La stagione che inizierà questo marzo è ricca di incognite, è un dato di fatto. Solo i test sapranno dettare le forze in campo per il 2026. Nonostante ciò, le voci girano sempre dentro e fuori dal paddock della Formula 1. In particolare, il tema più gettonato, naturalmente, è su chi potrà essere vittorioso quest’anno.
Tra i tanti nomi in lista ci sono McLaren, per confermarsi campioni dopo la passata stagione, oltre a Mercedes e Red Bull per la possibile scoperta di una zona grigia nel regolamento. Inoltre, dopo l’annuncio dell’arrivo di Adrian Newey come capo ingegnere, successivamente CEO della squadra, e alla fornitura dei motori da parte di Honda, anche Aston Martin è da molti gettonata come possibile vincitrice. Tuttavia, gli obiettivi del team per questo nuovo regolamento potrebbero non essere raggiunti secondo alcune osservazioni.

La PU regna sull’aerodinamica
In Formula 1 il motore è sempre stato il punto cardine del campionato. Un complesso resistente e veloce ha quasi sempre portato alla vittoria. Negli ultimi anni, soprattutto dagli anni 2000, la tecnologia è arrivata nel paddock freneticamente e ha in poco tempo preso le redini delle vetture. Oggi, con il 50% di motore termico e 50% di motore elettrico, la Power Unit è diventata il corpus centrale definitivamente.
Adrian Newey è l’ingegnere più vittorioso della Formula 1, non ha presentazioni. È un genio, un uomo esperto nel settore e capace di creare vetture sbalorditive. Ma il mago dell’aerodinamica non è riuscito sempre a convertire i suoi sforzi in una vettura vittoriosa. La colpa, spesso, non è stata dei piloti, ma della semplice realizzazione che l’aerodinamica non è sufficiente a coprire la differenza tra altri team con una PU migliore.
Un esempio cardine è la stagione 2014 di Red Bull. Nel 2013 Sebastian Vettel, insieme a Newey e il motore Renault, era riuscito a vincere il quarto campionato mondiale consecutivo. L’anno successivo tutti pensavano che sarebbe stata la copia degli anni precedenti. Tuttavia, il cambio di regolamento portato nel 2014 con l’arrivo del V6 ibrido ha visto la PU Mercedes come assoluta dominatrice e Red Bull, insieme a Renault, si dimostrò lontana anni luce. Sebastian Vettel a inizio anno era motivato e Adrian Newey aveva messo tutte le sue nozioni aerodinamiche nella vettura, ma non sono minimamente bastati per rimanere a contatto con Mercedes. In molte occasioni arrivarono dietro ad altre squadre che montavano PU tedesche come Williams o Force India. Il motore regna.

Honda e Alonso si riuniscono
Seppur la collaborazione tra Honda e Red Bull, arrivata ufficialmente nel 2019, si dimostrò negli anni un successo, la precedente accoppiata con McLaren fu l’esatto opposto. Nel 2015 la PU Honda si è dimostrata lentissima in confronto alle altre e il telaio McLaren non si addiceva affatto al motore giapponese e l’agonia, per Fernando Alonso alla guida di quella vettura, durò fino al 2017. Il pilota spagnolo, oggi alla guida dell’Aston Martin, dovrà sperare che la PU Honda non si riveli un disastro come accadde 11 anni fa. Perciò, nonostante Alonso abbia dimostrato la sua competitività nel 2025, la sua vettura del 2026 sarà un mix di ottimi “elementi”, presi singolarmente, che difficilmente saranno una combinazione vincente uniti insieme. Come si è visto negli ultimi anni: il pilota più veloce in F1 ha comunque bisogno di una vettura altrettanto veloce per poter vincere.
Le altissime aspettative per il 2026 di Aston Martin potrebbero svanire a pochi round dall’inizio del campionato, ma solo la pista saprà confermare o ribaltare le aspettative una volta per tutte.
Crediti foto: Aston Martin, Red Bull Racing
Seguici e commenta sul nostro canale YouTube: clicca qui




