Honda si avvicina al mondiale 2026 con un atteggiamento misurato, quasi attendista. Le parole pronunciate diverse settimane fa da Koji Watanabe, CEO di Honda Racing Corporation, hanno fatto emergere l’esistenza di alcune difficoltà nello sviluppo della power unit 2026, ma senza mai assumere i contorni dell’allarme. Piuttosto, il messaggio appare come la manifestazione più evidente di una linea condivisa oggi da tutti i costruttori: cautela, riservatezza e gestione accurata delle aspettative.
Nel contesto del nuovo ciclo regolamentare, le prestazioni dei V6 turbo-ibridi orfano dell’MGU-H e con un rapporto termico-elettrico quasi paritario, rappresentano probabilmente il segreto industriale meglio custodito degli ultimi anni. Nessun motorista ha interesse a scoprire le proprie carte con largo anticipo, né in senso positivo né negativo. Il risultato è una comunicazione fatta di dichiarazioni parziali, volutamente vaghe, dalle quali è possibile ricavare più indicazioni sull’approccio strategico che non sul reale stato dell’arte dei progetti.

Le uscite mediatiche di Watanabe vanno lette esattamente in questa chiave. L’ammissione di “alcuni problemi”, accompagnata subito dalla precisazione che “non è successo nulla di grave che non possiamo risolvere”, rientra in una narrazione controllata, in cui Honda riconosce le complessità di un regolamento estremamente innovativo senza però esporsi sul piano competitivo. Un equilibrio sottile tra trasparenza e protezione, utile anche a evitare che la pressione mediatica e tecnica si concentri su un singolo costruttore.
Il quadro generale rafforza questa interpretazione. Dopo la controversia legata ai motori Mercedes, culminata con la convocazione dei motoristi da parte della FIA il 22 gennaio (leggi qui), l’intero paddock sembra essersi compattato su una linea di prudenza. Tutti attendono i primi veri riscontri comparativi, che arriveranno solo dai test pre-stagionali di Barcellona e Bahrain (leggi le date), prima di formulare giudizi definitivi. Fino ad allora, le parole pesano quanto – se non più – dei dati.
In questo contesto si inseriscono anche i segnali “controllati” lanciati da Honda: l’audio della nuova unità di potenza e la prima immagine parziale del motore destinato all’Aston Martin di Fernando Alonso e Lance Stroll. Elementi sufficienti per ribadire la presenza del marchio giapponese nel progetto 2026, ma non tali da consentire valutazioni prestazionali. Un’esposizione minima, calibrata, coerente con l’idea di non alimentare aspettative premature.

Le dichiarazioni tecniche di Watanabe confermano ulteriormente questa linea. La fase attuale è descritta come un periodo di sviluppo ancora aperto, con specifiche fissate per i test ma con un lavoro che proseguirà fino all’omologazione di fine febbraio. L’insistenza sull’“incertezza” rispetto ai progressi dei rivali e sulla necessità di “più tempo” suggerisce un contesto in cui nessun costruttore può davvero dirsi avanti o indietro, almeno fino al confronto diretto in pista.
Anche il riferimento alle difficoltà – alcune soluzioni che funzionano, altre che falliscono in modo inatteso – appare più come una fotografia realistica della complessità tecnica del progetto che come l’ammissione di un ritardo strutturale. Anzi, il linguaggio utilizzato richiama da vicino quello adottato negli ultimi mesi anche dagli altri motoristi, tutti impegnati a minimizzare sia i progressi sia le criticità.
Infine, il passaggio relativo all’integrazione della power unit con la visione tecnica di Adrian Newey per Aston Martin apre un ulteriore livello di lettura. Honda non si limita a sviluppare un motore conforme al regolamento, ma sottolinea la necessità di adattarlo a un concetto vettura ben definito. Anche in questo caso, la comunicazione resta prudente: nessuna promessa, solo la disponibilità a fare “tutto il necessario” se questo aumenterà la competitività generale.
Nel complesso, più che un segnale di difficoltà, le parole di Watanabe sembrano confermare una strategia di continuità e gestione della percezione. Honda procede con i piedi di piombo, consapevole delle sfide del 2026 ma altrettanto attenta a non esporsi inutilmente. In un contesto in cui nessuno vuole essere indicato come favorito o inseguitore, anche le “piccole difficoltà” possono diventare parte di un racconto utile a spostare altrove il baricentro della pressione.
Crediti foto: Aston Martin – Honda
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