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Audi Revolut umilia Ferrari e i suoi sponsor: Maranello cambierà rotta per il 2026?

Il debutto di Audi in F1 inizia con uno schiaffo morale alla Ferrari. Mentre i tedeschi rivendicano l'armonia tra marchio e sponsor, a Maranello si svende l'identità per una manciata di milioni. Il 2026 sarà l'anno della dignità o l'ennesima sagra del ciano?

Pietro Ginechesi by Pietro Ginechesi
15 Gennaio 2026
in F1, News
Tempo di lettura: 3 minuti
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Rosso, bianco e...HP! A Miami la Ferrari celebra il primo anno di partnership
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C’è voluto l’ingresso di un nuovo gigante della finanza tech per mettere a nudo il “re”. Le recenti dichiarazioni di Antoine Le Nel, Global Chief Growth Officer e CMO di Revolut (title sponsor del team Audi F1), sono state un bisturi affilato in una piaga che i tifosi ferraristi sanguinano da anni. Intervenuto nel podcast Business of Sport, Le Nel non ha usato diplomazia nel commentare le recenti scelte estetiche della Scuderia di Maranello.

La lezione di stile di Revolut: “Non si può vedere”

“L’identità del marchio è fondamentale,” ha dichiarato Le Nel durante il podcast. “Senza offesa, ma penso che quello che HP e Ferrari hanno fatto alle loro auto non sia buono dal punto di vista del design. Come si può mettere del blu su un’auto rossa? Non va bene.”

Una frase che suona come una sentenza di condanna per chi, a Maranello, firma contratti milionari dimenticandosi di avere tra le mani il brand più potente del pianeta. Le Nel ha poi rincarato la dose, citando esempi di eccellenza come McLaren: “Grandi complimenti a Mastercard e McLaren, penso che quello sia un ottimo branding. Anche Google Chrome, quello che hanno fatto con i cerchioni… sono marchi che fanno un ottimo lavoro e il risultato funziona.”

Il Brand Ferrari non è una tela bianca, è un’opera d’arte

Il problema sollevato dal CMO di Revolut colpisce nel segno: la totale sottomissione estetica della Ferrari ai desiderata dei partner. Una Ferrari non dovrebbe essere una tela bianca su cui chiunque paga può schizzare il proprio colore aziendale. Una Ferrari è un’opera d’arte che dovrebbe imporre la propria cornice.

Invece, la dirigenza marketing di Maranello sembra aver rinunciato a qualsiasi clausola di rispetto stilistico. È accettabile che un colosso come HP imponga quel “ciano infame” senza che nessuno in Ferrari abbia avuto la forza di pretendere un adattamento cromatico? È accettabile che l’armonia di una vettura venga distrutta da un logo che sembra un adesivo appiccicato per errore?

Dal verde “Mission Winnow” al ciano HP: il marketing dell’orrore

Non abbiamo imparato nulla dai traumi passati. Dopo lo scempio del verde evidenziatore di Mission Winnow sulla SF-21 (rimosso solo grazie alle pressioni esterne del Codacons) siamo passati al ciano elettrico. Una scelta che sembra quasi voluta: il totale disaccordo tra questi colori mette in bella vista il logo HP proprio perché “disturba” l’occhio. Ma a che prezzo? Al prezzo di umiliare il Rosso.

Mentre altri team integrano partner globali mantenendo un’identità coerente, la Ferrari sembra comportarsi come una scuderia di fondo classifica che accetta qualsiasi “cazzotto nell’occhio” pur di far cassa. Ma il logo del Cavallino dovrebbe avere un peso contrattuale tale da costringere lo sponsor ad adattarsi, non il contrario.

2026: l’ultima chiamata per la redenzione

La vettura 2026 è attualmente una bozza, ancora segreta. È la grande occasione per una redenzione. La dirigenza ha il dovere morale verso milioni di tifosi di presentare una macchina che sia, prima di tutto, una Ferrari e non un cartellone pubblicitario scoordinato.

“L’allineamento con Audi è stato super naturale per noi,” ha concluso Le Nel, sottolineando come il design debba rispettare l’esperienza dell’utente (e del tifoso). La speranza è che nel 2026 i loghi degli sponsor vengano integrati con classe. Se vedremo ancora quel ciano urlato sul rosso, sapremo che a Maranello il mero denaro ha definitivamente vinto sulla storia.


Crediti foto: Scuderia Ferrari HP

Tags: FerrariHP
Pietro Ginechesi

Pietro Ginechesi

Scrivo di Formula 1 perché non ho nessuno con cui parlarne.

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