Alpine è una realtà tecnico-sportiva che non ha mantenuto le promesse. Renault, dopo anni di trionfi culminati nell’era Sebastian Vettel – Red Bull, ha incontrato difficoltà enormi con le power unit turbo-ibride introdotte dal legislatore della Formula 1 nel 2014. Dopo le prime stagioni in cui Mercedes ha fatto il bello e il cattivo tempo, i vertici della Losanga avevano impostato un piano quinquennale per ridurre ed eliminare un deficit tecnico che invece è rimasto sostanzialmente invariato.
Da questa incapacità di attaccarsi al treno vincente della Formula 1 sono scaturite decisioni spesso cervellotiche e sicuramente umorali: tagli, licenziamenti, avvicendamenti, ingressi di nuovi partner e uscite di figure storiche. Una lista di nomi e soggetti così lunga che sarebbe difficile elencare in questa sede.
L’atto finale di una rivoluzione perpetua è stata la dismissione del comparto motori di Viry-Chatillon con la decisione di diventare cliente della Stella a Tre Punte dopo che questa aveva registrato il passaggio di Aston Martin ai motori Honda. Un cambio di paradigma, quello transalpino, che di fatto declassa il gruppo da costruttore a tutto tondo ad assemblatore. Un programma meno ambizioso ma che, come insegna McLaren, può portare successi e soddisfazioni.

Alpine F1: la parabola di Otro Capital
Tra le tante scosse che hanno caratterizzato l’ultimo lustro del team Alpine c’è l’ingresso del fondo Otro Capital sostenuto da RedBird di Gerry Cardinale (figura nota nel mondo del calcio per essere il n°1 del Milan), dall’attore Ryan Reynolds e dagli sportivi Patrick Mahomes (quarterback dei Kansas City Chiefs), Rory McIlroy (golfista) e, tra gli altri, anche Trent Alexander-Arnold (calciatore). La cordata aveva acquisito il 24% delle quote della franchigia con circa 200 milioni di euro introdotti nel capitale della scuderia.
Dopo stagioni sportivamente non esaltanti che, ovviamente, non hanno prodotto un ritorno d’immagine elevato, Otro Capital non sarebbe più entusiasta del progetto F1, anche se non è stata presa una decisione ufficiale sull’eventuale cessione della fetta dell’equipe con sede a Enstone. Per la cordata, è comunque una situazione win-win: un’eventuale cessione, anche parziale, porterebbe una plusvalenza poiché il valore attuale del team supera il miliardo di euro, mentre nel momento dell’ingresso si aggirava intorno ai 90 milioni.
Alpine F1: nuovi investitori all’orizzonte
Proprio per il valore espresso poc’anzi, il team francese è oggetto dell’interesse di diversi gruppi o persone. Uno dei nomi caldi è quello di Christian Horner che, dopo essere uscito dalla Red Bull, vorrebbe tornare in pista. E potrebbe farlo con un gruppo di investitori interessati ad acquisire il 24% delle quote oggi in mano al consorzio americano Otro Capital. Non un ingresso simbolico, ma una partecipazione rilevante, accompagnata da un ruolo gestionale di primo piano. Nei giorni scorsi sono arrivate le smentite di rito, ma potrebbero essere le classiche schermaglie per celare un’operazione delicata e che investe cifre importanti.

Quello di Horner non è il solo gruppo che preme. Da nostre informazioni raccolte ci risulta che vi siano altri tre gruppi che hanno fatto più di una domanda alle figure apicali del sodalizio francese. Due di questi sono avvolti dalla nebbia, il terzo ha invece un riferimento chiaro e noto: Oliver Oakes. La nostra fonte spiega che è lui il capo di una cordata che lo porterebbe in Alpine dove è stato team principal per poco più di un anno prima di dimettersi. Una mossa che, alla luce di quanto abbiamo appreso, potrebbe essere stata propedeutica a un ingresso dalla “porta laterale”. D’altro canto il 37enne di Norwich è avvezzo alla gestione-creazione di gruppi operanti nel motorsport.
Chi è Oliver Oakes
La traiettoria di Oliver Oakes nel motorsport nasce molto presto e si sviluppa inizialmente in pista, prima di trovare la sua piena realizzazione nella gestione dei team. Il suo ingresso nel mondo delle corse avviene praticamente da bambino, con il karting praticato fin dall’età di quattro anni. In questo ambito costruisce rapidamente una reputazione importante, vincendo due volte il British Open e conquistando nel 2005 il titolo mondiale di karting a soli 17 anni. Risultati che gli aprono le porte del Red Bull Junior Team, uno dei vivai più selettivi del panorama internazionale.
Il passaggio alle monoposto, avvenuto nel 2006 con l’esordio in Formula BMW UK, segna però una fase più complessa. Oakes corre in diverse categorie europee, tra Formula 3 Euro Series e F3 britannica, senza riuscire a emergere in modo netto. La mancanza di risultati di rilievo porta alla perdita del supporto Red Bull e, dopo una stagione difficile in GP3 nel 2010 con il team ATECH CRS, matura la decisione di abbandonare la carriera da driver.
È proprio lontano dall’abitacolo che Oakes riesce a costruire la parte più incisiva del suo percorso professionale. Dopo un’esperienza in Tony Kart, fonda la Oakes Racing, una struttura che si afferma rapidamente nel karting internazionale partecipando ai principali campionati e diventando una piattaforma di lancio per giovani talenti. Da questo team passano piloti che in seguito troveranno spazio nelle categorie superiori, a testimonianza della capacità di Oakes di individuare e valorizzare prospetti emergenti.
Il salto di qualità arriva nel 2015 con il rilancio di Hitech Grand Prix, di cui diventa Team Principal. Sotto la sua guida, il team si espande nelle principali formule propedeutiche, rafforzando progressivamente la propria presenza. Dopo l’uscita di scena dei partner russi nel 2022, a seguito del conflitto in Ucraina, Oakes assume il pieno controllo della struttura, consolidando l’identità e i risultati, in particolare nelle serie collegate all’orbita della Formula 1. In questo periodo arrivano anche titoli importanti nella Formula 3 asiatica, sia a livello costruttori sia piloti.
Questo percorso manageriale lo porta infine in Formula 1. Nell’agosto 2024 viene scelto da Alpine per assumere il ruolo di Team Principal al posto di Bruno Famin. Oakes guida la scuderia francese fino a maggio 2025, chiudendo un capitolo che rappresenta il punto più alto, almeno sul piano gerarchico, della sua carriera nel motorsport, dopo una lunga evoluzione da giovane promessa del karting a dirigente di primo piano nel paddock internazionale.

Una nuova dimensione per Alpine
Alpine cerca ancora una collocazione nello scacchiere della Formula 1. Oggi è potenziale terra di caccia poiché, con un Circus a undici soggetti e un Patto della Concordia iperprotettivo, entrare con un dodicesimo team sarà molto complesso. Più semplice, invece, è provare la via dell’acquisizione. In questo caso non sarebbe totale visto che si punta alla quota di Otro Capital. Ma la mossa potrebbe essere una sorta di grimaldello, un cavallo di troia, per poi puntare ad altre quote che Renault potrebbe cedere se il legame con Mercedes non desse i frutti sperati.
Alpine, inutile negarlo, è un team che da anni vive in una zona di grigia mestizia. Risultati altalenanti, cambi di management continui, strategie spesso contraddittorie. Il marchio Renault ha investito molto, ma senza mai riuscire a costruire una traiettoria stabile. La dismissione del reparto propulsori è una mossa che ha un peso politico enorme e che permetterebbe un passaggio di mano meno doloroso perché si tratterebbe di cedere la sola sede di Enstone.
Per i francesi, se non c’è una netta sterzata già nel 2026, ogni stagione sembra ricominciare da capo, con nuovi obiettivi dichiarati e vecchi problemi irrisolti. In questo scenario, la necessità di una guida forte non è più un’opzione, ma una condizione di sopravvivenza sportiva e politica. E Oakes, come ci risulta, potrebbe essere il soggetto che si prenderebbe carico dell’eredità di un team sospeso a mezz’aria tra ambizioni e dura realtà.
Crediti foto: Formulacritica, Oracle Red Bull Racing, Alpine
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