La stagione 2025 ha lasciato qualche cicatrice in Ferrari. Quei segni che testimoniano dolori pregressi ma che sono anche simbolo di esperienza accumulata; quella saggezza che permette di evitare errori e porsi finalmente con atteggiamento più giudizioso. Le parole pronunciate da Fred Vasseur alla vigilia del nuovo ciclo regolamentare hanno proprio il sapore della prudenza. “È una nuova sfida, partiamo da zero, sappiamo perfettamente che in passato, quando si è verificato questo tipo di cambiamento normativo, non si poteva prevedere quale sarebbe stato il futuro dell’Australia“. Non si tratta di un esercizio di stile, è il segnale più chiaro di un cambio di postura comunicativa maturato a Maranello dopo una lezione tutt’altro che indolore.
Il Vasseur di oggi è un dirigente che si guarda bene dal promettere, dal suggerire traiettorie, dal costruire aspettative. Un atteggiamento che stride con quanto visto all’inizio del 2025, quando il racconto di una Ferrari pronta a giocarsi immediatamente le prime posizioni aveva finito per schiantarsi contro una realtà tecnica molto più complessa.
Allora il linguaggio era assertivo, talvolta fiducioso oltre misura (ricorderete i toni dell’evento milanese precampionato); oggi è volutamente neutro, quasi disarmante nella sua semplicità. Non perché manchino ambizioni, ma poiché è evidente che il contesto ha insegnato quanto sia pericoloso anticipare giudizi in Formula 1, soprattutto quando si cambia pelle regolamentare.

Sembra quasi che ci sia un sottile sarcasmo implicito nelle parole del team principal francese. Citare l’imprevedibilità del passato, ricordare che nessuno poteva sapere cosa sarebbe accaduto in Australia dopo rivoluzioni tecniche simili, significa mettere le mani avanti senza teatralità. È un modo elegante per dire che la Ferrari non intende più prestarsi al gioco delle previsioni a uso mediatico, un meccanismo perverso che in passato ha spesso finito per ritorcersi contro la squadra. A Maranello, evidentemente, si è compreso che il silenzio operativo vale più di cento dichiarazioni ottimistiche.
La lezione, in questo senso, è servita. Vasseur non recita più il ruolo del garante del futuro prossimo, ma quello del gestore di un processo che richiede tempo ma soprattutto riscontri in pista. Il profilo basso non è una rinuncia, bensì una forma di autodifesa. In un ambiente come quello del Cavallino Rampante, dove ogni parola viene amplificata e interpretata, la sobrietà diventa uno strumento di difesa. Ma anche di lavoro, assimilabile quasi a una galleria del vento o un simulatore. Perché il contesto conta sempre.

Questo nuovo approccio racconta anche una maggiore consapevolezza dello scenario competitivo. Con regolamenti che azzerano riferimenti e gerarchie, l’unica posizione credibile è quella dell’attesa vigile. Nessuna promessa, nessun proclama, nessuna data cerchiata in rosso. Solo il riconoscimento, quasi banale ma raramente ammesso, che la Formula 1 non si governa con le dichiarazioni.
Se a inizio 2025 il messaggio era stato quello di una Ferrari pronta a presentarsi al mondo con risposte già scritte (errore fatale!), oggi Vasseur preferisce lasciare le frasi in sospeso. Ed è forse proprio questo il segnale più interessante: a Maranello non si è smesso di credere, sarebbe assurdo e antistorico. In Ferrari si è finalmente smesso di raccontare le cose prima del tempo.
Crediti foto: Scuderia Ferrari HP, Getty Images (copertina)
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