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F1 2026: Mercedes in trasformazione

Seconde nel Mondiale Costruttori, le Frecce d’Argento archiviano l’era Hamilton, consolidano Russell come riferimento tecnico e guardano al 2026 come occasione sistemica

Dario Sanelli by Dario Sanelli
2 Gennaio 2026
in F1, News
Tempo di lettura: 4 minuti
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Mercedes

George Russell, durante il weekend del Gran Premio del Qatar

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La stagione 2025 della Mercedes è stata archiviata con un secondo posto nel Campionato Costruttori che, letto superficialmente, potrebbe sembrare interlocutorio. In realtà il conseguimento ha rappresentato un passaggio importante nella trasformazione strutturale del team di Brackley, soprattutto perché coincide con l’avvio dell’era post-Lewis Hamilton e con la necessità di ridefinire gerarchie e prospettive sportive in vista del grande reset regolamentare del 2026.

Alle spalle di una McLaren nettamente dominante, la Mercedes ha comunque compiuto un passo in avanti evidente rispetto al quarto posto del 2024, pur restando a 364 punti dai campioni. Un gap che fotografa bene i limiti attuali del progetto, ma che non cancella i segnali incoraggianti emersi lungo l’arco della stagione.

Mercedes
La Mercedes W16 di George Russell

Mercedes: Russell, la nuova centralità tecnica e sportiva

Con l’addio del sette volte campione del mondo e il suo passaggio in Ferrari, George Russell ha assunto in maniera convincente il ruolo di pilota di riferimento. Il britannico ha risposto con la stagione più completa della sua carriera: due vittorie (Canada e Singapore), sette podi complessivi e una continuità di rendimento che lo ha portato a chiudere quarto nel Mondiale Piloti con 319 punti, alle spalle del trio Norris, Piastri e Verstappen, gli altri piloti che hanno messo a referto vittorie di tappa nell’arco della stagione.

Non è solo una questione di numeri. Russell ha mostrato una maturità nuova nella gestione dei fine settimana, nella lettura delle gare e nel dialogo tecnico con il box. Non a caso Toto Wolff lo ha definito “formidable”, sottolineando implicitamente come la squadra abbia trovato un nuovo baricentro attorno a cui costruire il futuro.

Il confronto con Antonelli: esperienza contro potenziale

Il dualismo interno con Kimi Antonelli è stato uno dei temi più interessanti della stagione. I numeri sono netti: 21-3 in qualifica e 21-3 in gara a favore di Russell nel testa a testa. Un dato che riflette la differenza di esperienza tra un driver alla settima annata in Formula 1 e un rookie assoluto.

Russell ha convertito due pole position – entrambe in Canada e Singapore – in vittorie, definendo il giro di Montreal “uno dei più esaltanti della mia vita”. Antonelli, dal canto suo, ha vissuto un inevitabile calo nella fase europea del campionato, pagando l’impatto con circuiti e contesti ad altissima pressione. Tuttavia, il talento puro non è mai stato in discussione: la Sprint pole di Miami, che lo ha reso il più giovane poleman nella storia della F1 in qualsiasi formato, resta un segnale tecnico di altissimo livello.

In gara, il rendimento del giovane italiano è cresciuto nella parte finale della stagione. Tre podi (Canada, San Paolo e Las Vegas) non sono un bottino trascurabile per un diciottenne, e il secondo posto in Brasile, ottenuto con Verstappen in rimonta alle spalle, rappresenta uno dei momenti più solidi del suo apprendistato.

George Russell e Kimi Antonelli
George Russell e Kimi Antonelli festeggiano il doppio podio a Montréal

Il picco e il punto più basso della stagione

Il Gran Premio del Canada è stato il vero apice dell’annata Mercedes. Vittoria di Russell e primo podio in carriera per Antonelli: un risultato che ha sintetizzato perfettamente presente e futuro del team. Singapore, con Russell vincitore e Antonelli quinto, ha confermato quella solidità, ma Montreal resta l’immagine simbolo del 2025 delle Frecce d’Argento.

All’estremo opposto, Monaco ha mostrato tutte le fragilità operative del progetto. Eliminazioni premature in qualifica, traffico irrisolvibile in gara e la frustrazione di Russell, culminata nel sorpasso irregolare su Albon alla Nouvelle Chicane e nella conseguente penalità. Un weekend che ha evidenziato quanto la Mercedes resti vulnerabile sui tracciati dove posizione in pista e trazione a bassa velocità sono decisive.

Mercedes 2026: opportunità, non promessa

Il vero orizzonte strategico resta il 2026. Nuove power unit, nuovo equilibrio tra elettrico e termico, nuovi telai, nuova aerodinamica: per Mercedes è l’occasione per cancellare un ciclo – quello dell’effetto suolo iniziato nel 2022 – che non ha mai realmente dominato. L’obiettivo non è nascosto: tornare a lottare per i titoli.

Mercedes F1 2026
Il motorhome del team Mercedes

Le parole di Russell, pronunciate a ridosso del GP degli Stati Uniti, sono eloquenti: “Se potessi scegliere qualsiasi sedile, sceglierei comunque Mercedes”. Una dichiarazione che certifica fiducia reciproca e stabilità interna, elementi tutt’altro che scontati in una fase di transizione così profonda. Sul fondo restano le suggestioni di mercato. Le voci su Verstappen e i contatti esplorativi di Wolff non sono spifferi, ma fatti confermati dalle parti. Voci rientrate, ma indicative di una Mercedes che vuole tornare ad essere una destinazione naturale per chi ambisce a vincere.

Il 2025 non è stato l’anno della rinascita definitiva, ma ha gettato basi tecniche, sportive e umane che rendono il 2026 una vera opportunità, non una semplice speranza. E per un team che ha dominato un’era, questa differenza pesa più di qualsiasi classifica.


Crediti foto: Mercedes-AMG Petronas F1 Team

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Tags: F1F1 2026MercedesNews
Dario Sanelli

Dario Sanelli

Parlo poco, scrivo tanto. E lo faccio sul motorsport per formulacritica.it.

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