Dal prossimo anno, come è ormai risaputo, Audi prenderà le redini di Sauber, tutt’oggi targata Stake F1 Team Kick Sauber. La sfida intrapresa dal costruttore tedesco è a dir poco notevole sotto molteplici aspetti, soprattutto riguardante quello sportivo. I vertici del marchio hanno esposto un piano suddiviso in tre anni per giungere al 2030 con l’opportunità di vincere il Titolo Mondiale. Basterà?
F1 2026, Audi – L’arma primaria del progetto è Binotto
Audi ha dato inizio al progetto Formula 1 col botto, reclutando tecnici da diverse squadre. Su tutti Mattia Binotto, già oggi in Sauber e pronto a guidare un progetto ambizioso. Il tecnico italiano proviene da un’esperienza ultra-decennale a Maranello, iniziata nel 1995 con l’entrata nella squadra test e culminata con la promozione a Team Principal nel 2022, terminata poi nel novembre dello stesso anno. L’italiano-svizzero in Audi diventa Head of Audi F1 Project, ricoprendo quindi un ruolo fondamentale nell’organigramma tedesco.
L’ex-Team Principal Ferrari non ha avuto la migliore separazione possibile dalla squadra di Modena. Dal 2019 al 2022 si sono susseguiti episodi controversi che tutt’ora restano poco chiari, sottolineando la presenza di alcune lacune che dal punto di vista della gestione interna non sono state sistemate. L’episodio più palese è “il ditino” a Leclerc al Gran Premio di Silverstone 2022, dopo una strategia non rilevatasi corretta.
Dal punto di vista tecnico, però, resta tra i migliori nel Circus. Nonostante la F1-75 si sia dimostrata ottima nel breve periodo, la strada tecnica intrapresa si è palesata errata, o meglio, con un margine di miglioramento minore rispetto a quella scelta da altri uffici tecnici. Per correttezza bisognerebbe considerare anche la TD-039, la direttiva che agiva sul t-ray, che a detta di Binotto non ha mai davvero impattato sulle prestazioni della vettura.
In occasione della presentazione della livrea della R26, la vettura che scenderà in pista la prossima stagione, Binotto ha parlato chiaramente del suo pensiero riguardo al cambiamento regolamentare: “Questo è probabilmente il cambiamento più importante degli ultimi 30 anni. Credo sia una sfida e che tutti i tecnici tutt’ora stiano apprezzando le sfide del nuovo regolamento” dichiara il tecnico. “Ciò che prima era importante in termini di prestazioni può non esserlo il prossimo anno“, riflette Binotto.
Con l’arrivo dei nuovi propulsori che sfrutteranno maggiormente la parte ibrida rispetto al passato, non cambierà solamente l’estetica delle vetture, ma l’intero modo di correre. Leclerc ha parlato più volte di una guida più ragionata, e Russell ha previsto dei sorpassi che avverranno in zone più “esotiche” della pista, dove in passato sarebbe stato quasi impossibile farlo. Tutto ruoterà attorno alla gestione dell’ibrido, e per questo assisteremo a dei cambiamenti persino nell’interpretazione delle curve, in modo da recuperare quanta più energia possibile.
“Penso che i nostri strumenti sono stati concepiti per decenni in modo tale da funzionare al meglio con i regolamenti passati. Eravamo a conoscenza di cosa era importante far funzionare per essere veloci e credo che questo sia il cambiamento principale rispetto al passato. Ciò che sarà importante è ancora un’incognita, in questo momento non possiamo affidarci esclusivamente agli strumenti, la pista potrebbe darci delle risposte diverse“. Quanto sottolineato da Binotto è un ragionamento analogo a quello fatto da Newey.
L’inglese crede che le squadre con un’istruzione migliore, quindi quelle che possono vantare un organigramma interno efficace, nel quale tutti i reparti lavorano in sinergia tra di loro, saranno coloro ad avere un vantaggio iniziale nel 2026. Per questo Audi inizierà da challenger a detta di Gernot Dollner, CEO del gruppo. Le variabili in campo sono davvero troppe per poter iniziare bene senza esperienza, in una situazione in cui proprio questa farà la differenza.

F1 2026, Audi: Nuova organizzazione per elevare il singolo
Secondo le ultime speculazioni, alimentate ancor di più dall’arrivo di Wolf Zimmermann e Lars Schmidt, entrambi provenienti dal reparto motoristico di Maranello, la Power Unit tedesca ha raggiunto ottimi livelli di potenza. Si parla di circa 550 CV, oltre il muro dei 400 kW, per la parte endotermica. Dal punto di vista sportivo la struttura è rinforzata da Weathley, Team Principal e ex-Direttore Sportivo Red Bull, assieme all’ex-capo meccanico di Verstappen.
Audi sta cercando di costruire una squadra solida, anche se, come mostrato da Aston Martin con Dan Fallows, molto spesso i nomi importanti non bastano. Su questo è tornato Binotto, in un’intervista rilasciata ad Autosprint: “La prima cosa è l’aver dato un obiettivo chiaro alla squadra. La seconda è stata di ripensare o rivedere l’organizzazione interna. Abbiamo creato un’organizzazione più orizzontale rispetto a quella che c’era prima, dando più deleghe e più poteri alle persone responsabili delle varie aree. Serve metodo, è una questione di responsabilizzazione di risorse“.
Continua il tecnico: “E’ importante elevare la resposabilità delle persone e non avere più un singolo a decidere. Ognuno deve avere dei ruoli chiari con autonomia nei vari reparti nel creare e nello sviluppare. Serve creare un legame e un rapporto di fiducia“. Una decisione interessante, che sottolinea in generale la motivazione e gli obiettivi ambiziosi del progetto tedesco.
Da non sottovalutare la doppia sede del costruttore. A Neuburg saranno sviluppati i propulsori, mentre a Hinwill si lavorerà sul telaio. Per integrarsi in modo migliore alla Formula 1 di oggi, è stato realizzato uno stabilimento anche in Inghilterra, a Bicester, con una funzionalità di supporto. Così facendo creano una base appetibile a molti tecnici di rilievo, spesso frenati a causa dell’importanza dello spostamento necessario per cambiare squadra. “Avere un costruttore che opera in due sedi è fondamentale“, dichiara Binotto. “In quanto Audi, abbiamo accettato questa complessità perchè non arriviamo in Formula 1 per partecipare, ma per vincere“.
Prima che Dollner diventasse CEO, inoltre, si sono susseguiti diversi cambiamenti, che hanno portato alla formazione di un piano, a detta dello stesso CEO, ancora più ambizioso rispetto a prima: “Abbiamo analizzato che cosa servisse per essere vincenti in Formula 1, e abbiamo concluso che sarebbe servito un piano ancora più ambizioso“.
Quella di Audi è una sfida davvero importante per un costruttore che ha vinto tutto nel mondo delle gare tranne, appunto, in Formula 1. Ambito in cui intende primeggiare con la giusta e graduale crescita.
Crediti Foto: Audi, Ferrari




