Colton Herta, uno dei talenti più brillanti emersi dalla IndyCar Series negli ultimi anni, ha preso una decisione destinata a segnare una svolta nella sua carriera: nel 2026 gareggerà a tempo pieno nel campionato di F2 con il team Hitech.
Questa scelta non è casuale, rappresenta il passaggio obbligato per accumulare i punti necessari al conseguimento della superlicenza FIA, requisito indispensabile per poter debuttare in Formula 1. Parallelamente al suo impegno in pista, Herta è stato ufficialmente nominato collaudatore del team Cadillac, il nuovo progetto americano sostenuto da General Motors che debutterà nella massima serie a partire dal 2026. “Il mio obiettivo principale è la F1, e la F2 è il modo più diretto per arrivarci”, ha dichiarato Herta in diverse interviste recenti, sottolineando come questo rappresenti non solo una sfida tecnica, ma anche un investimento sul suo futuro nel motorsport di altissimo livello.

Il legame mai interrotto con la Indy 500
Dopo aver trascorso cinque delle sue sette stagioni complete in IndyCar con Andretti Global, Herta ha chiuso ufficialmente il capitolo con la storica scuderia americana alla fine della stagione 2024. Una separazione che, pur dolorosa dal punto di vista affettivo, non ha cancellato il suo attaccamento alla tradizione più iconica del motorsport statunitense: la 500 Miglia di Indianapolis.
“Vorrei davvero tornare alla Indy 500, ma al momento non so quali siano le possibilità concrete, quali posti siano effettivamente disponibili o se il mio programma in F2 lo permetterà”, ha ammesso con franchezza il pilota californiano. In un’intervista rilasciata al podcast Stickers and Send It, Herta è stato ancora più esplicito: “Se ne parlerà sicuramente nei prossimi mesi. Adoro Indy, è una gara che fa parte del mio DNA di pilota, e non nascondo che mi piacerebbe esserci, anche solo per una apparizione spot”.
Herta non ha mai fatto mistero del suo rapporto complicato con il leggendario ovale di Indianapolis. “Il circuito non è obbligato a trattarmi in modo diverso solo perché sono Colton Herta. Finora ho avuto alcuni incidenti molto gravi e una serie di risultati tutt’altro che entusiasmanti, quindi è logico che non sia stato particolarmente ‘gentile’ con me”, ha confessato con un misto di autocritica e realismo.
Eppure, è proprio questa sequenza di delusioni a trasformarsi in carburante per la sua motivazione: “Tutte queste difficoltà mi danno una spinta in più, mi rendono ancora più affamato di riscatto. Sì, spero davvero di poter tornare a ‘giocare’ lì, perché alla fine la Indy 500 è proprio questo: un gioco ad altissimo rischio, dove tutto può succedere in un attimo”.

Il calendario 2026: una finestra di opportunità inattesa per Colton Herta
Per anni, uno dei principali ostacoli a una partecipazione dei piloti di F1 alla Indy 500 è stato il conflitto di date con il weekend di Monaco, tradizionale appuntamento clou della massima serie e, negli ultimi anni, anche della F2.
Ma il calendario riserva una sorpresa favorevole: la 110° edizione della Indy 500 è programmata per il 24 maggio, mentre il GP di Monaco si disputerà due settimane dopo, il 7 giugno. Inoltre, il GP del Canada di F1 che si svolge nello stesso fine settimana della Indy, non prevede alcuna gara di supporto di F2. “Per la prima volta dopo tanto tempo, non ci sono sovrapposizioni di programma. Questo apre scenari che fino a pochi mesi fa sembravano impensabili”, ha commentato Colton Herta, lasciando intendere che la logistica non rappresenterà più un alibi per rinunciare alla gara.

Una scelta sofferta
Per perseguire il sogno della F1, Herta ha scelto di mettere in standby la sua carriera full-time in IndyCar al termine della stagione 2024. Una decisione sofferta, ma necessaria: “Non posso permettermi distrazioni. La F2 richiede concentrazione assoluta, soprattutto nei primi mesi, quando dovrò dimostrare di essere all’altezza della categoria”.
Tuttavia, l’idea di inserire un’apparizione spot alla Indy 500 nel bel mezzo della stagione europea di F2 non è vista come un ostacolo, bensì come un’opportunità per mantenere alta la visibilità negli USA e per soddisfare una passione personale. “Se tutto si incastra, un buon inizio in F2, un sedile disponibile con Andretti, la superlicenza in tasca, allora sì, correre sia in Europa che a Indy sarebbe un’impresa pazzesca, una di quelle che si raccontano per anni”, ha concluso Herta, lasciando intravedere un 2026 che potrebbe entrare negli annali del motorsport per la sua intensità e originalità.
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Crediti foto: Reuters, Filippo Perotti – FP Images, AP Photo/Kirk DeBrunner





