Il primo post social di Lewis Hamilton del 2026 non ha nulla del messaggio rituale di inizio stagione, né dell’annuncio costruito per alimentare aspettative sportive. È invece un testo intimo, riflessivo, che mette al centro la persona prima del pilota e che si muove su un piano dichiaratamente quasi esistenziale. Un messaggio che ha un peso rilevante, soprattutto alla luce del momento storico e sportivo che Hamilton sta attraversando.
Il sette volte campione del mondo sceglie di aprire l’anno parlando di sottrazione, di tempo, di identità. Temi che da anni accompagnano la sua comunicazione pubblica, ma che qui vengono espressi con una linearità e una chiarezza ancora più marcate.

“Lascia andare le cose che non ti servono. Questo può richiedere tempo, ci saranno cose di cui non potrai liberarti immediatamente, ma tutto inizia dal primo passo”.
È un passaggio che suona come una dichiarazione di metodo, non solo personale ma universale. Hamilton non parla di vittorie, di titoli o di obiettivi tecnici. Parla di processi, di gradualità, di consapevolezza. In un’epoca in cui la Formula 1 è sempre più compressa tra performance immediate e giudizi istantanei, il messaggio va in direzione opposta: il cambiamento richiede pazienza e accettazione.
Il discorso si allarga poi al contesto globale, senza mai scivolare nella retorica o nella semplificazione. “Anche se il mondo può sembrare un caos, spero che tu riesca a rimanere concentrato sul vivere la vita fino in fondo”.
Non è un invito all’evasione, ma alla focalizzazione. Hamilton riconosce la complessità del presente, ma rifiuta l’idea che questa debba paralizzare l’individuo. È una presa di posizione coerente con il suo percorso extra-pista, fatto di impegno, esposizione e spesso anche di critiche ricevute per la sua scelta di usare la propria visibilità come piattaforma.
Il cuore del messaggio, però, è probabilmente il richiamo all’identità personale, un tema ricorrente nella narrazione del britannico, ma qui espresso in modo diretto e ripetuto, quasi a volerlo fissare. “Sii te stesso e non dimenticare mai chi sei. Il vostro supporto significa tutto per me, e io sono qui per voi. Non siete mai soli”.
La relazione con i tifosi non viene descritta come un rapporto verticale, ma come uno scambio. Hamilton non si pone come figura distante, ma come parte di una comunità che si sostiene reciprocamente. È un elemento che distingue profondamente la sua comunicazione da quella di molti altri top driver, spesso più centrata sul risultato sportivo che sul legame umano.
Il messaggio si chiude riprendendo lo stesso concetto, ma aggiungendo una dimensione temporale molto precisa. “Sii te stesso e non dimenticare mai chi sei. L’ho imparato da molti di voi che me lo avete detto nel 2025, e non lo dimenticherò più. Il vostro supporto significa tutto per me, e io sono qui per voi. Non siete mai soli. Affrontiamola un giorno alla volta, un passo alla volta”.

Il riferimento esplicito al 2025 non è casuale. È l’anno di transizione, di difficoltà sportive, di interrogativi sul futuro. Hamilton riconosce apertamente di aver ricevuto forza dall’esterno, ribaltando ancora una volta la narrazione del campione autosufficiente. Qui il campione ascolta, apprende, interiorizza.
Nel complesso, il primo messaggio del 2026 di Lewis Hamilton non è un manifesto sportivo, ma una dichiarazione di continuità personale. Non anticipa ciò che accadrà in pista, né prova a orientare il dibattito tecnico o competitivo. Piuttosto, chiarisce il punto di partenza: identità, lucidità, gradualità. Lewis sceglie di partire da ciò che considera non negoziabile. Se il 2026 sarà l’anno di nuove sfide sportive, il messaggio è netto: prima ancora della Formula 1, viene l’uomo.
Crediti foto: Scuderia Ferrari HP
Seguici e commenta sul nostro canale YouTube: clicca qui





