Si sa. Con l’avvento di un nuovo anno, la prima cosa a cui si pensa sono quei famosi propositi volti a migliorare il benessere fisico e psichico individuale. Ecco, si potrebbe applicare lo stesso meccanismo al mondo della Formula Uno. Ma stavolta non parliamo del lato tecnico. Per questo ci sarà tempo, e non bisognerà nemmeno attendere troppo.
Il tema è l’odio social che ha colpito diversi piloti durante l’ultima stagione. Tra questi, colui che ha sofferto di più l’hating online, è stato Andrea Kimi Antonelli, il pilota della Mercedes al suo primo anno nella massima categoria.
Per via di alcuni errori del giovane bolognese – il contatto a Zandvoort che mise fuori Charles Leclerc o l’errore in Qatar che favorì Lando Norris – alcuni utenti anonimi hanno insultato e augurato la morte a un ragazzo di 19 anni, la cui colpa è stata quella di aver commesso degli errori tipici di un talento acerbo che necessita di macinare chilometri su chilometri per raggiungere la maturità richiesta da un pilota di F1.
Gli insulti provenienti dal post Qatar, in particolare, furono aizzati da Helmut Marko, il quale come al solito, aveva rilasciato delle dichiarazioni a caldo poco ragionate che avevano messo in discussione l’onestà dell’italiano e di tutto il team Mercedes.

Charles Leclerc: “Spero che un giorno questo problema venga affrontato adeguatamente”
“È inaccettabile e ovviamente queste persone non subiranno alcuna conseguenza per le loro parole e per la loro mancanza di rispetto nei confronti dei piloti. Non spetta a noi pensare alle conseguenze che dovranno subire, ma è un vero peccato perché noi cerchiamo di fare del nostro meglio”.

“Ricordo i miei primi anni di F1. A volte guardavo sui social media ciò che la gente diceva dul mio conto. Questo rende tutto ancora più difficile. Penso che con l’esperienza ti abitui, ma non dovremmo essere abituati a ricevere questi insulti. Spero che un giorno questo problema venga affrontato adeguatamente”, ha auspicato il pilota della Ferrari.
Le parole di Leclerc non sono solo la difesa di un collega, ma il riflesso di un problema strutturale che la F1 non può più permettersi di prendere sotto gamba. In un’epoca in cui i piloti sono dei personaggi pubblici con un enorme seguito ed esposti costantemente al giudizio immediato e spesso disumano dei social, l’errore che deve essere considerato come elemento inevitabile di qualsiasi percorso di crescita, viene trasformato in una colpa imperdonabile.
Se nel 2026 la F1 vorrà davvero rappresentare un nuovo inizio, allora uno dei primi propositi deve andare oltre il lato tecnico e delle corse: bisogna proteggere i suoi protagonisti, soprattutto i più giovani, da un clima tossico che nulla ha a che fare con la competizione sportiva.
Crediti foto: Mercedes-AMG Petronas F1 Team, Scuderia Ferrari HP
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