Di fronte a una Formula 1 che si proclama rinnovata, aperta, proiettata nel futuro, quanto accaduto a Barcellona durante il primo giorno di test (e probabilmente la cosa verrà replicata) rappresenta una contraddizione tanto evidente quanto sconfortante. La FOM, leggasi Liberty Media, ha scelto la strada della chiusura totale, trasformando un momento che dovrebbe essere fondativo per il racconto della nuova era tecnica in uno sforzo di opacità quasi ossessiva.
Il Circuit de Barcelona-Catalunya è stato di fatto blindato. Non solo con limitazioni logistiche o regolamentari, ma con il coinvolgimento diretto dei Mossos d’Esquadra per impedire che, anche a grande distanza, qualcuno potesse tentare di fotografare le vetture. Un dispiegamento di zelo che sa più di paranoia che di tutela del prodotto. Come se la Formula 1 avesse qualcosa da nascondere, proprio nel momento in cui dovrebbe mostrare se stessa con orgoglio.
La scelta più grave, tuttavia, è stata quella di interrompere i flussi dati. Tempi non accessibili, riferimenti cronometrici azzerati, impossibilità per addetti ai lavori e appassionati di seguire l’andamento delle sessioni. Un blackout informativo deliberato, imposto dall’alto, che priva il pubblico di uno degli elementi essenziali del racconto sportivo: la comparazione, il contesto, la lettura tecnica. Senza dati, la Formula 1 smette di essere materia viva e diventa semplice simulacro.

A completare il quadro, l’imposizione ai team di non pubblicare foto o video se non previa autorizzazione diretta della F1 stessa. Un controllo centralizzato della comunicazione che svuota di significato qualsiasi sforzo narrativo delle squadre e mortifica il lavoro di chi, da anni, prova a raccontare questo sport con competenza e passione. Non è coordinamento, è censura preventiva.
Il paradosso è evidente. Siamo all’alba di una nuova Formula 1, figlia di una rivoluzione regolamentare che promette vetture diverse, concetti inediti, equilibri da riscrivere. Il pubblico è affamato di dettagli, di soluzioni tecniche, di segnali, anche minimi. E proprio ora, quando l’interesse dovrebbe essere alimentato, la FOM sceglie di serrarsi in una torre d’avorio, trattando la curiosità come una minaccia e non come una risorsa.
Questa gestione miope del racconto rischia di produrre l’effetto opposto a quello desiderato. L’hype non si costruisce con i divieti, ma con la trasparenza. Il controllo totale non genera valore, genera distanza. E una Formula 1 che si allontana dal suo pubblico, che diffida dei suoi osservatori, che teme lo sguardo esterno, è una Formula 1 che tradisce la propria natura.
Liberty Media ama definirsi moderna, digitale, globale. Ma a Barcellona ha mostrato un volto antico, quasi ottocentesco, fatto di cordoni di sicurezza, silenzi imposti e finestre oscurate. Un errore strategico e culturale. Perché la Formula 1 non ha bisogno di essere nascosta per essere protetta. Ha bisogno di essere raccontata, compresa, vissuta. Anche, e soprattutto, quando è imperfetta e in divenire.
Oggi avremmo voluto vedere e raccontare del debutto ufficiale della Ferrari SF-25. Dovremmo accontentarci dell’elemosina che Liberty Media, a mezzo sito e social di proprietà, deciderà di farci. Lasciatemelo dire, la “nuova F1” aveva bisogno di una vera apertura, non di questo arroccamento cieco nella propria casa blindata. Addetti ai lavori e tifosi non sono soggetti da imbonire solo quando serve ai propri scopi. Si ricordi di ciò perché il rischio che qualcuno si disamori è concreto.
Crediti foto: F1, Mercedes-AMG Petronas F1 Team
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