Quella del 2026, per Red Bull, sarà una stagione importante. Sarà quella delle prime volte, seppur metaforica: la prima con un motore proprio sviluppato internamente con l’aiuto di Ford, la prima della completa gestione di Laurent Mekies, la prima di Isack Hadjar a fianco di Max Verstappen e la prima senza quei volti storici, come Christian Horner, Helmut Marko e Adrian Newey.
Un’annata – in seguito al cambio regolamentare – ricca di incognite, così come per tutti gli altri e le domande nascono spontanee: sarà ancora un top team? Sarà ancora tra le posizioni di vertice? E quale sarà il ruolo di Max Verstappen? Saprà ancora estrarre il potenziale inespresso dalla vettura? Domande a cui, solo il 2026 può dare risposte.
Mekies e Red Bull: realismo, ambizione e centralità di Verstappen
Possiamo però avere qualche prima osservazione che arriva proprio dal Team Principal. E lo fa attraverso un’intervista al Telegraph, dove con molto realismo – almeno questa è l’impressione – tiene a comprimere la forte attenzione sulle novità che circondano il team austriaco.
“Sarebbe molto ingenuo pensare di essere subito al livello più alto”. dice “Sarebbe una follia” aggiunge poco dopo. E poi, l’attenzione passa a Verstappen: “Sarebbe anche strano pensare che Max non lo capisca, non lo comprenda perfettamente”.
Ma, naturalmente, essendo una squadra che negli ultimi anni ha dominato, con quattro titoli mondiali, gli obiettivi da raggiungere restano importanti: “Il fatto che stiamo descrivendo in modo oggettivo la situazione attuale non significa che non abbiamo l’ambizione di essere i numeri uno. È l’unica mentalità che si addice alla Red Bull”.
E conclude: “Quindi non ci sono dubbi su quale sia il nostro obiettivo finale. Max è coinvolto in ogni discussione, in ogni analisi e nel modo in cui decidiamo di assumerci dei rischi. È incluso in tutto”. Dalle parole di Mekies qualche domanda iniziale trova risposta. Ma c’è un altro nodo fondamentale in casa Red Bull, ossia quello inerente al secondo pilota.

Il nodo del secondo pilota: Red Bull ammette gli errori del passato
Quest’anno a condividere il box con Verstappen ci sarà Isack Hadjar, apparso motivato durante la presentazione di Detroit nella quale ha ammesso di voler vincere almeno una gara. Quello del secondo pilota, è diventato un punto debole negli anni per Red Bull e sarà curioso osservare la gestione di esso con l’uscita di Helmut Marko.
Ovviamente, un punto debole non sempre per l’incapacità del pilota, ma anche per le poche occasioni e condizioni di potersi esprimere liberamente. La regola di Milton Keynes è sempre stata avere una prima e seconda guida ed il talento di Max ha fatto sì di renderla ancora più ferrea, con progetti sviluppati interamente attorno a sè.
Intervenuto al podcast James Allen on F1, al team principal Red Bull è stato chiesto di proteggere il pilota francese: “Prima di tutto, non ci nascondiamo dietro al fatto che dobbiamo fare un lavoro migliore con la seconda vettura e questo include anche la seconda parte della scorsa stagione”, ha dichiarato Mekies. “Credo che con Tsunoda abbiamo fatto alcuni passi avanti, ma non al livello che pensavamo di dover raggiungere. Siamo quindi consapevoli di dover fare di meglio”, ha aggiunto poco dopo.
Ma è ben consapevole che è un tema complicato: “Non esiste una soluzione semplice, è un’equazione complessa e come tale la affrontiamo. Detto questo, penso che Isack arrivi con una velocità naturale incredibile. Noi crediamo molto nella velocità pura”. E chiude con parole positive: “Riteniamo che il livello a cui ha iniziato la scorsa stagione, la sua velocità di base, fosse eccezionale. Eccezionale al livello dei migliori in assoluto. Siamo convinti che il suo potenziale sia enorme”.
Secondo pilota Red Bull: cambierà davvero la gestione?
Nuove figure equivale a nuova gestione? Difficile rispondere adesso, ma una cosa è chiara e condivisibile: il secondo pilota deve poter poter raggiungere gli obiettivi di squadra. Non ci aspettiamo un Isack Hadjar migliore di Max Verstappen, né alla pari, non perché non si creda nel suo talento, ma perché questo è stato l’andamento della Red Bull negli ultimi anni. E anche dare per scontato tale scenario non è affatto positivo.
Nel rileggere le dichiarazioni di Mekies emerge il suo pensiero, ossia che la gestione del secondo pilota è sempre stata sbagliata. Ci si aspetta dunque un cambio di mentalità nell’amministrazione dei piloti all’interno della Red Bull, qualcosa che non sarà più concentrato esclusivamente su Max Verstappen, ma dove anche Hadjar possa essere messo nelle condizioni di poter dire la sua e di poter lottare.
Helmut Marko, storico consigliere Red Bull, colui che ha sempre gestito i piloti, ha spesso adottato una politica molto dura: poche gare, poche occasioni per dimostrare il proprio talento, seguite da sostituzioni anche in corso d’opera. Gasly ne è un esempio, Albon un altro e potremmo continuare. Un approccio che ha attirato molte critiche nel tempo. La domanda, quindi, è chiara: ci sarà un cambio di rotta anche da questo punto di vista? Lo scopriremo solo in pista.
Crediti foto: Oracle Red Bull Racing
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