Se vengono introdotte molte variabili nell’equazione della Formula 1 è necessario individuare dei contrappesi per rendere il campo più leggibile. L’esperienza dei piloti, in tal senso, torna a essere un fattore centrale, spesso sottovalutato quando il dibattito si concentra quasi esclusivamente, come in questa fase, su power unit, aerodinamica e concetti progettuali. I numeri sulle partenze complessive (tabella in basso) raccontano invece una storia chiara: alcune squadre affronteranno il nuovo ciclo regolamentare con un patrimonio di chilometri, procedure e sensibilità tecnica che può tradursi in un vantaggio competitivo concreto.
| Squadra | Punti | |
|---|---|---|
| 1 | Aston Martin | 614 |
| 2 | Ferrari | 551 |
| 3 | Cadillac | 527 |
| 4 | Williams | 357 |
| 5 | Audi | 274 |
| 6 | Red Bull | 256 |
| 7 | McLaren | 222 |
| 8 | Haas | 207 |
| 9 | Alpine | 203 |
| 10 | Mercedes | 176 |
| 11 | Racing Bulls | 35 |
F1 2026: guida Aston Martin
In cima alla classifica delle squadre più esperte, per numero di partenze combinate dei piloti, troviamo Aston Martin con 614 GP disputati. Pesa ovviamente la presenza di Fernando Alonso che è anche il pilota più anziano del lotto. Un dato, quello del team guidato dall’ambizioso Lawrence Stroll, che riflette la presenza di una delle coppie più navigate dell’intero schieramento. In un contesto di vetture profondamente nuove, l’esperienza diventa uno strumento operativo: capacità di interpretare un comportamento anomalo della monoposto, di fornire feedback coerenti agli ingegneri e di distinguere un limite strutturale da un semplice problema di setup.
Subito alle spalle si colloca Ferrari, a quota 551 partenze complessive. Anche in questo caso, il valore non è puramente statistico. Un elevato numero di GP alle spalle implica familiarità con fasi critiche come i weekend di sviluppo iniziale, la gestione di soluzioni provvisorie e l’evoluzione rapida della vettura nelle prime gare. In stagioni di forte discontinuità regolamentare – questa lo è – i primi sei-otto appuntamenti assumono un peso specifico enorme, e la capacità dei piloti di “guidare” lo sviluppo diventa quasi tanto importante quanto la qualità del progetto di base.

Il dato di Cadillac, terza forza per esperienza con 527 partenze, rappresenta uno degli elementi più interessanti del quadro. Per una struttura nuova o e che avrà bisogno di una fase di consolidamento, disporre di piloti come Valtteri Bottas e Sergio Perez in possesso di un bagaglio così ampio significa ridurre il rischio operativo. La scelta della coppia è ricaduta sui suddetti proprio per tale motivo. I test limitati, i problemi di correlazione tra simulatore e pista e le inevitabili incertezze iniziali possono essere gestiti con maggiore lucidità da chi ha già vissuto cicli regolamentari complessi in passato.
Scendendo nella graduatoria, Williams (357) e Audi (274) si collocano in una fascia intermedia, ma comunque significativa. Qui l’esperienza può fungere da stabilizzatore in un contesto tecnico ancora in costruzione. Piloti abituati a lavorare in team in crescita o in transizione tendono a fornire indicazioni più pragmatiche, meno influenzate dal risultato immediato e più orientate alla solidità del progetto nel medio periodo.
F1 2026: le anomalie Mercedes e Racing Bulls
Red Bull, McLaren e Haas presentano valori più contenuti, mentre Alpine e Mercedes si attestano poco sopra quota 200 e sotto le 180 partenze complessive. In particolare, il dato Mercedes sorprende se confrontato con il recente passato del team, ma riflette una fase di rinnovamento generazionale con il nostro Andrea Kimi Antonelli chiamato a una stagione di crescita e consolidamento dopo il primo anno di apprendistato. In questo caso, il rovescio della medaglia è evidente: meno esperienza significa potenzialmente più difficoltà nelle fasi di interpretazione iniziale del regolamento, ma anche maggiore elasticità concettuale e meno vincoli mentali legati a soluzioni precedenti.
Il caso Racing Bulls, con appena 35 partenze complessive, è emblematico di una squadra che affronterà il cambiamento regolamentare quasi come un foglio bianco. Il dato è accumulato dal solo Liam Lawson dato che Arvid Lindblad debutterà quest’anno in F1 essendo, tra le altre cose, l’unico rookie in griglia. L’approccio del team faentino può rappresentare un rischio elevato in termini di affidabilità e comprensione tecnica, ma anche un’opportunità se il progetto iniziale dovesse rivelarsi immediatamente efficace.

In una stagione di grandi cambi normativi, naturalmente, l’esperienza non garantisce automaticamente la competitività, ma riduce l’ampiezza dell’errore. Piloti con centinaia di GP alle spalle tendono a sbagliare meno nella valutazione dei problemi, a riconoscere più rapidamente le priorità di sviluppo e a gestire meglio fasi di instabilità tecnica. È un vantaggio silenzioso, difficilmente quantificabile, ma che spesso emerge nel lungo periodo, quando la classifica non premia solo la velocità pura, bensì la capacità di costruire prestazione gara dopo gara.
In questo senso, la lettura delle partenze complessive diventa uno strumento utile per interpretare non solo il potenziale immediato dei team, ma anche la loro facoltà di adattamento all’interno di un campionato che si annuncia complesso, imprevedibile e profondamente selettivo. E in cui i valori in pista potrebbero essere molto lontani tra loro.
Crediti foto: Oracle Red Bull Racing, Aston Martin, Scuderia Ferrari HP
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