Nel panorama della Formula 1 moderna, David Coulthard occupa una posizione privilegiata: quella di ex pilota che ha attraversato epoche tecniche diverse e che, una volta terminata la carriera agonistica, ha potuto osservare dall’esterno l’evoluzione dei grandi campioni che hanno segnato la storia recente dello sport. Il britannico, oggi opinionista televisivo, ha infatti vissuto in prima persona l’era di Ayrton Senna e Michael Schumacher, per poi assistere alla consacrazione di Lewis Hamilton e, più di recente, all’ascesa dominante di Max Verstappen.
Proprio questo sguardo trasversale consente a Coulthard di formulare giudizi che vanno oltre il semplice confronto statistico. Nel podcast “The Red Flags”, l’ex pilota scozzese non ha avuto esitazioni nell’indicare quello che, a suo avviso, resta il punto di riferimento assoluto della Formula 1. “Senna è il più grande di tutti i tempi”, ha affermato senza ambiguità, spiegando come la grandezza del brasiliano non sia riducibile ai titoli mondiali o ai numeri puri.
Secondo Coulthard, ciò che distingue Senna dagli altri campioni è soprattutto l’approccio mentale. La sua determinazione assoluta, la capacità di seguire una visione personale senza lasciarsi condizionare dal contesto o dalle pressioni esterne, rappresentano un tratto che ancora oggi viene riconosciuto anche dai protagonisti attuali. Non a caso, Coulthard sottolinea come lo stesso Verstappen abbia espresso ammirazione per ciò che il paulista riuscì a realizzare nella sua epoca, in un contesto tecnico e umano profondamente diverso da quello attuale.
Allo stesso tempo, l’ex McLaren evita qualsiasi idealizzazione. Senna, nella lettura di Coulthard, non è una figura priva di ombre. Le controversie in pista hanno fatto parte del suo modo di interpretare la competizione, esattamente come accaduto a Schumacher e come accade oggi a Verstappen. Una linea di continuità che lega i piloti più dominanti, spesso pronti a spingersi oltre il confine pur di affermare la propria supremazia.
È proprio su questo terreno che Coulthard introduce una distinzione significativa. Mettendo a confronto Senna, Schumacher, Hamilton e Verstappen, il britannico individua in Lewis Hamilton il campione che, più degli altri, ha mantenuto un profilo di correttezza superiore nelle dinamiche di gara. “Dei quattro, Lewis è probabilmente il meno controverso in pista”, ha spiegato, riconoscendo come questo aspetto rappresenti un merito spesso sottovalutato nel giudizio complessivo sulla sua carriera.
Il confronto non è banale. Hamilton ha costruito il proprio successo in un’epoca caratterizzata da un livello di competizione elevatissimo, da una pressione mediatica costante e da una Formula 1 sempre più regolamentata. Eppure, secondo Coulthard, è riuscito a evitare quella sistematica ricerca dello scontro che ha invece accompagnato, in misura diversa, gli altri grandi dominatori.
Le parole di Coulthard non riscrivono la storia, ma contribuiscono a leggerla con maggiore profondità. Senna resta il riferimento emotivo e simbolico, il pilota che ha incarnato l’essenza più pura e radicale della competizione. Hamilton emerge come il campione della modernità, capace di coniugare risultati, longevità e una gestione più pulita del confronto diretto. Verstappen, infine, si colloca in continuità con la tradizione dei dominatori più spigolosi, ancora nel pieno della sua parabola.
Quando il dibattito sui “più grandi di sempre” è spesso ridotto a classifiche e numeri, il punto di vista dello scozzese restituisce una dimensione più complessa e, proprio per questo, più interessante del concetto di grandezza in Formula 1.




