Premessa: questo editoriale non è né contro il campione del mondo di F1 in carica, Max Verstappen, né tantomeno a favore dell’attuale leader del mondiale, Lando Norris. È semplicemente un pensiero sulla Formula 1 con cui io, come tanti altri, sono cresciuto.
Abbiamo avuto la fortuna di vedere la Ferrari tornare a vincere prima e dominare poi per cinque anni consecutivi con Michael Schumacher. Un lustro anni forse irripetibile e che le nuove generazioni non riuscirebbero a capire o solo ad immaginare. Ovviamente, si parla di noi ferraristi, non dei fan degli altri piloti, degli altri team o del pubblico generalista, “apolitico”. Alla fine i domini, gli imperi, cadono per far prima o poi spazio al nuovo che avanza. È il popolo che lo vuole.
È stato così anche coi domini successivi a quello ferrarista e di Schumacher, basti pensare a quello di Sebastian Vettel con la Red Bull, tra il 2010 ed il 2013, e quello lunghissimo della Mercedes con otto titoli costruttori consecutivi e 7 titoli piloti, 6 per Lewis Hamilton e uno per Nico Rosberg.

Il dominio di Max Verstappen ha cambiato tutto
Nel pomeriggio del Gran Premio di Abu Dhabi 2021, che ha dato il via al regno da campione del mondo di Max Verstappen, tutto il popolo voleva veder cadere Hamilton con ogni mezzo necessario, anche andando contro le consuetudini della categoria. È così fu. Michael Masi fece da “boia” all’ottavo titolo di Hamilton, per consegnarlo su di un piatto d’argento a Verstappen.
Sono passati 4 anni ed altri 3 titoli piloti vinti, eppure i fan e gli addetti ai lavori sembrano ormai esser assuefatti all’olandese. Potrebbe vincere altri campionati e loro non batterebbero ciglio. Nessuno sembra che voglia vederlo nella polvere, come accaduto con Hamilton: non solo sconfitto, ma anche umiliato dalla Formula 1 che lui stesso ha riportato in alto.
Oggi vediamo un pilota, Lando Norris, che non avrà il talento di Verstappen, ma che sta dando il massimo pur di realizzare il suo sogno di diventare campione del mondo in un team come quello della McLaren che fino a qualche anno fa era considerata una nobile decaduta al pari della Williams.
Le critiche, le offese, le derisioni nei suoi confronti ormai non si contano più. Eppure lui è lì, a pochi punti dal titolo. Basterebbe guadagnarne 2 in più sui suoi inseguitori, Verstappen e Piastri, nel prossimo Gran Premio del Qatar per laurearsi campione. Se non sarà a Lusail, probabilmente lo sarà ad Abu Dhabi. Ma se oggi andiamo sui social o sui siti d’informazione (per fortuna non questo) sembra che l’inglese debba recuperare 24 punti su Verstappen e non il contrario con due gare ed una Sprint Race dal termine.

Accontentare il popolo della F1, anche se la matematica non è un’opinione
Con la narrazione portata da Liberty Media, con Stefano Domenicali che fa da “pifferaio magico” e auspicava la rimonta di Verstappen, gli osservatori si sono adeguati a dettami di chi detiene la proprietà della massima categoria del motorsport. Si sta scrivendo di tutto di più per alimentare un’idea che potrebbe esser già morta domenica sera. Non lo dice lo scrivente, ma la matematica.
Come tanti altri che seguono questo meraviglioso sport, sono avvezzo anche al calcio. E nel calcio quando una squadra più debole riesce a vincere una partita contro una più blasonata o a lottare per il vertice, viene vista come una vittoria dello sport. Max Verstappen è riuscito nell’impresa di ribaltare completamente questo concetto. Sembra che il debole non abbia il diritto di battere il più forte. Davide non deve sconfiggere Golia. Lo vuole il popolo, lo stesso popolo che scelse Barabba a discapito di Cristo. E Domenicali, come Pilato, se ne lava le mani considerando la loro volontà.
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Crediti foto: F1, IMAGO, Getty Images





