Sono i soldi che muovono il mondo, soprattutto quello della F1, e uno dei suoi maggiori investitori potrebbe presto ridimensionare il proprio futuro nella categoria regina del motorsport.
Il Fondo di Investimento Pubblico (PIF) dell’Arabia Saudita rappresenta il pilastro centrale della strategia di trasformazione economica del regno, guidata dal principe ereditario Mohammed bin Salman. Nonostante annunci ambiziosi, come l’impegno per investimenti da 1.000 miliardi di dollari negli Stati Uniti, il fondo sta affrontando una grave carenza di liquidità, secondo un report del New York Times.
Questa situazione deriva da investimenti costosi e spesso deludenti, che hanno prosciugato risorse nazionali. Il principe Mohammed sta supervisionando personalmente un piano di ristrutturazione interna, in un contesto di pressioni finanziarie che minacciano l’immagine di potenza e ricchezza del regno. Insider a Riyadh e a Wall Street, tra cui 11 fonti come dipendenti attuali, membri del consiglio e investitori, confermano la frenetica attività per invertire la rotta.

Il contesto storico
Negli ultimi anni, il PIF ha perseguito una serie di investimenti audaci e dispendiosi, parte di un impegno più ampio per diversificare l’economia saudita, storicamente dipendente dal petrolio, e soddisfare le esigenze di una popolazione giovane e in crescita. Questi sforzi sono stati spesso pubblicizzati attraverso apparizioni internazionali ad alto profilo, come la recente visita del principe Mohammed a Washington, dove ha annunciato imminenti investimenti negli USA senza però fornire dettagli concreti.
Il fondo, nato come strumento per modernizzare il regno, ha accumulato asset per centinaia di miliardi, ma molti progetti si sono rivelati erratici, con successi alternati a fallimenti clamorosi, esponendo le vulnerabilità di una gestione centralizzata e forse un po’ troppo visionaria.
Al centro delle difficoltà c’è una cronica scarsità di cassa, che impedisce al PIF di finanziare nuove iniziative e di onorare impegni internazionali. Una porzione sostanziale delle risorse del regno è stata deviata verso progetti ora in evidente distress finanziario, prosciugando le riserve disponibili. Questa realtà è nota solo a un circolo ristretto di addetti ai lavori che descrivono un’atmosfera di urgenza e improvvisazione all’interno del fondo.
La ristrutturazione in corso, orchestrata direttamente dal principe ereditario, mira a razionalizzare le operazioni e a recuperare liquidità, ma evidenzia come le ambizioni globali del regno stiano urtando contro limiti pratici e gestionali. Senza un’iniezione di fondi freschi, il PIF rischia di non poter sostenere il ritmo delle promesse fatte. Tra cui quelle che riguardano la Formula 1.

L’esempio della F1
Il PIF ha riversato risorse significative nella categoria, inclusi sponsorizzazioni multimilionarie con team come Aston Martin attraverso Aramco e un investimento minoritario in McLaren nel 2021, prima della vendita al fondo del Bahrain Mumtalakat.
Nel 2023, l’entità saudita ha tentato di acquisire l’intero campionato per oltre 20 miliardi di dollari, un’offerta respinta da Liberty Media. Di recente, speculazioni su un’acquisizione dell’Aston Martin hanno guadagnato terreno, con il principe Khalid bin Sultan Al-Abdullah Al-Faisal che ha indicato un possibile annuncio imminente. Tuttavia, questi impegni, parte della strategia di “sportswashing” per migliorare l’immagine internazionale del regno, stanno contribuendo al drenaggio di liquidità, con costi operativi elevati e ritorni incerti in un settore ad alta volatilità.

Leadership e Governance
Il Principe Mohammed bin Salman esercita un controllo diretto sul PIF, fungendo da supervisore supremo della ristrutturazione in atto. I suoi vice sono impegnati in prima linea per affrontare il distress finanziario dei vari investimenti, navigando tra le pressioni interne del palazzo reale e quelle esterne dei mercati globali.
Le decisioni del fondo sono profondamente influenzate dalle dichiarazioni pubbliche del principe, come l’impegno da 1.000 miliardi di dollari negli USA, annunciato durante la sua visita alla Casa Bianca, che ha vincolato risorse senza un piano dettagliato. Questa governance centralizzata, pur accelerando le iniziative, ha esposto il PIF a rischi di impulsività, con una dipendenza eccessiva dalla visione personale del leader.
La ristrutturazione attuale include revisioni di budget e priorità, ma solleva interrogativi sulla sostenibilità di un modello decisionale così concentrato, specialmente in ambiti come lo sport motoristico dove gli investimenti in richiedono un impegno continuo e imprevedibile.

L’impatto economico sulla Formula 1
Le carenze di cassa del PIF mettono a repentaglio l’intera traiettoria di diversificazione economica dell’Arabia Saudita, che conta sul fondo per ridurre la dipendenza dal petrolio e creare posti di lavoro per i giovani. I fallimenti dei progetti non solo drenano risorse fiscali nazionali, ma erodono anche la credibilità del regno sui mercati internazionali, rendendo più difficile attrarre capitali esteri.
L’impatto si estende al turismo, alla tecnologia, all’energia rinnovabile e allo sport, settori chiave della Vision 2030. Gli investimenti in Formula 1, ad esempio, mirano a posizionare il regno come hub globale di intrattenimento, ma con la liquidità ridotta, potrebbero subire tagli o ritardi, amplificando le tensioni sociali interne dovute alla disoccupazione giovanile e indebolendo la posizione geopolitica saudita, che si basa sull’immagine di un’economia dinamica e ben finanziata.
Nonostante le difficoltà, il PIF sta implementando misure correttive per stabilizzare le finanze e rilanciare i progetti in stallo, con un focus su una gestione più prudente e partnership estere. Tuttavia, le sfide persistenti suggeriscono che le ambizioni del principe Mohammed potrebbero incontrare ostacoli strutturali, limitando la capacità di eseguire piani su vasta scala, inclusi ulteriori espansioni nella categoria come l’acquisizione di un team.
L’esito dipenderà dalla capacità di attrarre nuovi fondi sovrani o investitori privati, e da un riequilibrio tra visione innovativa e realismo operativo. In ultima analisi, il destino del PIF rifletterà non solo la resilienza economica del regno, ma anche l’evoluzione della leadership del principe ereditario in un contesto di risorse limitate.
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Crediti foto: F1, Balkis Press, Qiddya Investment Company, Zak Mauger





