Il 2026 sarà un anno di cesura, più di quanto suggeriscano le previsioni circa la giungente rivoluzione tecnica. La Formula 1 si prepara a un cambio di paradigma nel modo in cui si genera prestazione, si difende una posizione e si costruisce un sorpasso. Lo aveva detto George Russell (leggi qui) e ora, di questa transizione irreversibile, ne danno una lettura concreta due figure, per un motivo o per un altro, perfettamente al centro del processo: Simone Resta, vice direttore tecnico Mercedes, e Nikolas Tombazis, responsabile tecnico FIA per le monoposto. Le loro parole delineano un quadro nel quale l’interazione fra aerodinamica attiva ed energy management diventerà l’elemento cardine delle dinamiche di gara.
Resta, oggi a Brackley dopo un lungo percorso fra Ferrari e Haas, ha sottolineato come il sistema stesso del sorpasso verrà ridisegnato. L’ingegnere imolese parte da un concetto semplice: ciò a cui siamo abituati non esisterà più: “Ci saranno notevoli differenze, soprattutto nelle gare più che nelle qualifiche”, ha spiegato, evidenziando come il DRS – utilizzato in zone predeterminate e con limiti di distanza – rappresenti un meccanismo ormai codificato tanto dai piloti quanto dagli strateghi.
Il 2026, però, porterà un cambio radicale: “Ogni pilota correrà con le ali anteriori e posteriori mobili insieme, in molti punti del giro, e utilizzerà l’energia per aiutarsi con i sorpassi”. Non si tratta solo di maggiore libertà aerodinamica, ma di una sovrapposizione costante fra downforce variabile e deployment istantaneo, destinata a generare scenari di attacco molto meno prevedibili rispetto all’attuale “finestra DRS”.

F1 2026: i “nuovi” sorpassi
Secondo Resta, proprio questa combinazione renderà più complessa la lettura delle gare. “Suppongo che sarà diverso e potenzialmente molto più imprevedibile il modo in cui i piloti useranno l’energia per sorpassare”. È un concetto chiave: il sorpasso non sarà più vincolato a zone prestabilite, ma dipenderà dalla capacità dei piloti – e delle squadre – di orchestrare ali mobili, livelli di recupero e rilascio energetico, fasi di carica e difesa. Una Formula 1 più tecnica, forse più caotica, certamente più dipendente dalla gestione integrata dei sistemi ibridi.
Su questo punto converge anche Nikolas Tombazis, che guarda alla prossima era tecnica con una fiducia che deriva dall’analisi dei dati raccolti nei cicli regolamentari più recenti. L’ingegnere FIA riconosce che il 2026 potrebbe produrre un avvio con distacchi più ampi: “Chiaramente con le nuove regole ci si aspetta che inizialmente ci siano dei distacchi leggermente maggiori all’interno della griglia”, ha osservato.
Tuttavia, il nodo centrale per la Federazione Internazionale è un altro: garantire vetture capaci di seguirsi da vicino. “Dal punto di vista aerodinamico ci aspettiamo che le auto siano in grado di seguirsi molto più da vicino rispetto ad ora. Le caratteristiche di scia sono molto migliorate e riteniamo di aver imparato molto dalle auto del 2022 per implementare molte di queste conoscenze nelle regole aerodinamiche di quest’anno”.

La FIA, dunque, sostiene che il compromesso fra carico, resistenza e gestione della scia sia stato affinato in modo da ridurre la perdita di prestazione in inseguimento. Questo, combinato con la gestione attiva delle ali, potrebbe trasformare i duelli in sequenze più lunghe e articolate, non più limitate ai punti di innesco del DRS.
Tombazis, inoltre, rilancia proprio il concetto introdotto da Resta: il sorpasso come interazione fra aerodinamica mobile ed energia disponibile. “C’è quello che ha detto Simone sul passaggio dall’uso del DRS all’energia come strumento per facilitare i sorpassi”, ha evidenziato. Un cambio culturale oltre che tecnico: non sarà più un interruttore a determinare la possibilità di attacco, ma una strategia dinamica, variabile curva per curva e giro dopo giro. “Tutto questo cambierà la natura delle gare e le renderà più imprevedibili. Questo, insieme all’aerodinamica differente, credo renderà le gare ancora più emozionanti”.

Il quadro complessivo suggerisce che la Formula 1 2026 potrebbe diventare una disciplina dove la lettura energetica sarà tanto importante quanto quella meccanica o aerodinamica. L’incognita, come sempre, insisterà sulla capacità dei team di interpretare correttamente il regolamento e sviluppare soluzioni più efficaci della concorrenza. Ma se le previsioni di Resta e Tombazis si riveleranno precise – o quanto meno più accurate possibili – la prossima rivoluzione non riguarderà solo la velocità, ma soprattutto il modo in cui questa velocità verrà prodotta, gestita e trasformata in spettacolo.
Liberty Media e la FIA, con l’avallo dei team, hanno scommesso su questo contesto per avere finalmente monoposto meno sensibili alle scie nocive e per dare ai piloti auto che possano duellare più da vicino e su canoni diversi. Una scommessa che non può fallire poiché il prossimo ciclo regolamentare durerà ben cinque anni e mutare le cose in corsa, tra vincoli finanziari e di sviluppo, non è mai semplice.
Crediti foto: Mercedes-AMG Petronas F1 Team, F1
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Buongiorno, ancora un prezioso contributo ad una analisi per capire meglio cosa aspettarsi dal 2026, grazie all’articolo.
Aspetterei con fiducia tutte le decantazioni suggestionate da chi definisce le regole e avremmo un motivo valido per entusiasmarsi.
La nostra squadra del cuore sarebbe nella condizione di migliorare, si vorrebbe qualcosa di positivo per tutta la F1 affinché restituisca una componente Sportiva che non soccomba sotto il peso enorme degli interessi più diversi.
Eppure il dubbio è dietro l’angolo e ad aspettarsi l’inaspettato sarebbe una saggia posizione per chi vorrebbe lo Sport prima di tutto in F1 e non uno scenario già visto, furbo e intelligente nella sua capacità di passare inosservato ma a condizionare col calibro ogni cosa in modo che di dritto o di torto tutto cambia per non cambiare nulla.
Il responsabile della aerodinamica del massimo ente garante ha già dato una superba prova della sua capacità e aveva descritto con la stessa enfasi tutto il precedente passaggio dalle vetture con fondo di un tipo a un altro che reinventava l’effetto suolo. Abbiamo visto macchine impazzite fare la maionese sull’asfalto con le loro oscillazioni e cavallini da giostra andare su e giù diligentemente come piace a tutti. Un girotondo gioioso e festante con vincitori e vinti che saranno sempre e comunque contenti.
Da spettatore non lo sarei se si otterranno simili successi ancora.
Cordialmente