possa davvero ripagare.
Vasseur ha innanzitutto rigettato l’idea di un disastro totale: “Fino a due settimane fa eravamo in lotta per il secondo posto e questo significa che la situazione non è così drammatica. Non è stato un totale disastro, per me non è la parola giusta“. Una lettura che fotografa con un po’ troppo ottimismo i limiti di una stagione in cui il Cavallino Rampante è rimasto troppo spesso a metà del guado: non abbastanza competitivo per inseguire i rivali, ma neppure così distante da giustificare l’immagine di una squadra allo sbando.

Ferrari: il momento dell’illuminazione
Il team principal di Draveil ha poi ricostruito il momento esatto in cui la Ferrari ha capito che la stagione era compromessa. “Non abbiamo iniziato nel migliore dei modi con la doppia squalifica in Cina, che ci ha fatto perdere un sacco di punti rispetto ai nostri diretti concorrenti. E la McLaren stava dominando così tanto nelle prime 4-5 gare che ci siamo resi conto che sarebbe stato un 2025 molto difficile“. È qui che la dirigenza di Maranello ha premuto il pulsante rosso, scegliendo di interrompere ogni sviluppo sostanziale sulla SF-25.
Una scelta maturata in primavera: “Questo ci ha fatto prendere la decisione di passare al progetto 2026, credo ad aprile. Forse ho sottovalutato questa mossa anche dal punto di vista psicologico, perché quando mancano 18-20 gare e sai già che non porterai più sviluppi aerodinamici, la gestione psicologica è difficile. Abbiamo introdotto alcuni aggiornamenti meccanici e stiamo cercando di fare un lavoro migliore a livello operativo. Ma sono fiducioso sulla scelta fatta“.
Parole che rivelano la fragilità interna di un gruppo chiamato a convivere con una scelta estremamente precoce: smettere di sviluppare una vettura ancora giovane, condannando di fatto la stagione, per indirizzare carichi di lavoro, risorse umane e ore di galleria del vento verso un regolamento nuovo e radicalmente diverso. Una scelta che sul piano strategico ha senso, ma che sul piano sportivo comporta un prezzo altissimo, soprattutto in un campionato in cui la continuità di risultati incide sulla credibilità del progetto.

Ferrari: il blocco degli sviluppi avallato da Leclerc e Hamilton
La decisione, chiarisce Vasseur, non è stata presa in solitudine. “Questa scelta è stata condivisa da tutti nel team. Ci siamo detti di concentrare le risorse che avevamo in galleria del vento sul 2026. E i piloti hanno preso parte a questa decisione, sono pienamente impegnati nel progetto. In questo tipo di situazioni bisogna agire da squadra ed è quello che abbiamo fatto in quel momento della stagione“. Lewis Hamilton e Charles Leclerc, entrambi ben consapevoli dei limiti tecnici della SF-25, hanno quindi approvato senza esitazioni, certificando che era inutile continuare a rincorrere i rivali diretti in una spirale di aggiornamenti destinati a produrre miglioramenti marginali.
Resta però la questione più spinosa: la scommessa pagherà? La nuova era regolamentare del 2026 rappresenta un’incognita totale, con vetture più leggere, carichi aerodinamici ridotti, power unit profondamente ripensate e un quadro tecnico che potrebbe ribaltare gli equilibri o cristallizzarli ulteriormente. Ferrari ha scelto di essere tra le prime a buttarsi, iniziando con almeno sei mesi di anticipo il lavoro sulla nuova monoposto. È un vantaggio potenziale significativo, ma non privo di rischi: se il Progetto 678 non dovesse garantire un salto di qualità netto, la rinuncia al 2025 assumerebbe retrospettivamente il peso di un clamoroso autogol.
Per ora, il primicerio del team italiano difende la strategia senza tentennamenti, rivendicando il coraggio di una scelta impopolare. Maranello ha deciso di sacrificare consapevolmente un’annata per puntare tutto sul nuovo ciclo tecnico. Una mossa che può rivelarsi illuminata o autodistruttiva, ma che definisce perfettamente il momento storico della Ferrari: una squadra che non può più accontentarsi di galleggiare e che, per uscire dal limbo, ha deciso di prendersi il rischio più grande.
Crediti foto: Scuderia Ferrari HP
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