Alpine: le dimissioni di Oliver Oakes sono solo la punta dell’iceberg di un fallimento quasi totale
In un tranquillo martedì di inizio Maggio, in Alpine si è consumato l'ennesimo taglio di testa. Stavolta sembrerebbe volontario, un’auto-ghigliottina, considerando che parliamo di dimissioni. A cadere è stato il team principal Oliver Oakes, che si è dimesso per contrasti interni dovuti probabilmente alla gestione dei piloti. Già oggi potrebbe essere annunciata la promozione di Franco Colapinto a driver titolare in luogo di Jack Doohan, il cui destino è segnato sin da quando Flavio Briatore ha messo piede a Enstone.


Luca De Meo: la firma sul fallimento Alpine
Ieri, come detto, sono arrivate le dimissioni di Oliver Oakes, sostituito temporaneamente (?) da Flavio Briatore. Un altro terremoto, dopo quello più massiccio del 2024, consumato non nella sede storica di Enstone, bensì a Viry-Châtillon, dove è allocato il reparto powertrains della Renault, che è stato di fatto chiuso. O, per meglio dire, drasticamente limitato in grandezza e produzione, visto che continuerà ad operare per produrre i propulsori che alimentano le vetture delle categorie propedeutiche e quelli del WEC, programma che i francesi non hanno inteso ridimensionare. Almeno per ora. Alpine, è cosa ormai nota, continuerà in Formula 1 affidandosi ai motori Mercedes. Nonostante le pressioni politiche e sindacali, Luca De Meo non ne ha voluto sapere e ha deciso di serrare un comparto che ha fatto la storia della Formula 1, soprattutto con i propulsori aspirati. L’era turbo-ibrida è rimasta indigesta ai transalpini, che non sono riusciti a primeggiare né con Red Bull, né con McLaren, né tantomeno con il interamente tutto made in France. Abbandonarsi a un motorista esterno dà ovviamente grandi vantaggi in termini di pacchetto: ci si affida a un propulsore bello e fatto - e pure parecchio performante - spendendo cifre ampiamente inferiori a quelle necessarie a tenere in vita un comparto molto grosso e strutturato. Proprio su questo aspetto hanno battuto all’interno del team, vendendo una dismissione come una grande operazione tecnica e finanziaria. Balle!
Luca De Meo - n°1 di Renault[/caption]
Chi prende certe decisioni avrà sicuramente uno schema attuativo che dall’esterno non risulta però troppo leggibile. Il grande architetto di tutte queste operazioni, quel Luca De Meo presidente e amministratore delegato di Renault, opera con la scure e non in punta di diplomazia. Forse questo modo di procedere può funzionare nel mondo dell'automotive, ma non attecchisce in Formula 1. A memoria, non si è mai vista una franchigia sportiva imporsi alla concorrenza feroce provando a non annegare nel tumultuoso fiume del costante cambiamento.
A un certo punto bisognerebbe fermarsi, riflettere e procedere pragmaticamente senza lasciarsi andare dall'umore e senza, come nel caso Oakes, mettere un dirigente nelle condizioni di essere scavalcato da un consigliere nel decidere quale debba essere la line-up piloti. È evidente che a Enstone e nella sede della Renault la confusione regni sovrana.
A proposito di re: proprio la storia della Francia ha insegnato che anche chi porta la corona al capo e tiene lo scettro in mano non deve sentirsi così sicuro del suo posto, perché la ghigliottina è sempre ben oliata…
Crediti foto: Alpine F1, Renault Seguici sul nostro canale YouTube: clicca qui