Le parole di Carmelo Ezpeleta, storico numero uno della Dorna che resta al timone anche dopo l’acquisizione dell’intero pacchetto MotoGP da parte di Liberty Media, segnano l’inizio di una nuova fase strategica per l’intero ecosistema del motorsport. L’ingresso della società che già controlla la Formula 1 all’interno del mondo delle due ruote rappresenta un passaggio epocale, che va ben oltre l’ambito finanziario, perché incide direttamente sulla natura e sulla direzione futura delle due categorie più importanti del panorama racing.
Secondo Ezpeleta, MotoGP e Formula 1 andranno “sempre più a braccetto”, una visione che apre opportunità considerevoli ma porta con sé anche interrogativi profondi sul futuro dell’identità tecnica e sportiva di entrambi i campionati.

Liberty Media vuole la convergenza tra F1 e MotoGp per allargare il business
La convergenza tra le due piattaforme non è un concetto superficiale. Liberty Media ha dimostrato nella Formula 1 di saper trasformare un campionato già popolare in un prodotto globale in grado di raggiungere nuovi mercati e generare un coinvolgimento senza precedenti. Dunque fatturati e ricavi ad altissimo voltaggio.
La rivoluzione digitale, la costruzione di una narrazione aggressiva (Drive to Survive è uno strumento potentissimo in tal senso) e l’integrazione di format di intrattenimento moderni sono diventati la cifra della gestione statunitense. È naturale che lo stesso slancio strategico venga ora applicato alla MotoGP, che negli ultimi anni ha mostrato la necessità di ridefinire la propria presenza internazionale dopo un periodo di transizione.
La promessa implicita è quella di un salto di qualità in termini di visibilità, di sinergie commerciali e di modernizzazione dell’intero sistema. Il 2025, in cui la mano del colosso americano dell’intrattenimento non è ancora stata visibile, si è chiuso in crescendo da un punto di vista finanziario. Ma Liberty Media vuole di più. E probabilmente lo otterrà.
Il processo di avvicinamento tra i due mondi non riguarda solo l’aspetto mediatico. Ezpeleta ha chiarito che l’integrazione fisica e logistica potrebbe diventare sempre più concreta. Ai microfoni di Dazn Spagna ha infatti aperto a uno scenario che fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile: la MotoGP su tracciati cittadini attualmente utilizzati dalla Formula 1.
“Non abbiamo alcun problema a correre su circuiti cittadini di F1”, ha spiegato il manager, con un qualcosa che sembra una follia in considerazione del principio della sicurezza, un possibile avvicinamento anche sul piano dei format e dell’utilizzo degli impianti. La precisazione successiva, però, definisce esattamente la soglia oltre la quale la MotoGP non è disposta a spingersi: “L’unica cosa di cui abbiamo bisogno sono le vie di fuga. Ad esempio a Las Vegas è difficile trovarle. Ma ci sono alcuni tracciati di Formula 1 che potremmo utilizzare”.

La sicurezza è un ostacolo verso la standardizzazione
Il richiamo alla sicurezza non è un dettaglio, ma la base sulla quale Dorna ha costruito il proprio percorso negli ultimi trent’anni. Lo stesso Ezpeleta lo ha ricordato: “Quando abbiamo iniziato nel 1992 il nostro impegno era quello di migliorare la sicurezza e ci siamo riusciti. E su questo aspetto saremo sempre intransigenti”.
È l’affermazione che ribadisce come, al di là della crescente armonizzazione con la Formula 1, la MotoGP non sia disposta a sacrificare la propria natura su un altare puramente commerciale. L’esempio citato dal CEO della Dorna, quello di Mandalika, sintetizza perfettamente la filosofia che guiderà le scelte future. “Mandalika ad esempio è teoricamente un circuito cittadino, per cui se c’è un circuito nella città ma con vie di fuga, ci saremo”, ha concluso.
Legame F1 – MotoGP: pro e contro
È proprio questa dialettica tra apertura e rigore a definire il vero nodo del nuovo corso. L’allineamento con la Formula 1 può portare risultati enormi: una presenza globale più solida, una gestione più moderna, una crescita del pubblico, l’ottimizzazione dei calendari e una cooperazione industriale senza precedenti. Allo stesso tempo, però, l’abbraccio di Liberty Media porta con sé il rischio di una standardizzazione forzata.
La tentazione di replicare lo stesso modello narrativo, lo stesso format di weekend, la stessa estetica dell’evento potrebbe compromettere la specificità che da sempre distingue le due anime del motorsport. La MotoGP vive di rischio, fisicità, decisioni prese in un lampo e un legame diretto tra pilota e macchina che nessun altro sport motoristico possiede. La Formula 1 è invece il tempio dell’ingegneria estrema, della sofisticazione aerodinamica, della potenza ibrida e della pianificazione strategica al millesimo.

Uniformare questi due mondi sarebbe non solo inutile ma potenzialmente dannoso. Si perderebbe il carattere distintivo che consente a ogni categoria di attrarre pubblici diversi, con sensibilità diverse e aspettative diverse. Il motorsport non può diventare un prodotto omogeneo, costruito secondo un’unica ricetta replicabile a prescindere dalla disciplina. La diversità è la sua ricchezza, la base della sua storia e il motivo per cui ogni appassionato trova il proprio spazio in un universo complesso e sfaccettato.
L’era Liberty Media nella MotoGP si apre dunque sotto il segno dell’ambivalenza. Da un lato ci sono possibilità immense, dall’altro la necessità di proteggere l’autenticità di un campionato che vive di un’intensità e di un linguaggio tecnico completamente differenti rispetto alla Formula 1.
Il futuro dipenderà dalla capacità di mantenere queste differenze senza rinunciare ai benefici della convergenza. MotoGP e F1 potranno andare a braccetto, come suggerisce Ezpeleta, ma solo se sapranno camminare insieme senza perdere il passo che le ha rese uniche.
Crediti foto: MotoGP, F1, Formulacritica
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