Il Mondiale di Formula 1 2026, atteso come l’inizio di una nuova era tecnica per la categoria, rischia paradossalmente di prendere il via non in pista ma nelle aule dei tribunali sportivi. Dopo pochi mesi dall’entrata in vigore del nuovo regolamento sulle power unit, il clima tra FIA e costruttori appare tutt’altro che disteso, con il concreto rischio che le prime gare della stagione vengano segnate da proteste formali e contenziosi regolamentari.
A lanciare l’allarme è stata un’analisi pubblicata da L’Equipe che ha fatto luce su una recente riunione tra la Federazione Internazionale e i motoristi. Un incontro che, secondo la ricostruzione del quotidiano francese, avrebbe finito per “complicare le cose”, anziché chiarirle. Al centro della discussione vi sarebbe il nuovo sistema di misurazione e controllo delle power unit, destinato a entrare in vigore con una “tempistica sconosciuta”, elemento che ha contribuito ad alimentare incertezza e nervosismo tra i motoristi.

F1 2026 – Power unit, l’ira di Newey
L’Equipe parla apertamente de “lo spettro di un inizio di mondiale caotico e controverso”, uno scenario che al momento non può essere escluso. La sensazione è che alcune scuderie temano un’applicazione non uniforme delle nuove direttive tecniche, con il rischio di interpretazioni divergenti tra ente regolatore-sanzionatore e team già a campionato iniziato. In un contesto di regolamenti completamente nuovi, ogni zona grigia diventa terreno fertile per contenziosi.
Particolarmente dura sarebbe stata la reazione in casa Aston Martin. Secondo quanto riportato dalla testata francese, “Aston Martin e Adrian Newey sono furiosi per questa mossa legata al motore”. Un segnale significativo, considerando il peso specifico che Newey avrà nel progetto 2026 del team di Silverstone e la centralità del reparto motori nella nuova Formula 1 maggiormente elettrificata.
In questo quadro si inseriscono anche le voci insistenti che hanno coinvolto Mercedes, emerse nelle ultime settimane e legate al tema del rapporto di compressione. Tuttavia, non è affatto chiaro se sia stata soltanto la casa di Brixworth ad aver individuato questo escamotage tecnico. La notizia è trapelata dopo che alcuni dipendenti della Stella a Tre Punte hanno lasciato l’azienda per unirsi alla Red Bull. Ma non si sa se Mercedes e Red Bull abbiano adottato la stessa soluzione. Un dettaglio non secondario, che sposta l’attenzione anche sulla circolazione di know-how tra costruttori in una fase estremamente delicata di definizione tecnica.

Secondo questa ricostruzione, le indiscrezioni su gruppo tedesco sarebbero dunque state alimentate proprio da tecnici fuoriusciti da Mercedes High Performance Powertrains, contribuendo a creare un clima di sospetto e di tensione incrociata tra i motoristi. In assenza di un quadro regolamentare percepito come definitivo e cristallino, ogni fuga di informazioni rischia di amplificare le polemiche.
A rendere il contesto ancora più instabile sono le valutazioni riportate dal Telegraph, che ha dato voce alle confidenze di un team rivale di Mercedes e Red Bull. Secondo questa fonte, la FIA e Nicholas Tombazis “non hanno minimamente idea di quanta differenza avrebbe potuto fare in pista” la soluzione contestata, aggiungendo che “sarebbe sbalorditivo se qualche squadra non protestasse”. Parole che delineano uno scenario in cui nemmeno la Federazione avrebbe piena contezza dell’impatto prestazionale delle interpretazioni più spinte del regolamento.

Il rischio concreto è che il primo appuntamento stagionale, il Gran Premio d’Australia a Melbourne, possa vedere uno o più team presentare un reclamo ufficiale, trasformando il debutto della nuova era tecnica in un banco di prova legale e politico prima ancora che sportivo.
Per la Formula 1, che punta a presentare il 2026 come un nuovo inizio fondato su sostenibilità, equilibrio tecnico e chiarezza normativa, sarebbe un avvio tutt’altro che ideale. Il lavoro di mediazione della FIA nelle prossime settimane appare quindi determinante per evitare che il Mondiale nasca sotto il segno delle proteste e delle carte bollate, anziché del confronto in pista. C’è un precedente che potrebbe tracciare la strada.
F1: il precedente del Dual Axis Steering
Ricordate Il DAS introdotto dalla Mercedes nella stagione di Formula 1 2020 sulla W11? Si trattava, sinteticamente, di un meccanismo che consentiva di modificare la convergenza delle ruote anteriori attraverso un movimento longitudinale del volante. La soluzione permetteva ai piloti (all’epoca Hamilton e Bottas) di intervenire direttamente sull’assetto dell’avantreno, con benefici in termini di velocità di punta, gestione dell’usura degli pneumatici e stabilità complessiva della vettura. Proprio per l’impatto prestazionale e per ragioni di equità regolamentare, il DAS è stato successivamente vietato dalla FIA a partire dalle stagioni seguenti.
Nel suo funzionamento pratico, il sistema prevedeva che, spingendo il volante in avanti, il pilota aumentasse l’apertura della convergenza, con le ruote anteriori leggermente orientate verso l’esterno, favorendo così la fase di inserimento in curva. Al contrario, tirando il volante verso di sé, la convergenza veniva riportata a valori prossimi allo zero, riducendo la resistenza aerodinamica e migliorando l’efficienza sui rettilinei.
Tornando al discorso motori, come abbiamo riportato su Formulacritica in altri scritti relativi alla vicenda, la Federazione potrebbe spostare al 2027 la definitiva soluzione della pratica in questione. Il regolamento tecnico prevede controlli statici dei rapporti di compressione e quelli verrebbero superati dal gruppo guidato da Toto Wolff.
Finché non si introduce un cambio procedurale o si scrive meglio un’area evidentemente grigia, la possibilità di vedere accolti i ricorsi è scarsa. Questa vicenda, con tutti i distinguo del caso, ricorda proprio quanto accaduto con il DAS introdotto sempre dal costruttore anglotedesco. Servì una riscrittura regolamentare per metterlo fuori legge. Cosa che avvenne l’anno successivo. La strada è tracciata…
Crediti foto: F1, Mercedes-AMG Petronas F1 Team, Aston Martin
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