Il 2026 non rappresenterà soltanto un nuovo ciclo regolamentare. Sarà, nelle parole di Esteban Ocon, una vera e propria rifondazione del modo di guidare una Formula 1. Il primo contatto virtuale del francese con la Haas VF-26, avvenuto al simulatore poco prima di Natale, ha avuto il valore della conferma: tutto ciò che i piloti credono di sapere sulla velocità, sull’istinto e sulla gestione del giro dovrà essere riconsiderato.
F1 2026: la rivoluzione del pilotaggio
“Possiamo dimenticare tutto ciò che abbiamo imparato dai kart su come andare veloce“. È una frase sicuramente forte, volutamente radicale, ma perfettamente coerente con la direzione tecnica intrapresa dalla categoria. Ocon individua subito il cuore del problema: non l’aerodinamica, non il bilanciamento meccanico iniziale, ma la gestione energetica come fattore strutturale della prestazione. Nel 2026 il motore non sarà più solo un fornitore di potenza, bensì un sistema decisionale che condizionerà ogni fase della guida.

Durante la presentazione del progetto Haas 2026, il francese ha chiarito come la sfida principale non risieda nel comportamento dell’auto in senso tradizionale, bensì nel modo in cui il pilota dovrà interagire con power unit e sistema ibrido. “Ci sarà molta più gestione del motore e del sistema ibrido“. Questo significa che acceleratore e freno perderanno la loro centralità istintiva per diventare strumenti subordinati a logiche energetiche più complesse, in cui timing, anticipazione e lettura del giro conteranno più dell’aggressività pura.
Il primo riscontro al simulatore, tuttavia, non è stato negativo. Ocon ha parlato di un’auto con un equilibrio discreto e un buon livello di grip, pur sottolineando la distanza inevitabile tra simulazione e pista. È un passaggio significativo: la base telaistica sembra offrire riferimenti familiari, ma è il contesto operativo a essere completamente diverso. La VF-26, come tutte le monoposto del 2026, chiederà al pilota di guidare con la testa prima ancora che con le mani e i piedi.
Il vero spartiacque, secondo Ocon, resta il motore. Non tanto in termini di potenza assoluta, quanto per l’impatto che avrà sul modo di interpretare il giro. Il 2026 imporrà un nuovo stile di guida, non come scelta, ma come necessità. “Sarà interessante imparare un nuovo stile di guida e, si spera, trovare velocità con esso“. In questa frase c’è l’essenza della sfida: la velocità non sarà più estratta forzando la vettura, ma costruita attraverso l’adattamento.
Il peso delle parole di Ocon aumenta se si considera il suo percorso nel motorsport. Il francese ha debuttato in Formula 1 nel 2012, nell’era dei V8 aspirati, e ha vissuto in prima persona il passaggio traumatico all’ibrido. Eppure, non ha dubbi nel definire il 2026 come il cambiamento normativo più grande che abbia mai affrontato. Il confronto con il salto V8 – ibrido è inevitabile, ma il pilota transalpino suggerisce che questa transizione sarà ancora più profonda, perché coinvolgerà direttamente il ruolo cognitivo del pilota.
“Dobbiamo dimenticare tutto quello che è successo prima“. Non è solo una dichiarazione tecnica, ma mentale. La nuova Formula 1 richiederà una guida più riflessiva, meno “automatica”. Ocon parla esplicitamente di sensi da rieducare, di sensazioni da reinterpretare, di una pedalata che non potrà più essere affidata all’istinto. Il pilota dovrà pensare mentre guida, valutare continuamente cosa fare per andare più veloce, accettando che la prestazione non derivi più da un unico gesto, ma da una sequenza di micro-decisioni.

In questo quadro, l’esperienza diventa un acceleratore di adattamento, non una garanzia di vantaggio. Ocon riconosce che il bagaglio accumulato negli anni potrà aiutare ad adattarsi più rapidamente, ma non illude nessuno: tutti dovranno reimparare. Il 2026 azzera le certezze e premia la capacità di apprendimento continuo.
Guardando all’inizio della stagione, con il via fissato in Australia (leggi il calendario), Ocon si allinea a una visione condivisa nel paddock: la gerarchia sarà fluida, instabile, probabilmente ingannevole nelle prime gare. Le prime tre o quattro tappe offriranno indicazioni, ma non verdetti. Il motivo è chiaro: lo sviluppo, soprattutto nel primo anno di un regolamento così radicale, sarà incessante e potenzialmente rivoluzionario.
In questo contesto, la strategia diventa duplice. Da un lato, massimizzare i punti fin da subito; dall’altro, non perdere di vista il medio termine, quando aggiornamenti e soluzioni più mature potranno ribaltare gli equilibri. È una visione pragmatica, che riflette la consapevolezza di un pilota entrato nella fase più analitica della propria carriera.
Il quadro tracciato da Ocon restituisce l’immagine di una Formula 1 diversa, meno istintiva e più ingegnerizzata anche nella guida. Il 2026 non chiederà semplicemente di essere veloci: chiederà di capire perché e quando esserlo. E in questa nuova grammatica della prestazione, il pilota tornerà a essere interprete, non solo esecutore. E questo è un fattore da accogliere positivamente.
Crediti foto: Haas F1
Seguici e commenta sul nostro canale YouTube: clicca qui





