La Formula 1 si prepara a entrare nell’era regolamentare più radicale degli ultimi decenni e McLaren ha scelto una strada che la distingue nettamente dalla concorrenza. Il team di Woking ha deciso di mantenere il massimo riserbo sulla MCL40, limitandosi a mostrare una semplice sagoma della monoposto e confermando la presenza ai test di Barcellona solo a partire dal secondo o terzo giorno, sfruttando quindi solo tre dei cinque slot regolamentari disponibili. Una scelta che inevitabilmente solleva interrogativi: cosa sta realmente nascondendo la scuderia papaya?
Dal punto di vista comunicativo, la strategia McLaren rappresenta un’anomalia evidente. Ferrari , che oggi ha mostrato la SF-26, ha già parlato apertamente di una vettura “spec A” destinata a evolvere rapidamente, mentre altri team hanno iniziato a mostrare rendering o dettagli tecnici delle proprie monoposto, alcune delle quali hanno già assaggiato l’asfalto. Woking, al contrario, ha eretto un vero e proprio muro informativo: nessuna immagine ufficiale fino alla vigilia del debutto barcellonese e un programma in pista “shiftato” nella fase iniziale del test collettivo.
Questa reticenza può essere letta in due modi opposti. Da un lato, come estrema cautela di chi teme di aver imboccato una direzione rischiosa e preferisce non esporsi. Dall’altro, come volontà consapevole di proteggere soluzioni tecniche potenzialmente innovative, capaci di offrire un vantaggio competitivo nelle primissime fasi della nuova era 2026.

Ambizione senza rendite di posizione
A chiarire il quadro filosofico è intervenuto Andrea Stella, che ha voluto sgombrare il campo da qualsiasi equivoco legato allo status di campione del mondo. “Siamo campioni, ma non portiamo l’idea di essere campioni nel 2026”, ha spiegato il team principal. “Tutti partiranno dai blocchi di partenza, tutti ripartiranno da zero. La nostra narrativa interna è che tutto ciò che otterremo dovrà essere meritato e conquistato in pista”.
Un messaggio che si riflette direttamente nell’approccio al progetto MCL40. Stella ha ammesso senza ambiguità che McLaren è stata ambiziosa nello sviluppo della vettura 2026, ma ha sottolineato come questa ambizione sia stata bilanciata da una necessaria prudenza operativa: “Con un livello di riprogettazione così profondo bisogna essere cauti, assicurandosi di avere realmente una macchina, di riuscire a realizzarla e costruirla in tempo. Al momento il nostro programma sta procedendo secondo i piani, e questo è motivo di soddisfazione”.
La monoposto è già stata completata ed è attualmente in Austria, presso i banchi AVL, per le prove al banco dinamico. Una fase ormai diventata prassi in Formula 1, utile per validare sistemi fondamentali dell’auto in modo più completo rispetto ai test parziali condotti su singoli sottosistemi, come il cambio, nelle strutture interne del McLaren Technology Centre.

MCL40: addio pull-rod anteriore
Sul piano tecnico, uno dei pochi elementi trapelati riguarda la sospensione anteriore, che dovrebbe segnare il passaggio dal layout pull-rod a una configurazione push-rod. Un dettaglio che, più che un semplice cambio meccanico, sembra indicare una revisione profonda dell’architettura aerodinamica.
Rob Marshall ha spiegato che la scelta del layout sospensivo è stata guidata esclusivamente da considerazioni aerodinamiche legate al nuovo concetto di ala anteriore. Una dichiarazione che, lungi dal chiudere il dibattito, lo amplia: se l’intera geometria della sospensione è stata ripensata per lavorare in sinergia con il flusso generato dall’ala, è plausibile che McLaren abbia sviluppato soluzioni di front-end molto specifiche, potenzialmente diverse da quelle adottate dai rivali.
In quest’ottica, la segretezza assume un significato più strutturato: non si tratta di nascondere singoli componenti, ma di proteggere una filosofia aerodinamica complessiva che potrebbe richiedere settimane, se non mesi, per essere compresa e replicata dalla concorrenza.
Sviluppo ritardato o fiducia nel pacchetto?
Il paradosso apparente è che proprio chi ha lavorato nel massimo silenzio ha dichiarato di non voler correre sul fronte degli aggiornamenti iniziali. Marshall ha confermato che tra i test di Barcellona e il Gran Premio d’Australia la MCL40 non riceverà modifiche sostanziali. Una scelta che va in controtendenza rispetto ai programmi di sviluppo accelerato annunciati da altri team, ma che suggerisce come Woking intenda portare in pista una versione già molto matura della vettura.
La logica è metodica: prima comprendere a fondo il comportamento delle monoposto 2026, una generazione caratterizzata da incognite enormi, dall’abolizione dell’effetto suolo alla gestione dell’altezza da terra, fino all’integrazione della nuova power unit Mercedes. Solo dopo aver raccolto dati reali, McLaren intende impegnare risorse del budget cap in sviluppi mirati, destinati a partire a stagione in corso.
Stella ha chiarito che questa strategia non è una risposta a eventuali rischi, ma il piano originale: “Non c’era alcuna necessità di essere i primi in pista. Ogni giorno di sviluppo e di progettazione aggiungeva un piccolo incremento di prestazione. Anticipare il debutto avrebbe significato congelare il progetto troppo presto, compromettendo il potenziale finale”.

Osservare prima di reagire
Un altro elemento chiave della strategia McLaren è l’attenzione verso ciò che faranno gli altri. Marshall ha spiegato che gran parte dello sforzo iniziale sarà dedicata a comprendere a fondo la propria piattaforma, ma anche a osservare le soluzioni della concorrenza: “Dobbiamo tenere conto di quello che faranno gli altri. Possiamo trarre ispirazione da ciò che mostreranno o non mostreranno”.
In un contesto di budget cap rigido, questo approccio assume un valore strategico preciso. Mostrarsi per ultimi significa vedere senza essere visti, analizzare le direzioni tecniche del paddock prima che gli altri abbiano il tempo di decifrare la propria. Nelle prime gare, quando le vetture sono ancora in larga parte sconosciute e i dati limitati, questo vantaggio informativo può tradursi in decisioni di sviluppo più razionali ed efficienti.
Resta però un’incognita di fondo: la gestione dell’altezza da terra, uno dei nodi tecnici più complessi del 2026. Con un carico aerodinamico meno dipendente dal fondo, le monoposto non dovranno più viaggiare rasoterra, ma individuare il compromesso ideale sarà cruciale. Marshall lo ammette apertamente: non è ancora chiaro quanto in alto o quanto in basso queste vetture possano spingersi.
In uno scenario così incerto, una squadra che ha lavorato lontano dai riflettori potrebbe aver esplorato soluzioni più estreme, meno condizionate dal pensiero dominante del paddock. Tra pochi giorni, quando la MCL40 uscirà finalmente dal box di Barcellona, sarà chiaro se il silenzio di Woking celava un vantaggio tecnico reale o semplicemente una prudenza ben mascherata. La domanda, però, resta legittima: perché nascondersi così tanto, se non si ha davvero qualcosa da proteggere?
Crediti foto: McLaren F1
Seguici e commenta sul nostro canale YouTube: clicca qui





